L’Altra Opinione11 settembre 2001, una ferita nella storia della intera umanità

A vent’anni di distanza il mondo si ferma a ricordare quel giorno che cambiò il corso della Storia e che segnò la vita di tutti noi

Sono poche le date che segnano uno spartiacque tra un prima e un dopo e che creano una frattura nella storia della intera umanità; sono però pochissime quelle date che restano impresse nella nostra memoria in maniera così vivida al punto di ricordare cosa esattamente stavamo facendo in quel giorno, in quel determinato momento. L’11 settembre 2001 è una di queste date.

A New York, quella giornata inizia come qualsiasi altra giornata; un martedì, un bel martedì soleggiato come tanti altri. Non fa eccezione la trafficatissima Manahttan, forse ancora un po’ sonnacchiosa alle prime ore della mattina, ma già pronta a decollare come sempre.

Ore 8:46: il risveglio, quello vero. Un improvviso schianto, proveniente dalla Torre Nord del World Trade Center, crea il panico; poco dopo, alle ore 9:03, un secondo terribile schianto, forse ancora più violento del primo, questa volta abbattutosi sulla Torre Sud, travolge la Grande Mela.

Queste due esplosioni assordanti non sono altro che due aerei di linea abbattuti sulle due Torri Gemelle. Due grossi Boeing, presi d’assalto da un pugno di terroristi e da questi lanciati contro le Twin Towers, uno dei principali simboli della città di New York, simbolo a sua volta del mondo occidentale. Alla fine gli aerei dirottati risulteranno quattro, diciannove i terroristi che hanno partecipato agli attentati e quasi tremila le vittime.

Quel giorno venne vissuto in diretta mondiale. Il dramma che cambiò irreversibilmente la vita di migliaia di persone, uscite frettolosamente da casa per andare a lavoro ma che non fecero mai più ritorno – madri, padri, figli, amici e colleghi strappati per sempre alle loro vite e ai loro cari – fu condiviso in diretta mondiale come un enorme dramma collettivo. Gli attentati terroristici dell’11 settembre non furono solo una vicenda destinata ad impattare prepotentemente sulle vite dei parenti e dei conoscenti delle tremila famiglie coinvolte dai crolli degli edifici, ma coinvolse irreversibilmente anche le vite di noi tutti, contemporaneamente e globalmente uniti dalle ininterrotte dirette televisive. E mentre le Twin Towers  implodevano, il terrore si diffuse ad ogni latitudine e, all’improvviso, da quel momento nessuno, su questo pianeta, si sentì più al sicuro.

Quel giorno segnò una svolta nella Storia. Fu una forte sberla che fece immediatamente capire che si era entrati nel  III° millennio e che era tramontata l’illusione di un mondo finalmente pacificato  a seguito della fine della “Guerra Fredda” e della scomparsa dell’angosciante spettro di un conflitto nucleare.

Se l’epoca della contrapposizione ideologica tra USA e URSS, assieme alla corsa sfrenata agli armamenti e ai reganiani scudi spaziali, che ha caratterizzato la seconda metà del secolo precedente si poteva finalmente considerare archiviata, un’altra epoca si apriva, proprio in quel giorno in cui il mondo ne stava  tragicamente percependo i suoi nuovi sanguinosi lineamenti.

L’epoca che quel giorno si inaugurava al mondo intero era quella popolata dal terrorismo islamico di Al Quaeda, organizzazione formata da persone disposte a morire pur di uccidere altre persone, da queste ritenute “infedeli”.

Sia chiaro, non nasce con l’11 settembre il terrorismo islamico, né tantomeno il terrorismo dei kamikaze. L’11 settembre è un monito per il mondo intero, è un colpo mortale laddove nessuno prima aveva solo osato pensare di colpire, è un pugno allo stomaco e al tempo stesso uno sberleffo nei confronti della civiltà occidentale e dello strapotere americano.

Quel giorno si capì che gli equilibri mondiali sarebbero cambiati e che da quel momento ci sarebbero state nuove regole di contrapposizione tra culture diverse.

Dopo quello di New York, di lì a poco, ci saranno altri attacchi terroristici: a Londra e a Madrid, solo per ricordare gli eventi più noti, isolati ed incontrollati attentati suicidi colpiranno il cuore culturale, finanziario e politico dell’occidente.

Da quel giorno il nostro mondo si scoprirà impreparato e vulnerabile davanti a pochi fanatici addestrati nei campi militari del Medio Oriente, uomini e donne che periodicamente si immolano nelle città occidentali ai danni di civili inermi.

E a vent’anni di distanza, nonostante Osama Bin Laden sia ormai morto da un decennio, l’esperienza degli attacchi suicidi nelle capitali europee continua drammaticamente a ripetersi. Bin Laden rimane il padre del terrorismo jihadista, colui che per primo creò una organizzazione paramilitare e che per primo programmò un sistema di attacchi diretti a ferire la nostra civiltà, eppure questo progetto criminale non è finito con lui. Alla sua morte sono sopravvissuti i suoi eredi ed ancora oggi – compresi questi nostri giorni martoriati dalla pandemia – schegge impazzite, appartenenti a una ideologia malata, continuano a uccidere e a diffondere il terrore tra noi.