Blocchiamo la riforma Ue sul copyright, una censura a internet

Il parlamento europeo sta per approvare una legge contro la libertà di espressione che trasformerà il web in un posto ostile per le piccole imprese. Ventiquattro politici e rappresentanti della società civile firmano l'appello per fermare la decisione

Copyright Ue Linkiesta
2 Luglio Lug 2018 1350 02 luglio 2018 2 Luglio 2018 - 13:50

Il Parlamento Europeo sta per approvare una direttiva contro la libertà di espressione che porterà censura e trasformerà il mercato digitale in un posto ostile per le piccole imprese europee, a solo vantaggio dei giganti del web.
Non possiamo permetterlo.
Per questo abbiamo deciso di sottoscrivere questo appello.
I deputati del Parlamento europeo sono ancora in tempo per impedire che ciò avvenga. Sono ancora appena in tempo.

Lo scorso 20 giugno, il Comitato Affari Legali del Parlamento Europeo (JURI) ha approvato la proposta di direttiva sul copyright nel mercato unico digitale. Questa proposta contiene due articoli molto critici. Sono l’art. 11, noto come “link tax”; e l’art. 13, noto come “macchina della censura”.

L’art. 11 – approvato per un solo voto di scarto, a conferma di quanto sia controversa e combattuta la questione – stabilisce che gli editori possano esigere un pagamento da chi condivide una notizia pubblicata, anche in forma di link o citazione. Questo rende difficile e costoso curare un’aggregazione di notizie. Condividere un link al sito di un quotidiano potrebbe richiedere un accordo formale con quel quotidiano, e un pagamento.

L’art. 13 rende le piattaforme online responsabili per eventuali violazioni del diritto d’autore dei contenuti che ospitano. Questo costringerà le piattaforme internet a creare sistemi di censura preventiva del materiale condiviso in rete. Siccome costerebbe troppo far fare questi controlli a degli esseri umani, il lavoro sarà affidato ad algoritmi. Saremo censurati, e i censori saranno macchine. L’esperienza di questi anni – ad esempio quella di Facebook nel contrastare le fake news – dice che gli algoritmi fanno molto male questo lavoro. Le aziende saranno tentate di censurare tutto o quasi, pur di evitare di pagare penali.

Le conseguenze di questi articoli sono simili e particolarmente perniciose:
1. l’Internet aperta che conosciamo, in cui gran parte dei contenuti sono generati e ritrasmessi da singoli individui e non da grandi organizzazioni, sparisce. Viene rimpiazzata da un’Internet fatta dalle grandi imprese, che hanno il denaro e la scala per adattarsi a queste regole.
2. l’Internet aperta che conosciamo si trasforma in una terra popolata di bot e algoritmi che filtreranno ogni contenuto veicolato dagli utenti e ogni loro attività on line, con evidenti ricadute negative per la privacy e per la nostra libertà di espressione.

Moltissime voci hanno chiesto l’eliminazione di questi due articoli. Tra costoro ci sono tutti i pionieri di Internet, guidati dall’inventore del Web Sir Tim Berners-Lee; le associazioni di diritti civili in rete, guidati dalla Electronic Frontiers Foundation; gran parte dei centri di ricerca europei sui diritti d'autore; 169 accademici indipendenti hanno sostenuto che l’art. 11 potrebbe ostacolare la libera circolazione delle informazioni che è vitale per la democrazia; e moltissimi semplici cittadini. Solo il sito saveyourinternet.eu ha raccolto 200 mila messaggi contro queste misure.

Noi ci uniamo a loro, nel chiedere al Parlamento Europeo, nel corso della seduta plenaria del 4 di luglio, di rovesciare il voto espresso dal Comitato JURI e di non mettere quindi a repentaglio un diritto fondamentale dei cittadini europei – la libertà di espressione delle persone in rete – così come la possibilità di competere e crescere di tante piccole imprese europee.

1. Alessandro Fusacchia, deputato della Repubblica (membro commissione Cultura, Scienza, Istruzione), segretario di Movimenta
2. Massimo Banzi, co-fondatore di Arduino
3. Luca Carabetta, deputato della Repubblica (vice presidente commissione Attività Produttive)
4. Fabrizio Barca, membro della Fondazione Basso e del Forum Disuguaglianze Diversità
5. Rossella Muroni, deputata della Repubblica (membro commissione Ambiente)
6. Alessio Pascucci, sindaco di Cerveteri, coordinatore nazionale di Italia in Comune
7. Alberto Cottica, direttore di ricerca, Edgeryders
8. Riccardo Magi, deputato della Repubblica (commissione Affari costituzionali), segretario di Radicali Italiani
9. Lorenzo Marsili, co-fondatore di DiEM25
10. Alessandro Delli Noci, vicesindaco di Lecce (tra le deleghe: programmazione strategica, lavori pubblici, innovazione tecnologica e agenda digitale)
11. Luca Bolognini, presidente dell’Istituto italiano per la privacy e la valorizzazione dei dati
12. Federica Vinci, presidente di Volt Italia
13. Matteo Lepore, assessore al Comune di Bologna (tra le deleghe: turismo, cultura, agenda digitale, immaginazione civica)
14. Marco Furfaro, coordinatore di Futura
15. Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni
16. Valeria Fascione, assessore alla Regione Campania (innovazione, startup e internazionalizzazione)
17. Andrea Di Benedetto, presidente di CNA Toscana e del Polo Tecnologico di Navacchio
18. Alberto Alemanno, professore di diritto dell’Unione europea HEC Parigi, fondatore di The Good Lobby
19. Lorenzo Lipparini, assessore al Comune di Milano (partecipazione, cittadinanza attiva e open data)
20. Mara Mucci, vicepresidente dell’associazione Copernicani, già vicepresidente Commissione parlamentare sulla digitalizzazione della PA (XVII legislatura)
21. Paolo Barberis, fondatore di Dada e Nana Bianca, già consigliere per l’innovazione a Palazzo Chigi
22. Linda Di Pietro, presidente dell’associazione RENA 23. Riccardo Donadon, fondatore e amministratore delegato di H-Farm 24. Marco Trombetti, fondatore di Translated e Pi Campus

Potrebbe interessarti anche