28 Settembre Set 2018 0700 28 settembre 2018

Ecco a voi la finanziaria dell’Italia mediocre e piagnona (che non serve allo sviluppo)

Una finanziaria che fa debito. Dimenticando la razionalizzazione delle spese, il miglioramento dei servizi pubblici, la scuola, l’importanza di attrarre investimenti, la situazione delle banche. Una finanziaria, in breve, di mediocrità e piagnistei

Conte_Salvini_Tria_Linkiesta

Da quando, ieri pomeriggio, è apparsa la “Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza”, nei media e nei social network è un susseguirsi crescente di commenti sopra le righe, equamente suddivisi in due tipologie apparentemente opposte ma infatti complementari.

Da un lato il giubilare dei sostenitori del Governo i quali celebrano i nuovi trasferimenti, le esenzioni ed i condoni fiscali, ineggiando all’inizio di una magica rivoluzione che riporterà l’Italia ai fasti di un passato che non è mai esistito. Dall’altro lato è tutto uno stracciarsi le vesti per il debito addizionale, per la mancanza di coperture finanziarie e, paradosso nel paradosso, per il fatto che i nuovi sprechi sono, alla fine, ridicolmente inferiori a quanto i due partiti di Governo avevano promesso ai loro rispettivi elettorati. Il tutto condito da affermazioni di sorpresa per il fatto che – dopo aver minacciato fuoco e fiamme – il ministro del Tesoro non si sia dimesso pur essendo stato, all’apparenza, esautorato dei propri poteri.

Per parte mia devo dire che non vedo ragione alcuna per tanto cancan: non c’è proprio alcuna rivoluzione ed era tutto perfettamente prevedibile, e previsto fin da prima delle elezioni. Il Governo ha deliberato ciò che la stragrande maggioranza dell’elettorato italiano chiede a gran voce da sempre: più sussidi a chi non genera reddito o intende smettere al più presto di generarlo, minori tasse a chi già ne paga relativamente poche e minori sanzioni a chi le tasse le ha già evase o intende evaderle. E, ovviamente, il contabile della banda è saldo al suo posto a cercar di vedere come far quadrare dei conti che, come mostreranno gli anni a venire, quadrabili non sono.

Non c’è proprio alcuna rivoluzione ed era tutto perfettamente prevedibile, e previsto fin da prima delle elezioni. Il Governo ha deliberato ciò che la stragrande maggioranza dell’elettorato italiano chiede a gran voce da sempre: più sussidi a chi non genera reddito o intende smettere al più presto di generarlo, minori tasse a chi già ne paga relativamente poche e minori sanzioni a chi le tasse le ha già evase o intende evaderle

Aggiungo brevemente – per i patiti della troika che deve venire a salvarci da noi stessi, ma non verrà – che, mentre il debito addizionale generato da questi provvedimenti pianta senza dubbio l’ennesimo chiodino nella bara in cui la società italiana ha deciso di rinchiudere da tre decenni il proprio sistema economico, non saranno quei 9-10 punti addizionali nei prossimi tre anni (vedrete che non mi sbaglio) a far crollare via XX settembre. Assisteremo nelle prossime settimane alle “solite” danze nel mercato dei tassi, seguite da dichiarazioni tranquilizzanti di questo o quell’altro esponente del Governo (non so con quale credibilità Tria reciterà la parte assegnatali, ma lo farà di certo con la professionale faccia tosta dei mesi precedenti) e da assestamenti dello spread nell’appartamento al piano di sopra. Perdonatemi il cinismo, ma lo ritengo d’uopo.

Assisteremo, soprattutto, ad un botta e risposta “sovranista” con la Commissione che avrà come punto di riferimento le elezioni europee di primavera: per questo fine e non altri è stata così scritta questa Finanziaria. Alle quali elezioni la coalizione rosso-brunata si presenterà in ordine sparso per colpire unita: contro l’Unione Europea e per il ritorno alla sovranità nazionale attraverso i trasferimenti clientelari finanziati a debito, conditi con il sangue degli affogati in mare.

Detto questo a mo’ di analisi, io credo che la vera notizia del giorno sia invece un’altra: la caratteristica più importante e, per l’ennesima volta, negativa di questa legge Finanziaria viene tranquillamente ignorata sia da chi governa che da coloro che vi si oppongono. E, per quanto ho visto sino ad ora, da tutti i commentatori. Questa Finanziaria non solo ignora la crescita economica e le ingiustizie sociali ma è, contemporaneamente, nemica della prima e foriera delle seconde. Non c’è alcuna razionalizzazione della spesa pubblica in questa legge, non c’è nemmeno un cenno retorico al miglioramento dei servizi pubblici, alla riforma e rifinanziamento dell’obsoleto sistema scolastico e universitario, nulla per alimentare concorrenza ed attrarre investimenti produttivi dall’estero, nulla per riformare un sistema bancario incastrato da un decennio in una paralisi senza uscita, non un cenno ai monopoli sindacali che controllano il settore dei servizi: nulla di nulla che possa aiutare la stagnante produttività del sistema economico italiano ad aumentare.

Gli effetti? Sussidiare i ceti sociali improduttivi ed assistiti penalizzando gli, oramai minoritari, gruppi sociali produttivi che pagano asfissianti imposte. Come scrissi tempo addietro, la maggioranza degli italiani sembra aver scelto di privilegiare mediocrità e piagnistei finaziandone con il debito le richieste assitenziali

C’è solo la conferma che la follia dominante – condivisa in realtà da maggioranza ed opposizione – è saldamente al potere: i governi servono per redistribuire reddito dal resto del sistema economico ai gruppi sociali che compongono il proprio elettorato e per poi raccontare al paese che questi nuovi trasferimenti e sussidi faranno ripartire la crescita. Menzogna, come 40 anni di storia patria insegnano.

Questa, a mio avviso, la vera morale. Il Governo rosso-brunato – prodotto di una scelta decennale, compiuta da tutte le elite del paese, di rimuovere la realtà del declino nazionale e di non assumersi la responsabilità di riportare il paese sul sentiero della crescita economico-sociale – conferma di voler fare quel che aveva promesso.

Ovvero sussidiare i ceti sociali improduttivi ed assistiti penalizzando gli, oramai minoritari, gruppi sociali produttivi che pagano asfissianti imposte. Come scrissi tempo addietro, la maggioranza degli italiani sembra aver scelto di privilegiare mediocrità e piagnistei finaziandone con il debito le richieste assitenziali. Di questa scelta son responsabili tanto gli attuali governanti – che intendono portarla al proprio apice – quanto quelli precedenti che ne hanno gettato le fondamenta ed i presupposti cultural-politici malgovernando ed insistendo che era l’Europa ad impedirci di crescere con la sua “austerità neoliberista”. Se predichi per decenni che la crescita può venire solo da maggiore spesa pubblica, non c’è di che stupirsi se poi il popolo ti crede e questa spesa esige. Ed oggi ha cominciato ad ottenerla: ce n’est que le début.

I lettori dovranno, per oggi, accontentarsi di questo giudizio sintetico che verremo sviluppando nelle prossime settimane mano a mano che i dettagli dei provvedimenti ora solo annunciati prenderanno forma.

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