2 Ottobre Ott 2018 1200 02 ottobre 2018

Perché è stato arrestato Mimmo Lucano, l’anarchico dell’accoglienza ai migranti

Il sindaco di Riace, paese simbolo di integrazione e tolleranza, è stato arrestato stamattina per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Già da tempo sotto i riflettori, Lucano è diventato la nemesi degli ultimi due ministri dell’Interno italiani

Lucano__ Linkiesta
MARIO LAPORTA / AFP

Mimmo dei Curdi, già Domenico Lucano, sindaco di Riace, è agli arresti domiciliari da questa mattina all’alba. La Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del sindaco con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina ed illeciti nell'affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. Nel comunicato diffuso dalla Procura in merito all’Operazione Xenia a Lucano si contesta la “particolare spregiudicatezza del Sindaco Lucano, nonostante il ruolo istituzionale rivestito, nell’organizzare veri e propri matrimoni di convenienza tra cittadini riacesi e donne straniere , al fine di favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano”.

Lucano si è reso protagonista di numerose iniziative rocambolesche. Lui ha sempre dichiarato di essere un anarchico e si è sempre comportato come tale, sin dal 1998 quando nacque il modello Riace. Fu lo sbarco di un gruppo di curdi e di iracheni in fuga da dittature e guerre a cambiare il destino di un paese ormai quasi disabitato e di questo sindaco

A supporto dell’incriminazione di Lucano, nel comunicato firmato dal GIP di Locri Luigi D’Alessio, viene riportata una lunga intercettazione, in cui il sindaco spiega quali potrebbero essere gli stratagemmi per evitare l’espulsione ad una donna che si è vista rifiutare il visto 3 volte. Metodi illegali per contrastare un decreto che Lucano ritiene ingiusto e disumano: “Ti spiego dal punto di vista dei documenti lei non può stare ... mica dipende da... questo purtroppo, dico purtroppo perché io non sono d'accordo con questo decreto”.

La conversazione non coglie certo di sorpresa chi conosce il sindaco dei migranti. Lucano si è reso protagonista di numerose iniziative rocambolesche. Lui ha sempre dichiarato di essere un anarchico e si è sempre comportato come tale, sin dal 1998 quando nacque il modello Riace. Fu lo sbarco di un gruppo di curdi e di iracheni in fuga da dittature e guerre a cambiare il destino di un paese ormai quasi disabitato e di questo sindaco. Era prima degli Sprar e dei progetti di accoglienza, prima che l’umanità diventasse di interesse politico.

Riace è stata raccontata molte volte, è un borgo studiato nel mondo per il suo sistema di integrazione e accoglienza. Dal 2004 il borgo della Locride ha ospitato oltre 6mila richiedenti asilo provenienti da venti diverse nazioni. Il primo a tratteggiarne un ritratto fu Wim Wenders ne Il Volo, un documentario in cui si mostra come Antonio Petrolo, Cosimo Pazzano e Domenico Lucano, tre uomini di sinistra, addirittura estremisti, credevano di poter cambiare il mondo con la loro associazione Città Futura. Da allora Riace è diventata una macchina per l’accoglienza, ha messo su un sistema corpulento e le cooperative sono aumentate, così come i problemi.

Arresto a parte il sindaco è già da diverso tempo sotto i riflettori, lui è diventato la nemesi degli ultimi due ministri dell’Interno italiani. Gli scontri, anche mediatici sono iniziati con Minniti, il sindaco Lucano infatti ha più volte sostenuto di essere stato ostacolato nel suo progetto dall’allora Ministro dell’Interno al punto da affermare che "dal maggio 2016 non riceviamo un euro dalla Prefettura. Abbiamo un sistema che funziona, ma iniziamo a pensare che dia fastidio”

Durante l’estate del 2012, ad esempio, la Locride affrontava l’ennesima emergenza rifiuti in una Regione in cui la gestione della spazzatura era commissariata, all’epoca, da 13 anni. Erano stati spesi milioni di euro, annunciati progetti, erano stati presentati progetti per l’uscita definitiva dal problema. Lucano allora nel suo centro ha messo in piedi il progetto di raccolta differenziata con i muli, ha bypassato ancora una volta le regole che non riteneva giuste e ha provveduto all’affido diretto del servizio di raccolta alle cooperativa L’Aquilone e Ecoriace. Ma come si legge nel comunicato del GIP “Le predette cooperative sociali difettavano infatti dei requisiti di legge richiesti per l’ottenimento del servizio pubblico, poiché non iscritte nell’apposito albo regionale previsto dalla normativa di settore”.

Arresto a parte il sindaco è già da diverso tempo sotto i riflettori, lui è diventato la nemesi degli ultimi due ministri dell’Interno italiani. Gli scontri, anche mediatici sono iniziati con Minniti, il sindaco Lucano infatti ha più volte sostenuto di essere stato ostacolato nel suo progetto dall’allora Ministro dell’Interno al punto da affermare che “dal maggio 2016 non riceviamo un euro dalla Prefettura. Abbiamo un sistema che funziona, ma iniziamo a pensare che dia fastidio. Con Salvini la miccia si è infuocata subito. A giugno il ministro della Lega parlando di Riace e del suo primo cittadino aveva detto: Al sindaco di Riace non dedico neanche mezzo pensiero. Zero, è zero”. Ad agosto il circolo della Lega nella Locride ha diffuso una nota a firma del coordinatore Claudio Falchi in cui sottolineava: «[…] il tanto decantato modello Riace, in questi giorni per l'ennesima volta agli onori della cronaca per il perenne vittimismo del sindaco Lucano che sta conducendo uno pseudo sciopero della fame, non è più credibile agli occhi dei cittadini». E aggiungeva: «Questo anche in virtù di una cattiva gestione amministrativa che ha portato il Comune al dissesto finanziario con un debito che ad oggi è stato certificato dal commissario liquidatore dottoressa Rosa Romeo in oltre 2 milioni e mezzo di euro”.

L’operazione di questa mattina non è l’unica ad aver colpito Lucano e il sistema Riace. Un anno fa la stessa procura di Locri aveva già iscritto Lucano nel registro degli indagati con le ipotesi di concussione e truffa: in quel caso gli veniva contestato il sistema dei bonus e delle borse lavoro assegnati “al di fuori delle regolari procedure”

La notizia dei domiciliari del sindaco dei migranti stata apostrofata dal ministro Salvini con una dichiarazione al vetriolo contro Lucano e i suoi sostenitori: “Accidenti, chissà cosa diranno adesso Saviano e tutti i buonisti che vorrebbero riempire l’Italia di immigrati! Io vado avanti. #portichiusi #cuoriaperti”.

L’operazione di questa mattina non è l’unica ad aver colpito Lucano e il sistema Riace. Un anno fa la stessa procura di Locri aveva già iscritto Lucano nel registro degli indagati con le ipotesi di concussione e truffa: in quel caso gli veniva contestato il sistema dei bonus e delle borse lavoro assegnati “al di fuori delle regolari procedure”. La firma delle operazioni è la stessa, Luigi D’Alessio, il procuratore delle Repubblica che si è insediato a Locri nel 2013 al posto di Giuseppe Carbone, andato in pensione dopo avere retto per otto anni l’ufficio. D’Alessio è salernitano, in magistratura dal 1981, si è occupato di numerose inchieste contro la criminalità organizzata. È noto per aver sostenuto, come sostituto procuratore di Salerno, la pubblica accusa contro Danilo Restivo nel processo per l’omicido di Elisa Claps, la studentessa di Potenza scomparsa nel 1993.

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