17 Ottobre Ott 2018 0800 17 ottobre 2018

Svegliatevi tutti: stiamo diventando l’Argentina del Mediterraneo (nel vostro silenzio complice)

La manovra del cambiamento? Uno scambio malefico tra sussidi parassitari e rivalsa nazionalista. Ma ciò che stupisce è la pavida acquiescenza delle classi imprenditoriali, che accettano misure devastanti per la nostra economia nel nome della rabbia sociale. Finirà molto male, se continua così

Conte Dimaio Salvini Linkiesta
Filippo MONTEFORTE / AFP

La comedia del Sior Intento, intitolata DEF 2019 e recitata quotidianamente dal nostro governo, sta rendendo evidente quale modello di paese questo governo abbia in mente di costruire attraverso il processo di “cambiamento” iniziato in maggio. Con il passare delle settimane e l’accumularsi sia delle dichiarazioni che degli atti concreti – decreto “dignità”, nazionalizzazione di Alitalia via FFSS, eliminazione dei meccanismi di valutazione nel sistema scolastico, presidenza RAI, (mal)gestione della tragedia genovese ... sino ai provvedimenti economici che il DEF profila – l’iniziale foschia si dirada ed il quadro di fondo appare sempre più nitido.

L’obiettivo, sul piano economico-sociale, è quello di fare dell’Italia un’Argentina mediterranea, condendola con un’abbondante spruzzata di segregazione razziale in salsa messicana al fine di mantenere alto e coeso lo “spirito nazionale” per evitare, così, che il boomerang della delusione ritorni troppo rapidamente a colpire chi lo lanciò anni addietro promettendo la luna nel pozzo . A questa opera di “latin-americanizzazione” del paese i due vice-premier contribuiscono in equal modo, ognuno nell’area di propria competenza.

Il primo, Di Maio, promuove ogni tipo di provvedimento assistenziale sull’onda di un pietismo, tanto generico quanto ipocrita, verso la “povera gente” che lo stato avrebbe il dovere di “aiutare”. L’aiuto dello stato non consiste, nella visione di Di Maio e del suo movimento, nella paziente creazione di nuove opportunità di lavoro e di autorealizzazione, bensì nell’immediata distribuzione, attraverso pensioni ed assitenza, di reddito generato da altri o preso a prestito dallo stato. Ma per far questo occorre, appunto, o ben tassare chi quel reddito produce o prenderlo a prestito e nessuna delle due strade è oggi, a causa dell’abuso fattone in passato, ampia abbastanza da poter soddisfare le messianiche promesse pentastellate. È questa la principale ragione per cui, in queste settimane, il DEF ha cambiato contenuto e numeri svariate volte e, nell’ultima versione presentata lunedì, si è ridotto ad essere un documento tanto ridicolo ed internamente contraddittorio da risultare incommentabile. Fedele al principio che solo la narrazione conta e la realtà può essere ignorata, il nostro governo ha spedito a Bruxelles un testo che annuncia, in apertura, di non aver ottenuto la validazione dell’ufficio di bilancio di quel medesimo parlamento che dovrebber approvarlo! Fa già ridere così? È, appunto, la storia del Sior Intento che dura tanto tempo che mai no se destriga.

Matteo Salvini, dal canto suo, si dedica alla metodica alimentazione di un’atmosfera di rivalsa nazionalistica che serve a deviare verso un nemico immaginario l’attenzione dei gruppi sociali maggiormente danneggiati dalle politiche economiche del suo governo. Chi sono questi? Ovvio: sono i lavoratori e gli imprenditori del settore privato nel centro-nord. Questi ultimi, nella grande maggioranza dei casi, producono e consumano interamente nel campo d’azione dell’idrovora fiscale la quale, nei numeri nascosti o persino non scritti del DEF, questo governo di appresta a far aspirare ancora un po’ di più di quanto già non faccia. Al contempo, con una scelta tanto politicamente scaltra quando economicamente malefica, Salvini ed il suo partito hanno fatto inserire nel DEF sia l’ennesimo condono per la “piccola” (sic!) evasione fiscale di massa pregressa sia un’autorizzazione alla “piccola” (sicsic!) evasione fiscale futura. Chiunque abbia familiarità con la distribuzione regionale del gettito e dell’evasione fiscale per tipologia di azienda è ben cosciente che la “piccola” evasione si concentra da Roma verso il sud.

Come facciano le operose regioni del centro-nord a digerire l’ennesimo incremento della pressione fiscale per finanziare sprechi romani e sussidi meridionali in cambio di proclami nazionalistici e di vergognose azioni di persecuzione razziale, lo sanno solo i parroci presso cui si confessano la domenica quelli che ancora lo fanno.

Ecco quindi che, mentre si appresta a frodare chi lavorando ed esportando produce reddito per tutti, Salvini blatera quotidianamente di “riappropriazione della ricchezza nazionale da parte degli italiani” – con questo intende Alitalia ed i pasti/libri per gli alunni indigenti non di nazionalità italiana – e propaganda il disprezzo verso lo straniero, specialmente se “negro”, al grido di “prima gli italiani”. L’obiettivo di queste ciniche operazioni (a cui, sottolineiamolo, si presta l’intera dirigenza leghista con Zaia in prima fila) è sia di distogliere l’attenzione dei fiscalmente tartassati dai loro tartassatori romani, sia di dare ai medesimi tartassati (facendo leva sui peggiori aspetti della cultura nazionale) il miserabile contentino d’una effettiva marginalizzazione e ghettizzazione sociale di quegli immigranti di cui, alla fine, l’economia del centro-nord ha disperato bisogno. Ti tasso ancor di più per trasferire sussidi a Roma ed al sud, lascio peggiorare i servizi pubblici di cui hai disperatamente bisogno per competere e progredire ma, in compenso, ti permetto di scaricare rabbia e frustrazione sul tuo vicino negro o sul tuo dipendente straniero! Celebra il cambiamento elettore leghista!

In questa sistematica creazione di una realtà artificiale che risponde solo emotivamente alle “esigenze del popolo” – non con fatti, quindi, ma con narrazioni, simboli e promesse – un ruolo cruciale viene svolto dal sistema mediatico e dall’apparizione di pseudo-scienziati, finti economisti e filosofi da TV-spazzatura. Ma questi son temi delicati su cui sarà necessario ritornare con calma perché su di essi si gioca la partita decisiva per la costruzione di un’alternativa politica alla “latinamericanizzazione” del nostro paese.

La visione dell’Italia che questa legge finanziaria e le altre decisioni prese da questo governo disegnano è quella di un paese mediocre e straccione, dove si penalizzano i meritevoli ed i produttori per foraggiare i mediocri ed i parassiti. Un paese in preda alle correnti del declino e che sopravvive aggrappato ad una barca chiamata EU&Euro – da cui il terrore per il mitico spread, termometro dei fallimenti governativi – nei confronti della quale barca i nostri governanti alimentano invidia e risentimento per coprire i loro fallimenti magnificando, in questo, una tattica purtroppo introdotta dal governo Berlusconi del 2008-2011 e poi da tutti adottata sino all’apoteosi odierna.

Come facciano le operose regioni del centro-nord a digerire l’ennesimo incremento della pressione fiscale per finanziare sprechi romani e sussidi meridionali in cambio di proclami nazionalistici e di vergognose azioni di persecuzione razziale, lo sanno solo i parroci presso cui si confessano la domenica quelli che ancora lo fanno. Retorica a parte: davvero l’odio razziale è oggi così profondo nell’elettorato del centro-nord da giustificare un tale scambio infame? Davvero avere la libertà di poter discriminare alcune migliaia di ragazzini neri e di perseguitarne le famiglie compensa per una politica economica predatoria ed irresponsabile? Fino a quando potrà durare tale assurda storia del Sior Intento?

P.S. Mi si permetta un’aggiunta “tecnica” per il lettore interessato alla modellizzazione economica usata nel DEF. Niente simbolizza ed incarna maggiormente il fallimento nazionale che questo governo persegue della figura di Paolo Savona il quale non perde occasione, nelle sue tanto frequenti quanto insensate prolusioni economiche, di confermarcelo. Il massimo si è raggiunto nell’ultima settimana. Prima la reiterazione della ridicola proposta di “usare” il surplus della bilancia commerciale per “finanziare” debito pubblico addizionale, poi la scandalosa ammissione (per un ministro della repubblica, sia chiaro, che se fosse un privato cittadino nulla da eccepire) di avere sia una buona fetta dei propri risparmi al riparo in Svizzera sia un interesse economico attivo in un fondo che commercia anche titoli finanziari italiani (tutto questo nel silenzio colpevole di quella borghesia che a simili atti dovrebbe insorgere) ed infine l’imbarazzante dichiarazione che le ridicole previsioni di crescita (reale e nominale) su cui si regge il castello di panzane chiamato DEF sarebbero il prodotto dell’uso di nuovi e più sofisticati modelli econometrici! Nessuno ha notato come questa ultima boutade, degna d’un guitto dell’avanspettacolo, sostituisca la realtà con la fantasia incorrendo, inoltre in un banale errore logico. Evidenziamolo, perchè vi è una lezione importante nelle sciocchezze di Savona. Costui afferma: quelli di prima usavano un modello del tipo A per fare previsioni e sbagliavano, sottostimavano la crescita. Noi che siamo migliori, usiamo un modello di tipo B e per quello facciamo previsioni di crescita maggiori, perché son quelle corrette. Bene, se così fosse (che il modello A precedente sottostimava la crescita) avremmo dovuto osservare a consuntivo, in ognuno degli anni precedenti, una crescita maggiore di quella prevista. Invece è sempre, letteralmente sempre, successo il contrario. Il ministro Savona non solo mente, assieme all’intero governo, con le sue previsioni di crescita ma conferma d’essere persino incapace di farlo in modo coerente.

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