5 Novembre Nov 2018 1000 05 novembre 2018

Altro che buon senso, i divieti leghisti di Novara sembrano scritti da un mullah

Il nuovo regolamento di polizia urbana approvato dalla giunta leghista di Novara pretende di essere "un regolamento del buon senso", ma più che difendere i valori occidentali e tricolori, ha la stessa considerazione della libertà di Al Bagdadi

 divieto novara linkiesta
FARSHAD USYAN / AFP

Vietati i vestiti succinti che offendono il comune senso del pudore. Vietato legare le biciclette ai pali della città. Vietato vendere bevande in contenitori di vetro, dalla birra, al vino al latte, per intenderci. Vietato sostare in gruppo davanti a esercizi pubblici al di fuori degli spazi autorizzati.

Nelle oltre 20 pagine del nuovo regolamento di polizia urbana, approvato dal consiglio comunale di Novara settimana scorsa su proposta dell'assessore leghista alla sicurezza Mario Paganini, c'è riassunta per intero la ricetta leghista per raddrizzare le sorti e il futuro di questo povero paese: donne coperte, alcol vietato, ritrovi pubblici interdetti e macchine a tutto spiano. Praticamente l'Arabia Saudita.

Sì, perché se non fosse per il divieto di ritrovarsi in luoghi pubblici, che a pensarci bene neppure nei tanto odiati paesi musulmani si sognano di vietare, verrebbe da pensare che questa nuova carta che regola gli interventi della polizia di Novara sia stata dettata da un mullah piuttosto che da un tenente della guardia di finanza di un partito, tanto più se in teoria quest'ultimo milita in un partito che ramazza voti pretendendo di difendere la cultura italiana.

Forse però gli servirebbe un ripassino, perché la cultura che vorrebbero difendere, per inciso, è proprio sulla vita nelle piazze, sul consumo di vino in compagnia e sulle libertà individuali che affonda le radici, quanto meno da quando siamo una Repubblica.

Che dire? Ci quasi sarebbe da ridere di fronte a un numero da circo così pazzesco, davanti a una contraddizione così flagrante e una capriola così rocambolesca tra il dire e il fare. Perché la Lega, inventandosi queste assurdità medievali, mentre si vanta di essere l'ultimo baluardo della cultura occidentale e tricolore contro l'avanzata dei barbari musulmani, in realtà ha un approccio alla vita, alla bellezza, alle libertà individuali e al godimento che interesserebbe molto quel mattacchione del califfo al-Baghdadi.

La Lega si vanta di essere l'ultimo baluardo della cultura occidentale e tricolore, ma ha un approccio alla vita, alla bellezza, alle libertà individuali e al godimento che interesserebbe molto quel mattacchione del califfo al-Baghdadi

Meno male che esiste una burocrazia, però. E che quindi, per fortuna, quello di Novara sarà più un esercizio di stile che un regolamento effettivo e funzionale. Sì, perché applicare tanto oscurantismo e tanto bigottismo è quasi impossibile sia perché di vigili urbani, in realtà, non ce n'è abbastanza nemmeno per fermare i delinquenti quelli veri, sia perché le associazioni di categoria — soprattutto i commercianti — sono già sul piede di guerra.

Ma non solo, c'è anche un altro problema: perché, per esempio, se provassero ad applicare la norma che vieta gli abiti succinti, la discrezionalità del determinare cosa offende o no il “comune senso del pudore”, caso per caso, probabilmente impegnerebbe polizia municipale, prefettura e forse anche la Cassazione per i prossimi cento anni.

Ma davanti alle critiche piovute da ogni lato, che cosa dicono gli estensori dell'editto di Novara? Secondo quanto riporta Fanpage, il sindaco Alessandro Canelli si sarebbe difeso adducendo che l'intenzione della giunta non sarebbe stata certo quella di vietare le minigonne, e che il senso del decoro e della morale sarebbe chiaramente quello attuale e che l'azione regolatrice sarebbe semplicemente l'applicazione del buon senso alla vita della città.

Buon senso. Probabilmente la stessa cosa che pensa il buon califfo dell'applicazione delle leggi coraniche.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook