Paradosso Italia
9 Novembre Nov 2018 0600 09 novembre 2018

Il Pil crolla, ma i consumi no. I cittadini spendono, è lo Stato che non lo fa più

Gli italiani fanno da soli: attingono al loro risparmio privato, si affidano al sommerso (che è presente e altera il quadro delineato dalle rilevazioni ufficiali) e resistono alla crisi. Ma quanto durerà?

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L’Italia vive da un paio di decenni una fase di declino non solo nella percezione, per propria natura mutevole, di gran parte della popolazione, ma anche nei numeri.

L’indicatore principe in questi casi è il PIL pro-capite, meglio se misurato tenendo conto della parità del potere d’acquisto (PPP), ovvero considerando i diversi livelli dei prezzi nei Paesi presi in considerazione.

Ebbene, se si pone il livello europeo a 100, l’Italia è sempre arretrata, e da qualche tempo è scivolata sotto tale media. Nel 2017 era a 96,1.

Tuttavia vi è un dato che contrasta con quello, piuttosto risaputo, del PIL pro-capite. Ed è quello riguardante i consumi pro-capite (che a propria volta sono una componente del Prodotto Interno Lordo).

L’Italia infatti risulta tra i Paesi d’Europa con la maggiore spesa in consumi da parte dei privati, con un valore di 107,3 (rispetto alla solita media UE di 100). Più grande di quella in Francia, 100,2, nei Paesi Bassi, o in Danimarca.

Al contrario i consumi pubblici rimangono molto indietro, a 88,6.

Dati Eurostat

Intendiamoci, anche nel caso del consumo pro-capite possiamo parlare di declino. Nel 2000 la spesa degli italiani era il 126,6% di quella UE, superavamo la Germania oltre alla Francia, ed è ovvio che l’andamento dell’economia nel suo complesso influenza in modo stretto quello che accade nei consumi delle famiglie.

Dati Eurostat

Tuttavia in un certo senso vi è stata una resistenza maggiore rispetto all’andamento seguito da PIL pro-capite o spesa governativa per cittadino.

L’italiano medio ha rinunciato a spendere, almeno rispetto a quanto faceva l’europeo medio, in modo meno intenso di quanto ci si sarebbe aspettato guardando solo al PIL.

Dati Eurostat

In particolare è significativa la differenza tra il livello dei consumi privati pro capite in relazione alla media UE e quello dei consumi pubblici, sempre pro capite, ovvero della spesa del governo.

In Italia la distanza tra le due grandezze è andata crescendo, ed è più che raddoppiata tra il 2005 a oggi, esattamente al contrario di quanto avvenuto in Germania, dove dal 2016 è lo Stato a consumare più del cittadino, se vogliamo metterla in questo modo.

Dati Eurostat

L’esempio tedesco ci dice che solo in parte il trend italiano può essere concepito come una bella notizia.

Certo, si tratta anche di un segno di resilienza. L’Italia è sempre stato uno dei Paesi con più risparmio privato. Se uniamo questo elemento all’alta percentuale di sommerso che ci caratterizza comprendiamo come in effetti nel nostro Paese il PIL riesca meno a rappresentare l’andamento effettivo dell’economia, perlomeno in modo meno preciso.

Gli italiani hanno usato negli anni di crisi i propri risparmi, mentre l’importanza della famiglia allargata ha prodotto economie di scala e una redistribuzione del reddito che le statistiche faticano comprensibilmente a cogliere.

Da qui il calo dei consumi (rispetto alla media europea) meno pronunciato.

È però questo un fenomeno che è proseguito anche con la ripresa, dal 2014 in poi, quando probabilmente ha influito il considerevole aumento dell’occupazione.

E tuttavia non possiamo non pensare che se gli italiani consumano, in termini relativi, più dello Stato, è anche per le carenze di quest’ultimo.

Non a caso accade, con altre cifre, anche in Serbia, Croazia, Albania, Romania, Polonia, Lettonia, Regno Unito, Grecia. Tutti Paesi in cui il ruolo dello Stato, in termini di welfare, è decisamente inferiore di quello in Germania, Francia, Paesi Bassi, Svezia.

Cosa risaputa, vero, ma questa differenza tra i diversi modelli negli ultimi anni si è accentuata.

Quasi da nessuna parte si registrava nel 2017 una differenza come quella italiana tra consumi privati e pubblici, 18,7 punti. Più della Grecia, siamo superati solo da un altro Paese dei PIGS, il Portogallo.

Dati Eurostat

La realtà è che gli italiani stanno sostituendo lo Stato: stanno, in un certo senso, facendo da soli. Un po’ obtorto collo i vari governi hanno ridotto la propria spesa più di quanto fatto dalla UE in media, a causa del PIL in discesa, e in modo silente anno dopo anno il peso e la responsabilità di molti servizi sono caduti sui cittadini.

Servizi, appunto, sono questi, più che i beni, ad essere sempre più protagonisti dei consumi.

La spesa nei primi corrisponde al 32,5% del PIL, erano il 26,2% nel 1995. Un cambiamento che non si è verificato in Francia o in Germania, dove vi è stata una certa stabilità su valori simili a 20 anni fa.

Dati Eurostat, in % sul PIL

Sono spese in sanità e istruzione, molto probabilmente, quei settori in cui sempre più l’Italiano è costretto a fare da sé. Per gli asili dei figli che non trovano posto in quelli pubblici, per la visita privata che deve ovviare alle lunghissime attese cui le ASL condannano.

Tempo fa si diceva “più società, meno Stato”, si esaltava il ruolo della sussidiarietà, del privato magari convenzionato, ottimi propositi dopo decenni di statalismo, ma quello che sta accadendo è molto lontano da ciò che si immaginava, si tratta di un ricorso a servizi a pagamento che sa più di disperazione che di una scelta libera volta alla maggiore qualità, a un miglioramento del servizio che di fatto non avviene.

Le conseguenze di tutto ciò le sappiamo, maggiori tensioni, guerre tra poveri, disuguaglianze.

Fino alla prossima crisi, quando molti risparmi saranno finiti.

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