Patologie nazionali
1 Dicembre Dic 2018 0559 01 dicembre 2018

L’Italia è un Paese malato di disturbo ossessivo-compulsivo

Come l’ossessivo sospetta continuamente di se stesso temendo di aver commesso qualcosa di sbagliato e continuamente controlla la sua buona condotta, così l’Italia dal 1994 sospetta continuamente di se stessa, condannando alla gogna chi si presenta alla ribalta politica

Di Maio Linkiesta
(Giulio LAPONE / AFP)

Il disturbo ossessivo compulsivo si potrebbe chiamare una perversione del senso morale, di quella funzione che ci aiuta a non fare del male degli altri e a rispettare le regole. La colpa è l’emozione che si aziona quando il senso morale percepisce che il nostro comportamento o i nostri pensieri stanno violando uno di questi due territori della moralità. Gli psicologi hanno chiamato colpa altruistica, quella che emerge quando violiamo la regola del non fare del male agli altri, e colpa deontologica quella che compare quando si viola la regola suprema che occorre rispettare le regole.

Pare che sia il senso di colpa deontologico il principale responsabile del disturbo ossessivo compulsivo, quel disturbo che consiste nell’essere continuamente perseguitati da strani dubbi. Nell’immaginario comune, l’ossessivo è una persona che passa il suo tempo a controllare di aver chiuso l’uscio di casa o se le sue mani siano sufficientemente pulite, lavandosele spessissimo. Lady Macbeth che si lava le mani credendole sporche del sangue del re Duncan ne è un esempio conosciuto. E proprio l’esempio di Lady Macbeth suggerisce che questi dubbi abbiano un’origine morale. La colpa di avere ucciso il re si riverbera nel dubbio della Lady di essere sporca, per di più di sangue affinché sia chiara l’origine morale dei dubbi.

Il paziente ossessivo soffre di una sorta di responsabilità gonfiata, come la hanno definita gli studiosi Paul Salkovskis e Francesco Mancini, un senso morale eccessivo che lo rende estremante sensibile a qualunque indizio, soprattutto se immaginario e mentale, di poter essere colpevole. E sembra che tale senso di colpa sia più di natura deontologica, ovvero il timore di aver violato un regola, che altruistico. Il senso di colpa deontologico è quello che ci difende dall’esclusione dal gruppo sociale, quello che garantisce la nostra appartenenza al consorzio civile. Chi viola le regole è espulso. E non si tratta solo di regole di convivenza, ma anche di riconoscimento reciproco, di marcatori di appartenenza. Ecco la ragione dei divieti alimentari come quello di mangiare maiale o la prescrizione di mangiare magro. Servono ad assicurare l’appartenenza a un certo gruppo. E l’appartenenza dipende dalla condivisione di alcuni comportamenti, il mos dei latini, radice linguistica dei termini moralità e senso morale.

Ho chiuso i rubinetti? E se fossero rimasti aperti, cosa accadrebbe? Magari s’allaga tutto e qualcuno morirebbe. Meglio diffidare, meglio sospettare, meglio controllare

È possibile che la società italiana sia affetta da un’analoga malattia del senso morale? In altri articoli si adombra qualcosa che assomiglia a uno stato ossessivo, una tumefazione della moralità che la gonfia a dismisura dal 1994 senza che questa crescita sia diventata un vantaggio per la nazione, una maturazione. Al contrario, è diventata uno stato patologico. Come l’ossessivo sospetta continuamente di se stesso temendo di aver commesso qualcosa di sbagliato e continuamente controlla la sua buona condotta, ad esempio ispezionando tutte le porte che si lascia alle spalle o ripercorrendo più volte il tragitto fatto in auto dall’ufficio a casa sua nel terrore di aver investito qualcuno inavvertitamente, oppure continuamente espia recitando paternostri le possibili bestemmie distrattamente sfuggitegli anche solo nel pensiero, così l’Italia sospetta continuamente di se stessa, perseguitandosi dal 1994 senza posa e condannando alla gogna chiunque osi presentarsi alla ribalta della vita pubblica.

Più che le azioni l’ossessivo condanna tutti i suoi pensieri, tutti potenzialmente colpevoli. E così l’Italia ormai condanna tutti al sospetto, tutti colpevoli prima ancora di aver commesso il fatto. E come l’ossessivo in questa maniera si condanna a non pensare mai e ad agire ancor di meno, perché ogni pensiero potrebbe essere colpevole e ogni azione ancor peggio, così l’Italia si condanna all’inazione e alla sterilità di progetto, progetto politico e sociale e perfino riproduttivo forse, paralizzata dal timore di poter sbagliare, di poter violare, di poter fare del male.

Perché meravigliarsi allora delle recenti vicende del padre di Di Maio? Colpisce la meccanica ripetitività dei fatti: il padre di Renzi, il padre della Boschi e ora il padre di Di Maio. Ogni giudice di oggi è destinato ripetere la colpa dell’imputato che ieri ha condannato, così come tutti i pensieri degli ossessivi sono destinati a essere messi in dubbio da quelli successivi, malgrado ogni controllo. Ho chiuso i rubinetti? E se fossero rimasti aperti, cosa accadrebbe? Magari s’allaga tutto e qualcuno morirebbe. Meglio diffidare, meglio sospettare, meglio controllare. Così come in Italia vogliamo continuare a sospettare di noi stessi, a diffidare di tutti e a controllare tutti. Con un’unica differenza. L’ossessivo sospetta solo di se stesso e dei suoi pensieri. Quando questi dubbi ossessivi si spostano dalla mente alla società e alla politica, si sospetta non più di pensieri ma di persone. E se si tratta di persone la lotta da mentale diventa fisica, o almeno potrebbe diventarlo. Speriamo bene. Per ora non è stato così.

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