8 Febbraio Feb 2019 1216 08 febbraio 2019

Sorpresa: dallo scontro Italia-Francia nasce l’Europa politica

È sbagliato interpretare lo scontro fra Emmanuel Macron e M5S/Lega come una tradizionale crisi fra Stati. Le vecchie sottigliezze diplomatiche sono travolte dalla nuova lotta politica transnazionale dove tutti intervengono negli affari degli altri come l’immigrazione e il cambiamento climatico

Emmanuel Macron_Linkiesta
EMMANUEL FOUDROT / POOL / AFP

La Francia richiama l'ambasciatore in Italia a causa di “attacchi verbali senza precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale”. Le prime pagine dei giornali non risparmiano le metafore marziali. Lo scontro viene drammatizzato, come si trattasse di una crisi diplomatica fra due potenze novecentesche. Ma se invece tutto ciò segnalasse la nascita di una nuova politica europea? In momenti storici di grande trasformazione succede di guardare alla realtà con gli occhi del mondo di ieri. Scegliendo di interpretare lo scontro fra Emmanuel Macron e M5S/Lega come una tradizionale crisi fra Stati sbagliamo lettura. La verità è che le vecchie sottigliezze diplomatiche inter-governative sempre più stanno lasciando il campo a una nuova lotta politica transnazionale dove tutti intervengono negli affari di tutti gli altri.

Quali sono questi “affari”, dopotutto? Gestione del fenomeno migratorio; sfida climatica ed energetica, che proprio oggi porta Emmanuel Macron e Angela Merkel ai ferri corti sul gasdotto Nord Stream 2; politiche economiche e fiscali, fra cui lo scandalo dei paradisi fiscali europei; politiche industriali, dalla querelle Fincantieri fino alla bocciatura europea della fusione Alstom-Siemens. Sono, in una parola, tutti affari interni europei. A questo si sommi il carattere interconnesso della dialettica politica ed elettorale. Il rapporto simbiotico che lega Emmanuel Macron e Luigi di Maio è evidente. Il Presidente francese, in crisi di consensi, ha necessità di radicalizzare lo scontro contro “i populisti” e rafforzare le proprie credenziali di “argine” centrista. Luigi di Maio, a sua volta, deve recuperare visibilità rispetto allo strapotere mediatico della Lega. E lo fa provando a tessere un rapporto privilegiato con l’ala più oltranzista del movimento dei Gilet Gialli e prendendo di mira le politiche francesi in Africa.

La dinamica politica interna all’Unione europea somiglia sempre più a quella del Regno Unito. Dove è assolutamente normale che su qualunque questione il partito conservatore, al governo a Londra, apra un durissimo scontro contro il partito scozzese SNP, al governo a Edimburgo.

La dinamica interna all’Unione europea somiglia sempre più a quella del Regno Unito. Dove è assolutamente normale che su qualunque questione il partito conservatore, al governo a Londra, apra ad esempio un durissimo scontro contro il partito scozzese SNP, al governo a Edimburgo. Non si tratta di una crisi fra Inghilterra e Scozia, ma di normale lotta politica fra due partiti all’interno di un comune spazio nazionale. Ciò che ora accade davanti ai nostri occhi, e che lo scontro con Emmanuel Macron ben testimonia, è la nascita di un comune spazio politico europeo. La verità è che l'integrazione politica europea è molto più avanti della sua integrazione istituzionale.

Una situazione di questo tipo presenta un’opportunità e un rischio. L’opportunità è quella di comprendere, finalmente, come l’Europa sia già unita nella sua interdipendenza economica, destinale e politica. E che siano quindi necessarie vere istituzioni democratiche per governare un tale spazio: parliamo di partiti transnazionali, di sindacati europei, di una stampa più interconnessa e, ovviamente, di un approfondimento della democrazia nell’Unione. A partire da un maggiore ruolo per il Parlamento europeo a scapito della vecchia e inconcludente diplomazia inter-governativa incarnata dal Consiglio europeo, la versione moderna del Congresso di Vienna.

Il rischio è mancare l’appuntamento con la Storia. E che, quindi, l’integrazione reale dell’Europa continui a rimanere molto più avanzata della sua integrazione istituzionale e formale. Uno scarto di questo tipo, a lungo andare, porterà a un drammatico acuirsi delle tensioni. Dovremmo saperlo: il conflitto, privo di una canalizzazione parlamentare e democratica, diviene forza distruttiva. E potrà dare un ulteriore giro di vite al processo di disintegrazione europea già in atto. Lo scontro con Emmanuel Macron ci presenta il bivio dinnanzi al quale si pone la nostra generazione. Governare l’interdipendenza e dare compimento democratico e istituzionale a un’Europa politica che già esiste. O rinunciare e ritirarsi nell’impotenza incattivita delle piccole patrie.

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