Elezioni USA
19 Marzo Mar 2019 0600 19 marzo 2019

La scalata di Beto O’Rourke alla presidenza Usa: è davvero lui l’anti-Trump che ci serviva?

Di recente è arrivato l’annuncio ufficiale della sua candidatura. La sua forza? Parla alle minoranze ma anche all'elettorato bianco. E con la sua visione liberale si colloca nella nuova guardia di progressisti. Ma le sue proposte convinceranno gli americani?

Beto O Rourke_Linkiesta
CHIP SOMODEVILLA / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

«Sto pensando di candidarmi come presidente», aveva detto da Oprah Winfrey Beto O’Rourke in una recente intervista. «E qual è la conclusione? Ti candiderai?» era stata la domanda, diretta, della conduttrice. La risposta è arrivata solo lo scorso 14 marzo con un video. «Amy ed io siamo felici di condividere con voi che mi candido per essere al servizio come prossimo presidente degli Stati Uniti d’America».

«Questa sarà una campagna positiva che cerca di far emergere il meglio da ognuno di noi, che cerca di unire un Paese molto diviso», è una delle frasi che si ascoltano nei tre minuti e mezzo, in cui O’Rourke parla di momento di grande pericolo, ma paradossalmente anche di grande speranza e promessa per un Paese con tante sfide da affrontare. Una è l’immigrazione. «Se l’immigrazione è un problema, (allora) è il miglior problema possibile per il nostro Paese». O’Rourke è nato a El Paso, Texas, e sente particolarmente la questione, tanto che lo scorso 11 febbraio ha organizzato «la marcia per la verità: stop al muro, stop alle bugie», anticipato da un lungo post su Medium e in aperto contrasto con il presidente americano che era atteso in quell’area.

Come ha ricordato Cass Sunstein, in un articolo di settembre, gli elettori americani spesso votano per l’opposto di chi è in carica, di volta in volta cercano l’anti-Bush, l’anti-Obama, e così via. Beto O’Rourke potrebbe essere l’anti-Trump e non solo per l’opposta posizione sull’immigrazione e sul muro con il Messico. Sunstein ricorda infatti che il texano non attacca, non crea conversazioni polemiche e abbraccia differenti punti di vista. Non a caso è stato addirittura paragonato a Robert Kennedy. La sua avventura è appena iniziata e in effetti ha già assunto i connotati di una campagna di ascolto, caratteristica che avevamo già potuto osservare nella recente corsa per il Senato. O’Rourke, infatti, dopo essere stato membro del consiglio comunale di El Paso e per tre mandati uno dei componenti della Camera dei Rappresentanti, lo scorso anno ha sfidato per il Senato il repubblicano Ted Cruz, perdendo per pochissimi punti percentuali. In quel caso aveva visitato 254 contee.

Five Thirty Eight ha individuato le sei correnti presenti nel partito democratico Usa e ha collocato O’Rourke nella cosiddetta nuova guardia di progressisti, ossia in quel gruppo che si rivolge alle minoranze ma anche all’elettorato bianco e che ha una visione liberale sia sui diritti che sulle questioni identitarie, come Cory Booker e Kamala Harris

Stavolta il percorso sarà più lungo e faticoso, c’è un’intera Nazione da convincere e ascoltare, ma la nuova avventura è iniziata a ritmi sostenuti. Keokuk, Fort Madison, Burlington, Muscatine, Mount Pleasant, il lungo viaggio alla conquista degli Usa è partito dall’Iowa. Scuole, negozi, caffetterie, O’Rourke è salito persino su un bancone per prendere la parola ma soprattutto per ascoltare. In una foto lo si vede mentre, berretto e schiena curva, cerca un vinile nel negozio Analog Vault di Cedar Rapids, a richiamare il suo passato da musicista in una band, in un’altra osserva uno skateboard, quasi a ricordare un video, diventato virale, in cui lui andava in skate nel parcheggio di Whataburger durante la corsa per il Senato.

A proposito di contenuti virali, Nate Silver ha sottolineato il boom di ricerche online dopo l’annuncio della sua candidatura per le primarie democratiche. Riforma fiscale, sostegno al Green New Deal e salario minimo garantito sono alcune delle sue proposte politiche. Five Thirty Eight ha individuato le sei correnti presenti nel partito democratico Usa e ha collocato O’Rourke nella cosiddetta nuova guardia di progressisti, ossia in quel gruppo che si rivolge alle minoranze ma anche all’elettorato bianco e che ha una visione liberale sia sui diritti che sulle questioni identitarie, come Cory Booker e Kamala Harris.

A questo proposito, molti erano curiosi di conoscere la reazione degli altri candidati alle primarie, ebbene quest’ultima non si è fatta attendere. Proprio Harris, Booker ed Elizabeth Warren hanno inviato delle mail per incentivare la raccolta fondi. Come spiega Axios, la questione non è di poco conto, infatti, secondo le regole del 2020, per accedere ai dibattiti, bisogna ricevere donazioni da almeno 65mila persone. Quello del sostegno economico è indubbiamente un aspetto favorevole a O’Rourke che, durante la campagna elettorale per le mid- term election, ha ricevuto 80 milioni di dollari, molti dei quali da piccoli donatori. Altri punti a favore sono l’attenzione mediatica, l’abilità sui social, la conoscenza dello spagnolo, non a caso ha evidenziato di essere felice di vivere in una comunità bilingue e che i suoi figli a scuola possano imparare sia l’inglese che lo spagnolo.

Le prossime settimane ci aiuteranno a capire se anche le sue proposte politiche possono costituire un punto di forza. Intanto, i repubblicani evidentemente sanno che O’Rourke è un candidato temibile e infatti lo hanno attaccato con un tweet dove hanno ripreso una sua vecchia foto segnaletica facendo riferimento alla festa di San Patrizio con il messaggio «per favore bere responsabilmente». È quindi lui l’avversario politico individuato per la corsa alla Casa Bianca?

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