Nidi alternativi
9 Aprile Apr 2019 0600 09 aprile 2019

Free Vax, viaggio in un asilo fai-da-te dove i bambini non sono vaccinati

Nascono spazi autogestiti con l’obiettivo di aggirare l’obbligo vaccinale. Parla una mamma marchigiana: “La legge Lorenzin ci ha portati a dare vita a una realtà completamente autonoma, che non ha assunto nessuna forma giuridica”

Novax Linkiesta
Yuri DYACHYSHYN / AFP

«È ora che sulle vaccinazioni lo Stato garantisca la libertà di scelta. Io ho due bambini, uno è vaccinato, l’altro no». A parlare è Anna (nome di fantasia), mamma di un comune della costa marchigiana, dove un anno fa una decina di famiglie ha deciso di non mandare alla scuola materna i loro figli per aprire quella che definiscono una «comunità». Uno spazio autogestito, come ne sono nati tanti in Italia dopo la legge Lorenzin, che accoglie più di dieci bambini tra i due e i cinque anni. Alcuni non sono mai stati vaccinati, altri, invece, hanno interrotto il ciclo vaccinale. «Il problema non è tanto tra i sì vax e i no vax», dice Anna, che preferisce mantenere l’anonimato. «Come per ogni trattamento medico esiste il consenso informato, grazie al quale ciascuno è libero di curarsi o meno, anche per le vaccinazioni dovrebbe essere lo stesso», perché «prima d’immunizzare in massa bisognerebbe fare dei controlli mirati caso per caso».

Entrata in vigore oltre un anno fa, la legge Lorenzin ha aumentato il numero dei vaccini obbligatori da quattro a dieci per i minori dai zero ai 16 anni, vincolando così le iscrizioni alla scuola materna, primaria e secondaria. «Un provvedimento», dice questa mamma, «che ci ha portati a dare vita a una realtà completamente autonoma, che non ha assunto nessuna forma giuridica».

Mentre la Rete si è trasformata in una vera e propria arena dove, secondo uno studio italo-tedesco, pubblicato a luglio dell’anno scorso, i social network – in testa Facebook e Twitter – hanno contribuito a polarizzare l’ampio dibattito sui vaccini in due opposti schieramenti, oltre ai sì vax e ai no vax, in Italia ora si aggiungono anche i free vax, convinti che le vaccinazioni debbano essere il frutto di una scelta e non di un obbligo. Se quelli che si dichiarano nettamente contro i vaccini rappresentano appena l’1%, secondo l’Osservatorio Scienza, Tecnologia e Società, c’è una fetta di italiani, spesso composta anche da persone incerte o indecise, che sfiora l’8%. Persone e famiglie che s’informano generalmente su Internet, a cui amici o parenti hanno raccontato esperienze negative o che le hanno vissute in prima persona. «A causa del vaccino contro la pertosse», racconta la mamma marchigiana, «la mia bambina oggi soffre di problemi respiratori cronici, che sto cercando di curare con l’omeopatia. Tutte le famiglie che hanno aderito a questa comunità hanno almeno un figlio con problemi di salute».

Tutte le famiglie che hanno aderito a questa comunità hanno almeno un figlio con problemi di salute

Intanto gli ultimi dati diffusi dal ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità confermano il raggiungimento della soglia del 95% di copertura vaccinale – raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità – in particolare per il morbillo, di cui in Italia si sono registrati oltre ottomila casi tra il 2017 e il 2018, con quattro decessi nel 2017. Una soglia, quella del 95%, che il nostro Paese ha raggiunto per la prima volta solo agli inizi degli anni Duemila e da cui si è nuovamente allontanato nel 2013.

Nonostante la legge Lorenzin sembri funzionare, l’obbligo delle vaccinazioni però può essere aggirato attraverso realtà alternative come quella creata nelle Marche. Gli adulti scelgono di organizzarsi in una comunità e di affidare i bambini a persone da loro scelte, dribblando così i vaccini obbligatori, ma senza alcun riconoscimento giuridico. Una formula, è bene precisarlo, che è diversa dall’homeschooling e dall’unschooling, l’educazione a casa con i genitori, che viene invece legalmente riconosciuta in Italia, con un trend in continua crescita, proponendo un modello alternativo rispetto al sistema scolastico tradizionale.

Gli adulti scelgono di organizzarsi in una comunità e di affidare i bambini a persone da loro scelte, dribblando così i vaccini obbligatori

«Come la nostra ci sono altre realtà simili in tutte le Marche», dice Anna. «Non c’è ancora una rete, ma sapevamo che, una volta scattato l’obbligo di presentare i certificati vaccinali nelle scuole, non avremo potuto fare diversamente. Per questo, presto apriremo anche ad altri bambini esclusi dalla scuola pubblica, solo perché non sono immunizzati».

Nella comunità, a cui non è possibile accedere facilmente, ci sono due persone che seguono i piccoli in tutta una serie di attività ludiche e pratiche. Lo spazio è composto da una grande stanza piena di giochi e da un ampio giardino, dove ci sono uno scivolo, una giostra e un orto. Non importa se il freddo è pungente o piova, i bambini trascorrono gran parte della giornata all’aria aperta. «Mettiamo in pratica tutto ciò che non è riconosciuto dalla scuola statale o convenzionata», spiegano. E la «differenza è netta: lavarsi i denti, apparecchiare, sparecchiare, riordinare, parlare sono tutte attività che servono ai bambini per raggiungere degli obiettivi di sviluppo legati all’età. Sono convinta che l’istruzione italiana non favorisca la crescita, né lo sviluppo felice dei bambini», commenta la mamma. Ma, soprattutto, al contrario dell’asilo fai-da-te, quelli tradizionali richiederebbero l’obbligo vaccinale. Che in questo modo viene quindi aggirato.

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