26 Giugno Giu 2019 0600 26 giugno 2019

Amlo: delusione o speranza? Di sicuro con lui la rivoluzione in Messico non ci sarà

Il Messico è un Paese enorme e complicato. Le aspettative di cambiamento affidate al nuovo presidente, di estrazione comunista, forse sono eccessive. Ma per le popolazioni oppresse dalla corruzione e dalla povertà rappresenta comunque una speranza

amlo
PEDRO PARDO / AFP

* Pubblichiamo, come estratto, la prefazione dello scrittore Pino Cacucci a Por la vida y la libertad: il Messico di Amlo tra resistenze e capitalismo, di Andrea Cegna (2019, Agenzia X)

In ogni viaggio e permanenza in Messico ho avuto spesso incontri con persone straordinarie e in qualsiasi luogo, appena capiscono che sono italiano, hanno sempre nei miei confronti una predisposizione particolare e più immediata al confronto. Non succede solo a me, qualunque italiano sia stato laggiù ha potuto notare questa caratteristica così accogliente. È un dato di fatto che mi ha sempre stupito e credo sia più legato all’istinto che alla ragione.

Nella prima metà degli anni ottanta ero uno dei tanti giovani che girovagavano per il Centro America in cerca di esperienze diverse, però avevo un interesse specifico per la storia di Tina Modotti che poi si sarebbe concretizzato in alcuni libri che ho pubblicato. Allora non pensavo ancora di scriverci niente, ma intanto cercavo le sue tracce a Città del Messico dove se ne possono trovare molte. Fotografavo dei luoghi per farmi un’idea più dettagliata sulla vita della fotografa militante italiana. Giravo per i bar e le cantine, in quella grande città le cantinas sono sempre state di importanza basilare per l’incontro e la socialità. Ero alla cantina La India nel centro storico, scenario di un momento cruciale per la vita di Tina Modotti nel 1929. Fu lì che il suo compagno di allora, il rivoluzionario Julio Antonio Mella, incontrò un individuo ambiguo, un cubano che diede inizio a una trama che poi porterà all’assassinio dello stesso Mella.

La India era rimasta pressoché uguale a quella del 1929 e avevo intenzione di fotografare l’ambiente e suoi oggetti storici. Ero molto giovane e inesperto, quindi senza chiedere il permesso a nessuno avevo iniziato a scattare. A un tavolo c’erano quattro uomini che chiacchieravano e bevevano, messicani “veraci”, proprio come ce li immaginiamo noi nel più banale dei modi. Ero intento a inquadrare non proprio loro, ma l’ambiente. Questi mi avevano guardato facendo dei commenti che intuivo sarcastici. Insomma, avevo capito che stavo facendo una cazzata. Vedendo un altro tavolino un po’ nascosto mi ero seduto ordinando una birra per non dare troppo nell’occhio. Uno di loro si era alzato e anziché redarguirmi come meritavo, era uscito per andare non so dove, in auto o in qualche negozietto nelle vicinanze. Una volta tornato aveva in mano quattro macchinette fotografiche usa e getta di quelle che si usavano ai tempi. Le aveva distribuite agli altri tre e tutti e quattro erano venuti al mio tavolo per fare delle foto a me... Imbarazzato, ero comunque riuscito a dire qualcosa con il mio spagnolo stentato, tentando di spiegare da dove venivo e perché mi trovavo lì, in quella cantina. “Aaah! Italiano!”, avevano detto in coro, invitandomi a sedere al loro tavolo. Ben presto ci eravamo chiariti, o meglio erano stati loro a dirmi che avrei dovuto avere più rispetto e che non era mai una bella esperienza trovarsi nella parte di un oggetto antropologico o di un reperto storico. Tra chiacchiere e bevute il pomeriggio era diventato sera e poi notte, nel frattempo avevo ricevuto una lezione di vita che ancora adesso non posso dimenticare, oltre al primo incontro con un aspetto così autentico della cultura popolare messicana.

Amlo è stato eletto con un processo elettorale e sappiamo benissimo che non potrà mai fare una rivoluzione, ovviamente si procederà a piccoli passi senza sfidare troppo i poteri forti

Sono sempre rimasto favorevolmente sorpreso da questa indole di benevolenza e predisposizione nei confronti degli italiani che per alcuni messicani viene anche incentivata da convinzioni storiche e politiche. I messicani sono molto attaccati alle loro radici e alla loro memoria, quindi gli italiani ai loro occhi sono quelli più innocenti, anche perché sanno benissimo cosa hanno fatto da quelle parti spagnoli, francesi e americani...Vedono in noi un popolo che come il loro ha subito tante invasioni, soprusi. Forse è solo una bella leggenda che ci raccontiamo per sentirci meglio, ma sicuramente questa indole istintiva di comunanza esiste e agevola parecchio gli italiani quando sono laggiù in vacanza. Tra l’altro oggi ci accomunano anche le stesse piaghe, siamo due paesi flagellati dalle mafie e dalla corruzione, non dico in egual misura perché le mafie da noi, avendo preso il potere, non sono più così violente, però c’è questo marciume diffuso che si condivide e che aggiunge qualcosa al rapporto, una sorta di abbraccio tra disgraziati che aiuta a sentirci vicini.

L’autore di questo libro che ho conosciuto durante una cena collettiva a Città del Messico, è nato nel 1982, proprio nello stesso anno di quell’episodio che vi ho appena raccontato. Sono contento di notare che l’interesse per il Messico sia ancora presente nelle nuove generazioni e vi invito a leggere le pagine che seguono in cui prendono parola molti miei cari amici, esprimendo le loro opinioni in un momento di grande cambiamento politico.

Non ho conosciuto Amlo di persona anche se ho seguito il suo percorso fin dall’inizio essendo un amico fraterno di Paco Taibo e di tutta la sua famiglia, la moglie Paloma, la figlia Marina, i due fratelli Carlos e Benito, perciò mi sono trovato giorni e notti a discutere su questo personaggio che loro invece conoscono assai bene.

Ricordo che quando è stato eletto sindaco della capitale ha rappresentato una grossa svolta per l’intera nazione e tante cose hanno cominciato a migliorare in città. E da lì Amlo ha gettato le basi per tentare di diventare presidente e dopo varie tornate elettorali inquinate da brogli di ogni sorta, c’è riuscito. Oggi prende in mano le redini di un paese devastato da quella che può essere chiamata una guerra civile, anche se la spacciano come guerra al narcotraffico, dove in realtà i regolamenti dei conti avvengono più per motivazioni politiche. È difficile agire in un clima così lacerato e riuscire a cambiare il paese in maniera radicale, il pericolo è quello di illudersi troppo e pretendere che faccia “miracoli”.

Credo che dovremmo attenerci alla realtà, è inutile pensare a quello che potrebbe fare un solo uomo al comando, dovremmo piuttosto chiederci cosa farà l’enorme massa dei suoi seguaci che hanno visto riaccendersi una speranza, sarebbe meglio ascoltare la loro forza vitale e accompagnarli nelle lotte e nelle loro rivendicazioni. Questa vampata di speranza l’ho vista a novembre quando ero in Messico, ho visto nuove energie in circolazione... Stanno tentando di risalire la china del burrone.

Ho vissuto dal principio l’insurrezione zapatista, ero in Chiapas nel 1994 e ho tentato nel mio piccolo di fare conoscere quell’esperienza anche in Italia, ho cercato di fare capire che le popolazioni indigene avevano molto da insegnarci e che tentavano di dirci che si andava verso il disastro totale e che dovevamo fermarci a riflettere. Ecco, noi non ci siamo fermati, anzi, abbiamo continuato a dirigerci verso la catastrofe sociale e ambientale. Per questo motivo rispetto la decisione degli zapatisti di non credere, di non illudersi più, ma arrivare a dire che Amlo è come tutti gli altri se non addirittura peggio è a mio parere un po’ eccessivo. Sostenere la spinta verso il profondo tentativo di cambiamento in atto non è la rivoluzione, ma semplicemente una politica di “riduzione dei danni”, fatta soprattutto di costante mobilitazione della società civile, e frustrare tali energie in toto mi pare ingiustificato, e certo, sempre senza farsi illusioni che poi, immancabilmente, porterebbero a dure delusioni.

Rispetto la decisione degli zapatisti di non credere, di non illudersi più, ma arrivare a dire che Amlo è come tutti gli altri se non addirittura peggio è a mio parere un po’ eccessivo

Il Messico è un paese enorme attraversato da mille differenze e contraddizioni, con una media di ottanta morti al giorno e chi osa mettere il naso in affari troppo grossi rischia la pelle. C’è una canzone famosa intitolata Aqui la vida no vale nada del vecchio e grande autore José Alfredo Jiménez, un ritornello molto significativo per la realtà messicana. Amlo è stato eletto con un processo elettorale e sappiamo benissimo che non potrà mai fare una rivoluzione, ovviamente si procederà a piccoli passi senza sfidare troppo i poteri forti. In ogni caso Obrador si è subito impegnato in una battaglia di carattere culturale, infatti sta tentando faticosamente di dare un taglio netto con un passato così depravato, promuovendo azioni di immagine che utilizzano una simbologia forte, per esempio la trasformazione della residenza dei presidenti di Los Pinos in un museo in cui tutti i cittadini possono andare a vedere in quale oscena ricchezza vivevano i suoi predecessori. Chiaramente il discorso cambia quando si parla di grandi interessi legati al petrolio o a chi gestisce le grandi aziende multinazionali.

Il libro che avete in mano vi regala un interessante caleidoscopio di pareri sugli sviluppi della società messicana dopo quest’ultima tornata elettorale, a partire dalle considerazioni di Paco Taibo a cui sono molto legato anche perché ho avuto il piacere di aver tradotto molti dei suoi libri.

Poi c’è Federico Mastrogiovanni, la nostra è un’amicizia nata attraverso gli scritti, finché ci siamo finalmente incontrati e negli ultimi soggiorni abbiamo fatto diversi incontri pubblici e presentazioni insieme. Anche Fabrizio Lorusso lo conosco bene soprattutto grazie al suo giornalismo narrativo magistrale, mentre Claudio Albertani è un amico di vecchia data, uno storico rigoroso conosciuto ai tempi delle polemiche su Tina Modotti, sulla diatriba se fosse vittima o complice dello stalinismo. Tutti gli altri personaggi che qui intervengono li conosco per le loro opere o per i loro articoli, alcuni li leggo quotidianamente in rete come Zibechi, Esteva, Fazio...

L’importanza di questo libro risiede anche nell’informare e rendere partecipi i lettori del momento storico che sta attraversando il Messico, quegli stessi lettori che lo hanno amato e continuano a osservare da lontano questo paese che sembra così vicino al nostro, nei suoi splendori e nei suoi drammi.

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