faccia a faccia
25 Luglio Lug 2019 0600 25 luglio 2019

BoJo e il Cav, quando Boris Johnson intervistò Berlusconi, coprendolo di elogi sperticati

La memorabile intervista di Johnson e Nicholas Farrell a Berlusconi, a Porto Rotondo, in cui il futuro premier inglese sosteneva le ragioni (e il fascino) del Cavaliere

Berlusconi_Linkiesta

Nel settembre del 2003 pensavo che precipitare in un sonetto di Rilke fosse il gesto ‘politico’ più importante che potessi esercitare e che un distico di Emily Dickinson fosse sufficiente per illuminare la ‘situazione’ mondiale. La penso ancora così.

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Nel settembre del 2003 due inglesi, uno alto, alticcio, allampanato, l’altro basso, energico, inelegante, si presentano nella dimora di Porto Rotondo, a casa di Silvio Berlusconi, ribaltano l’arte dell’intervista, mettono a soqquadro il quadro politico di allora. “Sembravamo una coppia di comici, Stanlio e Ollio. Boris è piccolo e robusto, io alto e dinoccolato, lui è biondo, io moro, lui ha fatto rugby, io cricket, lui è un deputato, io un vagabondo. Boris si è presentato con il piccolo autobus che aveva affittato per la moglie e i quattro figli”. Così ha raccontato uno dei due – quello alto – a Claudio Sabelli Fioretti, un mese dopo. Per mesi non s’è parlato d’altro. Berlusconi, nella divisa estiva dell’epoca – informale, piacione, “indossava una specie di pigiama bianco, trasparente”, ricorda uno dei due; all’altro resta impresso il dettaglio dei capezzoli che sporgono dalla camicia – sfoggia quello che dopo sarebbe stato il repertorio di massima – sono tutti comunisti e tutti contro di me, che faccio il bene del prossimo –, dialogando come un imperatore. Esempi sparsi di quella fatidica intervista: “Credo che l’80 per cento dei giornalisti siano di Sinistra, e abbiano rapporti molto stretti con l’informazione estera, e hanno tutti un club a Roma”; “Dovete capire che ho avuto più di 500 visite dalla Guardia di Finanza al mio gruppo, che ho avuto più di 90 indagini. Dovete chiedere, qual è il rimedio se un’intera procura, a Milano e a Palermo, non fa altro che inventare teoremi su di me?… Soltanto l’8 per cento degli italiani ha fiducia in questa magistratura”; “Vi dico la verità, se vivessi in un paese dove non ci fossero le elezioni, diventerei un rivoluzionario, se non un terrorista. E questo è perché io amo troppo la libertà, e senza libertà un uomo non è un uomo. Non ha dignità”.

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Dal giugno 2001 Berlusconi era Presidente del Consiglio dei ministri, incarico che avrebbe mantenuto fino al 2006. Nel luglio 2003 è Presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea. Non rilascia interviste. I due intervistatori inglesi si chiamano Boris Johnson e Nicholas Farrell. Il primo è diventato primo ministro inglese. La fatidica intervista fu pubblicata sullo Spectator – di cui BJ era direttore – con il titolo roboante “Forza Berlusconi!”. In Italia, la stessa intervista fu pubblicata da La Voce di Romagna, su cui scriveva Farrell, che da giornale ‘locale’ ottenne lauta gloria nazionale. Lo Spectator lo leggo ancora oggi, per La Voce di Romagna lavorai, con alterna gloria e grave d’imprese, per un tot di anni.

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