Discriminazioni
30 Agosto Ago 2019 0600 30 agosto 2019

Il decreto non arriva, e gli immigrati restano senza reddito di cittadinanza

L’Inps ha sospeso l’esame delle domande degli immigrati extra Ue a data da destinarsi, in attesa di un decreto attuativo, che però tarda ad arrivare. L’Asgi scrive una lettera all’Inps chiedendo la revoca della circolare. Ad oggi le famiglie straniere che hanno ottenuto il reddito sono il 6%

Migrants Linkiesta
(Alberto PIZZOLI / AFP)

Niente reddito di cittadinanza per gli stranieri. Sospeso fino a data da destinarsi. Sono passati quasi due mesi da quando l’Inps ha emesso la circolare con cui ha congelato le domande presentate da aprile in poi dagli immigrati per accedere al sussidio. In attesa del decreto attuativo con la lista delle nazionalità esonerate dall’obbligo di presentazione di documenti dello Stato d’origine che, nel bailamme della crisi di governo, ovviamente non è ancora arrivato. La data ultima di scadenza per emanarlo era il 18 luglio, ma a fine agosto ancora non si vede.

Tanto che ora si è mossa l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Asgi, inviando una lettera all’Inps, in cui si chiede di revocare «immediatamente» la circolare e di comunicare agli uffici locali «l’obbligo di procedere immediatamente all’esame delle domande dei richiedenti con cittadinanza extra Ue» con gli stessi tempi previsti per i cittadini italiani e senza richiesta di documenti aggiuntivi.

«Se il reddito serve a far uscire i cittadini dalla condizione di povertà, non può essere sospeso», ribadisce Alberto Guariso, avvocato dell’Asgi. «Il governo ha approvato il reddito di cittadinanza con un decreto legge proprio per ragioni di urgenza, con una corsa a erogare il sussidio prima delle elezioni europee e prima che fosse predisposta la struttura per l’avviamento al lavoro dei beneficiari. E invece per gli stranieri questa urgenza evidentemente non vale».

La lettera dell’Asgi all’Inps

Il tassello mancante, che ha portato l’Inps a sospendere le domande a tempo indeterminato, è il decreto attuativo dei ministeri del Lavoro e degli Esteri che dovrebbe indicare i Paesi d’origine degli stranieri nei quali è “oggettivamente impossibile” acquisire la documentazione comprovante la situazione reddituale, patrimoniale e familiare del richiedente.

Il decretone del reddito, poi convertito in legge a marzo, prevede per gli stranieri che vogliano ricevere il reddito di cittadinanza due requisiti: il permesso di lungo periodo e i dieci anni di residenza. Oltre al fatto che il valore del patrimonio immobiliare deve essere provato sia in Italia sia all’estero, con relativa certificazione dei Paesi di origine. Cosa che non sempre è possibile. Il ministero dell’Interno guidato da Matteo Salvini si è spinto persino a chiedere a tutti i principali Stati di provenienza dei migranti residenti in Italia di fornire indicazioni sulla possibilità per i cittadini emigrati di accedere al catasto dei Paesi d’origine. Ma nella casella di posta del Viminale non è arrivata ancora alcuna risposta. Redigere l’elenco dei Paesi esonerati da inserire nel decreto attuativo, a questo punto, sembrerebbe un’impresa quasi impossibile.

Il governo ha approvato il reddito di cittadinanza con un decreto legge proprio per ragioni di urgenza, con una corsa a erogare il sussidio prima delle elezioni europee e prima che fosse predisposta la struttura per l’avviamento al lavoro dei beneficiari. E invece per gli stranieri questa urgenza evidentemente non vale

Nell’attesa, i 90 giorni previsti per l’emanazione del decreto sono già scaduti. E gli stranieri che hanno fatto domanda del reddito aspettano senza ricevere risposta. Compresi i rifugiati, che per definizione non possono chiedere documentazione al Paese d’origine da cui sono fuggiti. «Abbiamo presentato ricorso d’urgenza a Brescia per un rifugiato del Ghana, in Italia dal 2000, la cui domanda è stata sospesa in forza della circolare dell’Inps», dice Guariso. «Di certo, da rifugiato, non può rientrare nel Paese d’origine, dal quale invece deve essere protetto».

Con la formazione del nuovo governo giallorsso, qualcosa nell’impianto del reddito potrebbe cambiare. Il Pd è contrario al vincolo dei dieci anni di residenza in Italia. E l’ipotesi sul tavolo è che possa essere abbassato a cinque anni. Resta da sciogliere il nodo della documentazione aggiuntiva sul “modello Lodi”, tanto caro alla Lega, quando alcuni bambini figi di stranieri vennero esclusi dalla mensa scolastica per l’impossibilità dei genitori di presentare documentazione aggiuntiva dei Paesi d’origine.

Gli stranieri che hanno fatto domanda del reddito aspettano senza ricevere risposta. Compresi i rifugiati, che per definizione non possono chiedere documentazione al Paese d’origine da cui sono fuggiti

Intanto, a guardare i numeri del rapporto dell’Inps sul reddito di cittadinanza aggiornato al 17 luglio, viene fuori che gli stranieri che accedono al sussidio sono molti meno di quanto dovrebbero essere. «Le cifre, precedenti alla circolare Inps, sono già molto basse. E dopo la circolare potrebbero essere ancora minori», dice Guariso.

Delle 905mila domande accolte dall’Inps, solo il 6% riguarda cittadini extra Ue. I nuclei di stranieri che hanno ottenuto il beneficio sono 48.353 su 704.570, pari al 6,8% del totale, cioè una percentuale più o meno corrispondente a quella dei cittadini extra Ue residenti in Italia. Ma, fa i conti l’Asgi, secondo l’Istat il rischio di povertà per gli stranieri è quasi il doppio rispetto a chi vive in famiglie di soli italiani (49,5% contro il 26,3%). Conclusione: «In assenza di discriminazioni collegate al titolo di soggiorno e alla durata della residenza, il gruppo sociale dei beneficiari avrebbe dovuto essere costituito in percentuale molto più elevata da cittadini stranieri».

Senza dimenticare, ricorda Guariso, che «il requisito del permesso di soggiorno di lungo periodo è contraddittorio. Perché per avere il permesso viene richiesto un reddito minimo di quasi 6mila euro, ma se hai questo reddito minimo non puoi ricevere il reddito e viceversa». La questione, non a caso, è già emersa con l’accesso al bonus bebè e al Reddito di inclusione (Rei), rinviandola alla Corte Costituzionale, che a breve si dovrà esprimere.

I patronati e le associazioni che stanno seguendo le pratiche di cittadini stranieri al momento “sospese” o respinte, stanno inviando le pratiche all’Inps via posta elettronica certificata. Ma, come prevedibile, dall’Inps nessuno risponde.

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