UMANI SADICI
13 Settembre Set 2019 0600 13 settembre 2019

La violenza sugli animali è in crescita, e denunciare non basta: ci vogliono leggi serie

La morte di Ruth è solo l’ultimo caso di maltrattamento di animali, in aumento nell’ultimo anno. Riforme e prevenzione nelle scuole il primo passo da compiere

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Ruth e Principessa: un cane e un gatto. Due animali, come tanti altri. Cosa li rende diversi? La violenza, furiosa e cieca dell’uomo verso di loro. Il caso di Partinico, in provincia di Palermo, dove un ottantenne ha ucciso a badilate Ruth, cagnolina meticcia, e poi ha tentato di darle fuoco con la benzina mostra fin dove può spingersi la crudeltà umana. Nel parco del Virgiliano a Napoli invece una donna ha sguinzagliato un pitbull contro Principessa, una gattina bianca e nera di un vicino gattile, che l’ha sbranata e lasciata in fin di vita. Due casi geograficamente distanti sì, ma molto vicini per la cattiveria umana che raccontano.

I numeri del maltrattamento contro gli animali fotografano bene lo stato della situazione. Il rapporto Zoomafia della Lega AntiVivisezione (LAV) riporta dati agghiaccianti: nel 2018 in Italia ogni 55 minuti è stato aperto un fascicolo giudiziario per reati a danni di animali. Totale: 26 fascicoli al giorno con 16 indagati al giorno, uno ogni 90 minuti. Numeri di gran lunga superiori a quelli degli ultimi anni. Numeri spaventosi, di cui dovremmo vergognarci. Eppure, le normative ci sono. La legge n.189 del 2004 disciplina il maltrattamento e l’uccisione degli animali, reati che prevedono multa o carcere ai sensi del Codice Penale. Dopo 15 anni però, un aggiornamento si rende forse necessario. Secondo Gianluca Felicetti, presidente della Lega AntiVivisezione, «serve inasprire le pene per i maltrattamenti. Spesso sono figli dei traffici della malavita organizzata, quindi è necessario che gli inquirenti possano fare indagini più approfondite. Inoltre non è possibile lasciare la possibilità ai condannati per maltrattamenti di tenere altri animali. È necesssario un divieto.». La recidiva, che significherebbe far soffrire altri animali, sarebbe deleteria.

Secondo il LAV solo il 30% dei processi per maltrattamento di animali che viene celebrato si conclude con una sentenza e appena la metà prevede una condanna

Proprio il caso di Partinico però mostra come si possa combattere la crudeltà contro gli animali. Se è stato possibile identificare l’assassino di Ruth il merito è di uno dei vicini che ha ripreso la scena. Una diversa cultura e sensibilità è perciò possibile. «Fino a trent’anni fa nessuno avrebbe denunciato l’anziano siciliano. Il coraggio di riprenderlo e denunciarlo è figlio di un comune sentire diverso nei nostri tempi, che porta chiunque a denunciare tali ingiustizie sulla stampa, la tv, i social» secondo la presidente dell’Enpa Carla Rocchi. Un aiuto importante per un fenomeno ormai in crescita costante. Le denunce aumentano, e questo porta conseguentemente più casi per i giudici. Il rischio però è che alla fine, tra mille cause, quelle contro i maltrattamenti di animali finiscano per essere considerate di serie B. Sempre secondo il LAV solo il 30% dei processi per maltrattamento di animali che viene celebrato si conclude con una sentenza e appena la metà prevede una condanna. Una minima parte dunque, e la causa è drammaticamente nota: i tempi lenti della giustizia. Rendere più rapidi i processi permetterebbe di condannare i responsabili evitando che la facciano franca.

Non basta ancora però: un problema culturale di questo peso va risolto anche a monte. Le scuole devono essere la prima tappa obbligata. Lo raccontano soprattutto i casi in aumento di mnorenni responsabili di violenze contro gli animali. Secondo Ilaria Innocenti, responsabile dell'area animali familiari del LAV, «è necessario sensibilizzare i ragazzi fin dall’età scolastica: deve definitivamente essere estirpata la cultura dell’animale come oggetto di cui si può disporre a proprio piacimento. Solo così possiamo eliminare il sadismo che spesso l’accompagna». Ne sono testimoni i tanti randagi, vittime di tagliole e cibo avvelenato, violenze che ancora rimangono sotto silenzio. Intervenire dalla più tenera età per evitare che il germe della cattiveria diventi definitivamente imperante nella nostra società è un obiettivo da perseguire con forza. Questi eventi non devono più accadere: denunciare non basta più.

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