Delitto perfetto
3 Ottobre Ott 2019 0600 03 ottobre 2019

Un anno dopo l’omicidio del giornalista Khashoggi, il leader saudita è riuscito a farla franca

L’Amministrazione americana ha fatto finta di niente di fronte all’efferato omicidio che, secondo uno che non si emoziona facilmente come il turco Erdogan, è stato l’evento più importante del XXI secolo

Mohammed Bin Salman_Linkiesta
MANDEL NGAN / POOL / AFP

Nel giorno in cui la Festa del cinema di Roma annuncia che a metà ottobre assegnerà un premio alla carriera a Viola Davis, la protagonista della serie How to get away with murder, in italiano Le regole per il delitto perfetto, il mondo libero non può dimenticare che ieri è stato l’anniversario dell’assassinio del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi, catturato, torturato, ucciso, fatto letteralmente a pezzi e bruciato nel giardino del consolato saudita di Istanbul. Un tipino che non si turba facilmente come il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha definito l’assassinio di Khashoggi come «l’evento più influente del ventunesimo secolo, dopo le stragi dell’11 settembre 2001».

Gli undici responsabili materiali sono formalmente sotto processo, a Riad, anche se del procedimento non si sa nulla, nemmeno se sia davvero iniziato, se non che, in caso di condanna, si concluderà con la pena di morte degli imputati. E figuriamoci se da quelle parti rinunciano a tagliare qualche altra testa.

La cosa certa però è che il principe ereditario del Regno dei Saud, Mohammed bin Salman, detto MBS, ha negato di aver ordinato l’omicidio, nonostante le inchieste giornalistiche e un rapporto dell’Onu sostengano il contrario. MBS sembra però aver seguito tutte le regole del diritto perfetto, compreso un magnanimo risarcimento milionario ai figli della vittima, come da insegnamenti della penalista Viola Davis nella serie tv.

La scommessa di MBS è andata a buon fine: sapeva perfettamente che Trump non avrebbe mosso un dito contro di lui, nonostante l’efferato omicidio di un fastidioso giornalista che svelava al mondo la realtà fittizia del suo programma riformatore

L’Amministrazione Trump non si è occupata del concittadino ucciso, limitandosi a ripetere la versione dell’alleato saudita. Il rapporto tra Trump e i Saud è più solido che mai, ben oltre la tradizionale alleanza tra americani e sauditi, una conseguenza (a non pensare male) dalla decisione di riallineare su Riad l’asse geostrategico che Obama stava cercando di spostare verso l’Iran, ma anche della personale amicizia tra il genero di Trump Jared Kushner e lo stesso MBS.

Kushner e MBS si incontreranno a fine mese nella cosiddetta “Davos nel deserto” che si tiene in un’Arabia Saudita che, in questi giorni, conduce sui giornali occidentali una campagna globale di marketing per raccontare una fantomatica apertura delle rotte turistiche nel Golfo, ma che in realtà serve soltanto a comprare influenza.

Un anno fa, pochi giorni dopo l’omicidio Kashoggi, le grandi corporation e i grandi fondi americani boicottarono la conferenza nel deserto, senza mai smettere ovviamente di fare business con i sauditi. Quest’anno, invece, saranno tutti presenti, come se dodici mesi fa nel consolato di Istanbul non fosse successo niente. La scommessa di MBS è andata a buon fine: sapeva perfettamente che Trump non avrebbe mosso un dito contro di lui, nonostante l’efferato omicidio di un fastidioso giornalista che svelava al mondo la realtà fittizia del suo programma riformatore. Kashoggi è stato assassinato, Trump imbarazza il suo paese e MBS è riuscito a farla franca, getting away with murder. Noi non possiamo fare altro che ricordarlo.

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