Respirare smog
17 Ottobre Ott 2019 0600 17 ottobre 2019

Fare come Germania e Svezia: solo così l’Italia può ridurre l'inquinamento atmosferico (e salvare il pianeta)

Secondo il rapporto dell’Agenzia europea per l'ambiente, l’Italia è prima per decessi prematuri a causa delle alte concentrazioni di ozono e di biossido di azoto. Per migliorare la qualità dell’aria serve uno sforzo maggiore: ne va della nostra salute e di quella del pianeta

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MARCO BERTORELLO / AFP

Il rapporto annuale sulla qualità dell’aria redatto dall’Agenzia Europea per l’ambiente (Aea) non lascia scampo: la situazione italiana è insostenibile. Lo raccontano i numeri. L’Italia è il primo paese nell’Unione Europea per decessi prematuri dovuti a concentrazioni elevate di ozono e biossido di azoto, il secondo invece per quanto riguarda il particolato fine PM 2,5. Un conto salatissimo, che è costato all’Italia più di 76 mila morti. Una vera e propria guerra. Per questo non può bastare il calo italiano ed europeo registrato rispetto all’ultimo report. I 19 mila decessi in meno sono perciò ancora pochi: serve uno sforzo maggiore. I cosiddetti Green New Deal, di cui tanto si parla in Italia e in Europa, devono fare di più. Ne va soprattutto della qualità dell’aria e della salute dei cittadini, di oggi e di domani.

Il livello registrato a Torino è talmente alto da contendere il primato di città più inquinata d’Europa a Parigi e Londra. La stessa situazione si riscontra anche a Padova, dove si segnala un alto livello di PM2 e PM10. Per entrambi i casi c’è decisamente poco da festeggiare.

Le rilevazioni dell’Aea sono preoccupanti. In Italia, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Polonia, Romania e Slovacchia c’è un sistematico e continuo sforamento della concentrazione delle polveri sottili nell’aria. Il livello registrato a Torino è talmente alto da contendere il primato di città più inquinata d’Europa a Parigi e Londra. La stessa situazione si riscontra anche a Padova, dove si segnala un alto livello di PM2 e PM10. Per entrambi i casi, c’è decisamente poco da festeggiare. Come riporta Legambiente, ad oggi sono già 20 le città capoluogo fuorilegge che si segnalano per aver sforato il limite annuale di 35 giorni previsto per le polveri sottili (50 microgrammi a metro cubo). Quasi tutte sono nella Pianura Padana, come Milano, Torino e Pavia che superano i 50 giorni di sforamento. Secondo Federico Spadini di Greenpeace, «i dati emersi dalla ricerca europea mostrano come la situazione non vada presa sottogamba. Sono dati allarmanti che impongono una riflessione, perché collegati direttamente alle cause della crisi climatica di cui tanto si discute oggi. La sistematica violazione dei limiti impone una riflessione su quanto incidono il sistema dei trasporti, le fonti energetiche, il contesto industriale, quello agricolo e gli allevamenti nella qualità dell’aria. Sono queste le principali cause delle concentrazioni elevate». Eppure, basterebbero pochi cambiamenti in alcuni settori mirati per ottenere una notevole riduzione dei gas serra. A beneficiarne sarebbe non solo la qualità di quello che respiriamo ma anche il pianeta.

I governi mondiali stanno varando una serie di Green New Deal per ridurre le emissioni. Tra questi c'è anche l'Italia. A cui però sia Legambiente sia Greenpeace non lesinano le critiche

Per questo i governi mondiali stanno varando una serie di Green New Deal per ridurre le emissioni. Tra questi c’è anche l’Italia. A cui però sia Legambiente sia Greenpeace non lesinano le critiche. Spadini definisce «decreto legge clima varato dal Conte II è insoddisfacente. È stato tolto ogni riferimento ai combustibili fossili, quando in realtà bisogna intervenire proprio in quel settore, una delle cause principali di inquinamento come la produzione agricola e gli allevamenti. Un passo importante è stato fatto con gli incentivi alla rottamazione degli Euro 3, ma non possono bastare. Serve di più per migliorare davvero l’aria e salvaguardare il pianeta». Secondo il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani si pone come necessario «un Piano Nazionale contro l’inquinamento, che riduca il traffico motorizzato privato, investa sulla mobilità urbana sostenibile di persone e merci, potenzi e incentivi il trasporto pubblico locale, pendolare e su ferro, quello intermodale, e riduca le emissioni agricole, industriali e quelle prodotte dalle centrali elettriche a fonti fossili e dal riscaldamento degli edifici». Secondo le associazioni, il decreto legge clima, approvato pochi giorni fa, perciò non basta.

Gli esempi però in giro per il mondo non mancano. «A livello europeo si sta già attivamente lavorando per combattere i cambiamenti climatici anche se tutti i governi sono stati richiamati a rivedere i loro piani energetici entro la fine dell’anno». Tra le eccezioni c’è la Svezia, che ha bloccato l’autorizzazione di un nuovo terminale Göteborg per il gas naturale liquefatto, finanziato dalla Ue, sulla base di considerazioni climatiche. Un altro Paese virtuoso è la Germania, che ha da poco avviato un importante green new deal da 54 miliardi entro il 2023 con una riduzione del 55% della CO2 entro il 2030. Un piano che anche noi dovremmo pensare di copiare se vogliamo davvero combattere l’inquinamento atmosferico e il riscaldamento globale. Lo dobbiamo alle nuove generazioni e a noi stessi.

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