Vocazione antirenziana
18 Ottobre Ott 2019 0600 18 ottobre 2019

Si apre la Leopolda, ma anche una grande opportunità per il Pd

Renzi presenta il suo partito, ma adesso sono i democratici a dover decidere che cosa fare da grandi: alleanza strategica con i cinque stelle o un movimento socialista del futuro che rappresenti la generazione Greta e AOC. L'alternativa è cedere al dinamismo di Italia Viva

Matteo Renzi Leopolda Linkiesta
(CLAUDIO GIOVANNINI / AFP)

Il Partito democratico aveva una formidabile idea, quella della vocazione maggioritaria di Walter Veltroni, il progetto di trasformarsi in un partito moderno capace di superare le originarie tradizioni post comunista e post democristiana e di aprirsi alla cultura liberale e riformista. L’intoppo è arrivato quando ha trovato in Matteo Renzi il leader in grado di realizzarla sul serio.

A quel punto, anche per mancanze renziane, il Pd ha cominciato la marcia indietro e si è impegnato a far emergere una più rassicurante vocazione minoritaria. Ogni tentativo di allargare l’orizzonte geografico del partito, cioè provare a convincere gli elettori dell’altra parte, anziché essere salutato stappando elitariamente champagne è stato trattato come un tradimento dei valori tradizionali.

L’obiettivo è diventato urgente: abbattere Renzi. E, in alleanza diretta con l’establishment spaesato perché il potere politico non rispondeva più al telefono e indiretta con la destraccia nazionalpopulista, la ditta ha prima indebolito e poi abbattuto l’usurpatore.

Oggi il Pd è poco più di un’agenzia interinale che fornisce professionisti di buona qualità a governi presentabili. Non è una gran cosa, ma non è nemmeno pochissimo, guardando la banda di sciagurati che scorrazza altrove

Renzi se ne è andato a fondare Italia Viva, oggi alla Leopolda di Firenze, ma il paradosso è che adesso è il Partito democratico a dover decidere che cosa vuole fare da grande. Oggi il Pd è poco più di un’agenzia interinale che fornisce professionisti di buona qualità a governi presentabili. Non è una gran cosa, ma non è nemmeno pochissimo, guardando la banda di sciagurati che scorrazza altrove. Ma il rischio è che alla lunga questa fabbrica di esperti si trasformi in un serbatoio bucato di voti per Renzi o per chiunque altro riuscirà a proporre una visione alternativa allo sfascio attuale.

Le strade politiche percorribili per il Pd sono due. La prima è quella cara all’attuale leadership Zingaretti-Franceschini, cioè diventare un alleato strategico del Movimento cinque stelle per esercitare nel tempo un’egemonia culturale sulla Casaleggio associati, e nelle more essere pronto a invocare la galera per gli evasori, ad abbracciare il populismo e a tenersi Virginia Raggi. A rendere ancora più grottesca la prospettiva c’è anche la possibilità non remota di dover accettare la guida politica del professor Conte e di Rocco Casalino in cambio di un sostegno elettorale alle amministrative in Umbria, Calabria ed Emilia Romagna. Immagino già Renzi leccarsi i baffi.

La seconda strada è decisamente più ambiziosa, ed è quella di trasformare il Pd in un partito socialdemocratico contemporaneo, capace di parlare alla generazione post Millennial di Greta e di Alexandria Ocasio-Cortez. Cercare di costruire una sinistra socialista del futuro, nuova e non ideologica come quella del passato, avrebbe un senso in sé e diventerebbe il partner ideale della cosa renziana. Al momento, però, nel Pd non c’è nessuno che indichi in modo autorevole questa direzione, al contrario di quanto succede negli Stati Uniti con Bernie Sanders e in particolare con Elizabeth Warren. Se per un bizzarro congiungimento astrale il suggerimento arrivasse dalla Leopolda, l’edizione numero dieci passerebbe alla storia come quella che ha fatto nascere due nuovi partiti, alternativi ma complementari, separati ma uniti contro i demagoghi e i sovranisti.

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