22 Ottobre Ott 2019 0600 22 ottobre 2019

Il governo vuole combattere l’evasione delle partite Iva, ma non tocca le multinazionali

Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato, commenta la Manovra: «Fin quando si darà la colpa solo all’idraulico, al parrucchiere, al commerciante e al ristoratore, non andremo da nessuna parte. Quante multinazionali hanno la sede in Italia?»

Cesare Fumagalli_Linkiesta
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La via dell'inferno fiscale italiano è lastricata di buone intenzioni. Si potrebbe riassumere così la polemica degli ultimi giorni sulla Manovra. Mancano i dettagli nero su bianco, ma già dal documento programmatico di bilancio, il governo ha fatto capire che aumenterà in modo indiretto le imposte ai lavoratori autonomi per recuperare un po' di gettito: 250 milioni il prossimo anno e 1,8 miliardi nel 2021. E lo farà in due modi. Primo, non manterrà la promessa di applicare dal 2020 il regime forfettario al 20% per i lavoratori autonomi che dichiarano tra i 65 mila e i 100 mila euro. Secondo: toglierà la possibilità di fare la detrazione automatica per chi dichiara tra i 30 mila e 60 mila euro. Tradotto: più obblighi e scartoffie per i liberi professionisti e freelance che per abbattere il proprio imponibile dovranno provare di aver sostenuto le spese necessarie a compiere il proprio lavoro. La buona intenzione era combattere l’elusione fiscale ed eliminare gli effetti distorsivi della legge voluta dal governo Lega-M5S che ha costretto il passaggio di molti lavoratori dipendenti alla partita Iva per risparmiare di più. La via dell'inferno sarà quella del fisco italiano sempre più complicato per i lavoratori autonomi che non guadagnano cifre da capogiro e lottano ogni giorno contro la burocrazia. «Sembra di essere tornati alle demonizzazioni dei piccoli commercianti. Si evidenziano i loro difetti per coprire quelli dei soggetti più grandi. Per fortuna che due azionisti del governo, Di Maio e Renzi hanno posto attenzione a questi temi» , spiega a Linkiesta Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato. «Confidiamo molto nel 27 ottobre e nel 26 di gennaio, cioè nelle elezioni in Umbria ed Emilia Romagna. Speriamo che il timore di perdere i voti li dissuada ad andare avanti su questo percorso».

Ecco Fumagalli, che cosa non le piace della manovra?
Una legge di Bilancio che su 30 miliardi ne dedica 23 a evitare l'aumento automatico dell’Iva sembra un provvedimento da “pari e patta”. Non si può parlare di manovra espansiva, e invece questo Paese che cresce di uno zero virgola ne avrebbe tanto bisogno.

Eppure questo Governo è nato proprio per evitare l’aumento automatico dell’Iva.
Guardi, quando c’era lo scorso Governo noi siamo stati gli unici a dire che le clausole di salvaguardia non devono essere un tabù. L’abbiamo detto sia al Viminale da Salvini che a Conte a Palazzo Chigi, perché se le risorse sono poche a disposizione non si possono mettere tutte su questo vincolo. Non abbiamo mai pensato a un aumento automatico selvaggio, quanto a un ritocco. E come vede questo Governo lo ha fatto parlando di rimodulazione. Ma il problema è un altro.

Quale?
Nel documento programmatico di bilancio c’è scritto che oltre 7 miliardi arriveranno come ricavo dalla lotta all’evasione fiscale. Una battaglia che noi di Confartigianato supportiamo come tutti gli altri. Però non con la versione intravista fino a qui e le parole d’ordine finora utilizzate. Speriamo di essere smentiti presto dal Governo, ma fin quando si darà la colpa solo all’idraulico, al parrucchiere, al commerciante e al ristoratore, non andremo da nessuna parte. E sto citando le categorie tirate fuori dai giornali nelle ultime settimane.

Secondo lei c’è un accanimento verso i commercianti?
Come mai non si parla più di web tax? Perché non si denuncia l’esistenza scandalosa di alcuni paradisi fiscali all’interno dell’Unione europea. Sa qual è la massima ambizione di una piccola impresa o di una partita Iva? Avere il livello di tassazione dei giganti del Web. Se un artigiano potesse avere la pressione fiscale che hanno i vari Google, Facebook ed Apple farebbe festa per un mese.

Se n’è parlato poco, è vero, ma dal 1 gennaio sarà applicata un’aliquota del 3% sui ricavi oltre 750 milioni delle multinazionali digitali.
Vedremo, perché servirebbe un accordo anche a livello europeo. Ma allora occupiamoci anche delle prime cento aziende italiane, già che ci siamo. Quante hanno la sede fiscale in Italia? Se l’artigiano avesse la pressione fiscale delle multinazionali italiane, magari non farebbe festa un mese, ma una settimana sì. Guardate che la lotta all’evasione è una cosa seria. E deve essere affrontata in tutti gli aspetti che la determinano. Se ci si limita solo alla questione del contante, la deducibilità delle spese ordinarie dell’idraulico non va bene. Il Governo nega di voler contrastare solo l’evasione da sottofatturazione, che è quella dei piccoli, ma in realtà gli strumenti previsti dal Nadef si concentra tutto lì.

Come la decisione del Governo di non applicare dal 2020 il regime forfettario al 20% per i lavoratori autonomi che dichiarano tra i 65 mila e i 100 mila euro?
Esatto. C’è stato uno scandaloso cambio di destinazione delle risorse. Perché il provvedimento del governo gialloverde prevedeva 2,1 miliardi nel triennio per ridurre il carico fiscale a un pezzo importante del sistema produttivo e dei servizi italiani: la fascia di imprese con ricavi tra 65mila e 100mila euro. Aver eliminato la sua applicazione è un errore strategico.

Perché?
Perché se il nuovo Governo ci avesse detto che il problema era la tassa piatta lo avremmo capito. Però potevamo restare con le modalità di rimodulazione legate alle curve e agli scaglioni Irpef dedicate alla stessa platea. Invece l’hanno cambiata di colpo. I 2,1 miliardi dedicati ai titolari di partita Iva e piccola impresa con ricavi compresa in quella fascia sono spariti. E quei soldi sono stati usati per ridurre le imposte sui lavoratori dipendenti. Il cuneo fiscale per intenderci, quella parolina magica sotto cui nessuno va mai a vedere cosa c’è. Almeno si assumessero la responsabilità di dire che l’hanno tolto per darlo ad altri. Il problema è che è una guerra tra poveri e lascia fuori i grandi soggetti.

Oltre la fatturazione elettronica dal primo gennaio ci sarà anche la telematizzazione degli scontri e delle ricevute istantaneamente note al fisco. Quale diavolo può essere il passaggio ulteriore? Un finanziere per ogni azienda?

Cesare Fumagalli, segretario Confartigianato

Anche l’idea di sanzionare i commercianti che non fanno pagare con il Pos è una guerra tra poveri?
L’idea di una doppia tassa: 30 euro, aumentata del 4% del valore della transazione per la quale sia stata rifiutata l’accettazione del pagamento con mezzi elettronici è una leggerezza. Basta vedere l’opposto: come è stata gestita con successo la fatturazione obbligatoria universale. Con i precedenti governi, noi di Confartigianato avevamo ottenuto che almeno durante la prima applicazione nessuno fosse sanzionato. Sei milioni di persone che di colpo passano alla fatturazione obbligatoria è una roba che ci aspetteremmo di vedere in Giappone o Corea del Sud. Da noi è stato un successo e sa perché?

Ce lo dica.
Perché abbiamo accompagnato i nostri associati nell’applicazione senza demonizzarli. E nessuno ha detto bah perché il processo è stato portato avanti senza isterismi. E ora oltre la fatturazione elettronica dal primo gennaio ci sarà anche la telematizzazione degli scontri e delle ricevute istantaneamente note al fisco. Quale diavolo può essere il passaggio ulteriore? Un finanziere per ogni azienda? Il gioco non vale la candela, i costi sarebbero più dei benefici. La lotta all'evasione sta prendendo una brutta piega. Sembra di essere tornati alle demonizzazioni che evidenziando alcuni coprono altri.

Però per bilanciare il Governo sta pensando di abbassare le commissioni per i commercianti che usano il Pos.
Purtroppo non riguarda tanto il Governo. Dietro l’applicazione delle commissioni sul Pos ci sono due tre grandi soggetti internazionali. E a dire il vero è l’aspetto che mi preoccupa di meno perché i veri nemici di queste multinazionali, sono già le nuove modalità di pagamento elettronico che soppianteranno le commissioni. Tra cinque anni le carte di credito saranno pezzi di antiquariato.

A proposito di antico, il Governo sta pensando di ripristinare il limite del contante da tremila a mille euro, come ai tempi del governo Monti.
Mi affido alle parole di un insospettabile come Vincenzo Visco che ha detto: "Si può fare molto più evasione taroccando i bilanci che con l'uso del contante.

Ci sarà qualcosa che vi soddisfa della Manovra.
Il pacchetto di industria 4.0 ci piace in generale, e ancora di più nell'ultima versione della scorsa legge di bilancio che ha introdotto anche delle graduazioni. Ovvero più piccola è l’impresa più usufruisce delle agevolazioni. È un principio sancito dall'Unione europea con lo small business act: gli interventi si riducono nell'intensità delle agevolazione al crescere della dimensione dei soggetti.

La scorsa settimana ha incontrato il ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli per chiedergli di cambiare gli ecobonus ed ecosisma. Cosa non vi convince?
Lo scorso Governo aveva previsto che ogni cittadino avesse la possibilità di adire alle agevolazioni eco bonus legato alla riduzione dei consumi energetici. Ma anziché dedursi in dieci anni lo sconto del 50% o dell’85% nel caso massimo del sisma bonus, qualcuno del Governo ha pensato di dare una potente spinta al mercato. E così hanno tolto la detrazione in dieci frazioni in dieci anni e al loro posto hanno dato al consumatore la possibilità di pagare direttamente la metà. Senza detrazioni o altro. Una ratio incomprensibile.

Facciamo un esempio per capire.
Mettiamo che un cittadino paghi 100 per cambiare gli infissi. Prima si spendeva 100 e in 10 anni si detraeva il 10% ogni anno. Ora con l’ecobonus del governo il cittadino paga direttamente 50. Il paese dei balocchi per i consumatori ma anche per lo Stato visto che non aggrava nulla sul bilancio pubblico. Peccato che c’è un soggetto terzo che va a gambe all’aria: gli installatori che cambiano gli infissi che per legge possono dedurre in cinque anni rispetto a quello che devono versare. Ma un’azienda piccola di infissi già se ha due o tre clienti non ci sta con i conti. Mentre le grandi aziende con importanti partite fiscali possono aspettare tempo senza problemi prima di compensare. E a quel punto si prendono anche il mercato. Lo ha riconosciuto anche l’Autorità Garante della Concorrenza e Mercato.

Cosa vi ha detto il ministro Patuanelli?
Che cercherà la quadra. Sarà difficile tutelare il bilancio dello Stato, i consumatori e gli installatori con il poco che c’è. L’ultima volta che qualcuno ha moltiplicato i pani e i pesci è successo a Cana qualche millennio fa.

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