architetture
5 Novembre Nov 2019 0600 05 novembre 2019

L’opera a Baghdad: così i teatri occidentali conquistano il Medio Oriente

Baluardo della cultura europea, la musica lirica (con tutte le sue declinazioni) ha successo anche ad altre latitudini, dove assume il ruolo di luogo del dialogo tra le culture, porta di accesso al mondo, piattaforma per la valorizzazione dei talenti locali, leva per la creazione di posti di lavoro

000 14C44Q
SAUDI GENERAL CULTURE AUTHORITY / AFP

L’opera rimane ancora oggi una delle forme d’arte e di spettacolo più celebrate al mondo. La sua promozione e la sua divulgazione, in qualsiasi continente, richiede uno sforzo collettivo sia da parte del settore pubblico (le istituzioni, lo Stato), che di quello privato (sponsor, donors).

Ci sono due modelli fondamentali di organizzazione della produzione artistica all’interno di un teatro d’opera: il sistema della stagione e il sistema del repertorio. Molti dei teatri d’opera utilizzano oggi un modello ibrido e alcune organizzazioni operano in una modalità simile a quella di un festival, con un orizzonte temporale limitato (ad esempio programmando opera esclusivamente durante il periodo estivo).

I teatri d’opera italiani hanno tradizionalmente adottato il sistema della stagione, in cui una compagnia artistica e un cast di cantanti sono chiamati a lavorare in un teatro per l’allestimento di una produzione di un titolo d’opera specifico, per un periodo di tempo limitato. La produzione, proposta al pubblico con più recite, raramente viene riproposta nella stagione successiva. Anche grandi teatri dell’opera nel Regno Unito e negli Stati Uniti d’America tendono ad adottare il sistema della stagione, ma il più delle volte in una forma ibrida, che prevede ad esempio la messa in scena di più produzioni e la loro alternanza nell’arco di breve periodo; metodo, questo, quasi mai adottato da teatri italiani, se non in occasione di alcuni festival (come nel caso della stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma a Caracalla). In generale, nei teatri italiani, i lavori di preparazione della produzione di una nuova opera partono sempre dopo l’ultima recita del precedente allestimento.

Il sistema del repertorio è invece particolarmente diffuso in Germania e in Europa centrale. I teatri d’opera che hanno adottato questo sistema hanno compagnie di cantanti permanenti in sede che si esibiscono, a turnazione, in più opere. Ciascuna produzione allestita è messa in scena per diversi mesi e spesso è riproposta nelle stagioni successive.

Il sistema della stagione è spesso preferito a quello del repertorio, in quanto si ritiene che sia capace di offrire standard artistici più alti, grazie a un periodo più lungo e concentrato di prove, alla selezione di cantanti specializzati in un ruolo specifico, di registi e direttori d’orchestra più idonei all’allestimento di un particolare titolo d’opera.

In termini di status giuridico, i teatri d’opera sono quasi tutti istituzioni non profit o pubbliche. In Europa i governi sono quasi sempre coinvolti nel sostegno dei teatri, per il tramite diretto delle istituzioni (come è il caso di Francia e Germania). In Italia, Stati Uniti e in Inghilterra i teatri d’opera sono spesso organizzati come fondazioni private, con forti legami con le istituzioni centrali e locali. In entrambi i casi, i governi, a livelli differenti, giocano un ruolo fondamentale nella governance dei teatri, specialmente in Europa, dove spesso hanno l’autorità diretta di nominarne i vertici. Le istituzioni pubbliche hanno dunque un controllo diretto su molte delle organizzazioni culturali, anche dal punto di vista economico-finanziario.

I teatri d’opera hanno diverse fonti di reddito, in base al tipo di sistema di finanziamento nazionale e locale da cui dipendono. Il finanziamento pubblico diretto prevede sovvenzioni di vario tipo, che vengono elargite il più delle volte per il tramite dei ministeri della Cultura e/o dalle amministrazioni locali (Regioni, Comuni, Province) o di “istituzioni veicolo”, come ad esempio l’Arts Council nel Regno Unito. In Europa il finanziamento pubblico rappresenta la maggior parte del contributo economico che riceve un teatro. Il finanziamento privato può arrivare per il tramite di organizzazioni non profit (principalmente fondazioni), aziende o singoli privati che contribuiscono con donazioni liberali e sponsorizzazioni. Il contributo da parte dei privati è decisamente più frequente negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dove c’è una tradizione più radicata di partecipazione del privato a sostegno del settore culturale, spesso come risultato di specifiche politiche sviluppate a livello nazionale (deduzione fiscale e incentivi per aziende e privati che sostengono le arti). L’incasso della biglietteria è uno degli indicatori più significativi della capacità di funzionamento di un teatro d’opera.

Il processo di vendita dei biglietti dipende prima di tutto dalla politica di prezzo adottato dal teatro stesso. Il prezzo è stabilito in base al tipo di domanda (tipologia di pubblico potenziale), dal tipo di produzione (un titolo d’opera “popolare” avrà certamente più successo di un titolo di opera sperimentale) e dalla dimensione della sala (numero dei posti disponibili). Ovviamente, la politica dei prezzi è influenzata anche dal quadro di riferimento delle politiche culturali nazionali e locali, nonché dalle attività collaterali di carattere commerciale (merchandising, diritti radiotelevisivi ecc.).

Il budget dunque necessario per il funzionamento di un teatro d’opera dipende principalmente dalla dimensione dell’organizzazione stessa (in particolare dalla tipologia e dalla quantità di personale assunto). Uno degli elementi di criticità più evidenti è l’incapacità (e l’impossibilità) da parte dei teatri di coprire i costi solamente attraverso i ricavi. Il sistema di funzionamento di un teatro d’opera, secondo il modello attuale, non può prescindere in definitiva dall’intervento esterno del settore pubblico e/o privato. In altre parole, uno spettacolo d’opera non avrà mai la capacità di autosostenersi attraverso la sola vendita dei biglietti, né tantomeno di attivare un’economia di profitto.

Nel corso degli ultimi quindici anni, sono stati edificati nel Medio Oriente e nel Nord Africa circa 10 nuovi teatri d’opera e performing arts center, altrettanti sono stati restaurati e ammodernati. Dal Maghreb alla penisola araba tutta, i governi stanziano finanziamenti di decine di milioni di euro per sostenere un nuovo sviluppo culturale. Distretti culturali, città della cultura, complessi multifunzionali diventano i nuovi principali centri di attrazione e produzione di antiche e nuove città, che sempre più fanno dell’arte, del teatro, della musica, dello spettacolo dal vivo il punto di forza per un rilancio non solo culturale, ma anche economico, sociale e turistico dei loro paesi.

In particolare, il luogo “teatro d’opera”, il cui modello più volte si è visto recentemente in crisi nel mondo occidentalizzato, sembra ricoprire un nuovo ruolo strategico nelle società arabe-mediorientali: l’opera house come luogo del dialogo tra le culture, porta di accesso al mondo, piattaforma per la valorizzazione dei talenti locali, nuova leva per la creazione di posti di lavoro, attivatore di sviluppo economico e crescita sociale, attrattore turistico e strumento di valorizzazione del territorio. In una città evoluta e civilizzata sembra proprio non possa e non debba mancare oggi un teatro dell’opera.

Tuttavia, i teatri d’opera costruiti nel XXI secolo si scoprono profondamente diversi dai loro antenati europei: edifici multifunzionali all’avanguardia, sale teatrali spesso integrate all’interno di enormi complessi, programmazioni artistiche decisamente variegate, assenza di compagini professionali residenti, mancanza di strategie gestionali definite e a lungo termine. Insomma, sembra che alle straordinarie capacità ingegneristiche e imprenditoriali di questi paesi, spesso, non sia corrisposta altrettanta capacità nella progettazione di modelli amministrativi e gestionali sostenibili e scalabili. Ovviamente ogni teatro, città e paese rappresenta un caso a sé. Interessante dunque sarà trattarli singolarmente, uno per uno.

da: I teatri d’opera in Medio Oriente e Nord Africa. Genesi, evoluzione e politiche culturali, di Paolo Petrocelli, Carocci editore (2019)

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook