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22 Novembre Nov 2019 0600 22 novembre 2019

Ecco come il guru amico di Di Maio prova a vendere al governo una sòla da 25 milioni

Mimmo Parisi, mitologico prof del Mississippi messo dai Cinque stelle all’Anpal per realizzare il reddito cittadinanza, prova l’ultima carta per piazzare la sua app che secondo Ernst & Young si fa con 600 mila euro

Mimmo Parisi Linkiesta
(Foto di Andrea Pirri)

Il sipario sulla parabola del professore del Mississippi Mimmo Parisi potrebbe alzarsi o calare del tutto nel cda dell’Agenzia nazionale delle politiche attive (Anpal) del prossimo 25 novembre. L’italoamericano, portato da Luigi Di Maio in Italia alla presidenza di Anpal e presentato nelle convention come guru del reddito di cittadinanza e padre dei navigator, lunedì tenterà l’ennesima carta per incassare la vendita della sua app “Italy Works”, che replicherebbe in Italia la piattaforma di incrocio tra domanda e offerta di lavoro che Parisi ha già venduto negli Usa allo Stato del Mississippi (Mississippi Works). La strategia del prof esperto di dati sarà quella di convincere gli altri membri del cda della parzialità del documento di consulenza prodotto dalla società Ernst & Young su richiesta di Anpal, che smonta pezzo per pezzo il piano milionario Parisi.

Il parere prodotto da Ernst & Young sostiene che per sviluppare la piattaforma informatica per la ricerca del lavoro ai beneficiari del reddito basta sistemare l’infrastruttura già presente, My Anpal – il cui sviluppo si è arenato dopo l’arrivo di Parisi – con un costo di meno di 1 milione di euro, circa 600mila euro, anziché i 25 milioni stanziati dai Cinque Stelle nel precedente governo e confermati da Invitalia – l’agenzia statale incaricata della realizzazione della app. Un documento che ha mandato su tutte le furie Parisi, che a fine settembre avrebbe contattato direttamente gli uffici di Ernst & Young Italia per chiedere chiarimenti sulla consulenza prodotta.

Nonostante le crisi di governo, il cambio della maggioranza e il passaggio di consegne da Di Maio a Nunzia Catalfo al ministero del Lavoro, negli ultimi mesi Parisi ha continuato a lavorare nelle retrovie per realizzare il suo obiettivo: lo sviluppo di “Italy Works”, secondo il progetto che con una certa disinvoltura presentò ai funzionari di Anpal non appena insediato alla presidenza dell’agenzia (quel documento portava in calce il nome dell’ingegnere Johnathan Barlow del centro di ricerca sui Big Data di Starkville Nsparc, tramite il quale Parisi ha sviluppato e venduto la sua app). Facendo emergere già allora il pericolo di un grosso conflitto di interesse, nel caso in cui il prof di origini pugliesi, più esperto di Big Data che di politiche attive del lavoro, si fosse trovato a vendere e a comprare la sua stessa applicazione. Anche perché, poco prima di fare le valigie per l’Italia, insieme alla moglie Michelle, nel maggio 2018 Parisi aveva stranamente fondato negli Usa una nuova società, “Valentz Inc.”, che ad oggi – come Michelle Parisi conferma a Linkiesta – «non risulta attiva».

La strategia del prof esperto di dati sarà quella di convincere gli altri membri del cda della parzialità del documento di consulenza prodotto dalla società Ernst & Young su richiesta di Anpal, che smonta pezzo per pezzo il piano milionario Parisi

Alla fine, dopo le promesse di gare pubbliche – mai realizzate – da parte di Di Maio e le diverse incursioni “pro Parisi” prima in una bozza del decreto sblocca cantieri, poi nel decreto crescita, nel decretone sul reddito di cittadinanza è comparso a sorpresa un emendamento in cui si dice che Anpal si sarebbe potuta servire di una società in house per l’affidamento diretto dello sviluppo della sua app. Sul piatto vengono messi ben 25 milioni di euro destinati alla piattaforma e sottratti alle risorse dirette ai centri per l’impiego. E a giugno il cda di Anpal dà il via libera alla stipula di una convenzione con Invitalia per l’acquisto della struttura. L’agenzia partecipata dal ministero dell’Economia, dopo qualche mese, produce un documento con una stima dei costi che si discosta ben poco dal progetto Parisi. La stima fatta da Invitalia è di un costo di 17 milioni di euro di spese “vive” – 5 milioni di servizi interni più 12 per l’affidamento dello sviluppo a società esterne tramite Consip – più altre spese accessorie. Per arrivare guarda caso esattamente alla cifra dei 25 milioni di euro stanziati nel decretone.

Per l’analisi di congruità del piano di fabbisogno proposto da Invitalia, viene però coinvolto un terzo soggetto indipendente: la società di consulenza Ernst & Young. Che a fine settembre rilascia un parere di 40 pagine in cui si analizza punto per punto il progetto “Italy Works”, arrivando alla stima dell’«effort necessario per realizzare le singole fasi progettuali previste, ossia: l’analisi, il disegno, lo sviluppo, il collaudo e il go-live». Dopo aver elencato le infrastrutture già presenti in Anpal che potrebbero essere riutilizzate e rinnovate – dai profili dei datori di lavoro all’algoritmo di incontro domanda-offerta – il documento sostiene che per la realizzazione della piattaforma destinata a trovare un lavoro ai percettori del reddito di cittadinanza sono necessari circa 2mila giorni di lavoro per uomo. Tradotto: meno di 1 milione di euro di costi.

Un risultato che non giustificherebbe quindi il ricorso al piano Invitalia da 25 milioni di euro. Facendo cadere quindi la scelta su una gara pubblica aperta al mercato. La stessa neoministra del Lavoro dei Cinque Stelle Nunzia Catalfo, forse stupita dal risultato, si è presentata negli uffici di Anpal accompagnata dal suo staff per studiare le funzionalità della piattaforma già esistente.

Dall’analisi di Ernst & Young viene fuori che per realizzare la piattaforma informatica servirebbe meno di 1 milione di euro, anziché i 25 milioni stanziati dai Cinque Stelle

Per alcuni, in effetti, il risultato della consulenza prodotta da Ernst & Young potrebbe essere una buona notizia, visto che si risparmierebbe un bel gruzzolo rispetto alla spesa di 25 milioni, soprattutto in fase di manovra. Ma non per Parisi, che a fine settembre ha contattato la stessa Ernst & Young, criticando il risultato. E per riprendere il filo con il primo progetto, si è fatto dare anche mandato dal cda di Anpal di interloquire lui stesso con Invitalia. Tant’è che l’ad di Invitalia Domenico Arcuri, arrivato al quarto mandato e non ancora rinnovato, ha pure partecipato al penultimo cda di Anpal del 17 ottobre scorso. Un’anomalia che non si era mai vista.

La palla ora passa agli altri due membri del consiglio di Anpal, che potrebbero avallare o meno il risultato dell’analisi della società di consulenza, bloccando o dando il via libera al piano “Italy Works” di Parisi. Uno è Giovanni Capizzuto, ex capo della segreteria tecnica di Di Maio nominato in extremis dallo stesso capo politico dei Cinque Stelle poco prima di trasferirsi alla Farnesina. L’altro è Claudio Di Berardino, assessore Pd al Lavoro della Regione Lazio, nominato dalla Conferenza delle Regioni, che più volte si è posto in contrasto con il piano Parisi quando al governo c’erano i gialloverdi. Se il piano Parisi venisse affossato, il professore del Mississippi potrebbe a questo punto rifare le valigie e tornare con un pugno di mosche in mano nella sua tenuta di Starkville. Anche perché l’aspettativa chiesta alla Mississippi State University (pena incompatibilità con la carica italiana) termina il prossimo febbraio.

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