Niente sconti sulla cultura
13 Gennaio Gen 2020 0600 13 gennaio 2020

Alternative per un’economia libraria sostenibile

L’avvento delle grandi catene, e soprattutto dell’e-commerce, ha messo in crisi il mercato dell’editoria, facendo chiudere i battenti a molte piccole librerie e non solo. Ma c’è chi ha saputo reinventarsi, continuando a coltivare la cultura: l’esempio di Luca Santini e della sua libreria itinerante

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Photo by Thought Catalog on Unsplash

Silenziosamente, ma inesorabilmente, l’emorragia di lettori continua a imperversare nel Paese. Romanzi, saggi, raccolte di poesia, letteratura rosa, fantasy e chissà quanti altri generi e volumi rimangono lasciati a prender polvere sugli scaffali. Con appena un libro letto all’anno per 6 italiani su 10 (la media, per quasi metà della popolazione, è di un titolo ogni 4 mesi) e non più di un’ora di tempo dedicata alla lettura per oltre il 90% delle persone, gli unici veri, voraci lettori rimangono solo i bambini. Quelli che “hanno il tempo e nessuna preoccupazione”, si dirà. E anche loro, a dirla tutta, ormai faticano in termini di tempo e numeri. Un dato che si lega a doppio filo con la nostra posizione di fanalino di coda tra i Paesi Ocse per livello di comprensione dei testi: solo il 24,8% ha competenze adeguate per capire ciò che legge, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di capacità di collegamento fra le notizie, accesso al mercato del lavoro e, più in generale, di analisi della realtà.

Questo nonostante il mercato se la passi meglio: il 2018 si è chiuso con un fatturato di 3,170 miliardi di euro, in crescita del 2,1% rispetto all’anno precedente, un +1,4% di case editrici attive (sono 4.972 quelle che hanno pubblicato almeno un titolo nel corso dell’anno) e un numero di titoli in aumento, per un totale complessivo di 78.875 novità. A crescere di più i volumi specialistici (+15,8%) e la non fiction generale (+13,1%), secondo quanto emerge dal Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2019, a cura dell’Ufficio Studi dell’Associazione Italiana Editori.

Ma i numeri più importanti, si sa, sono quelli relativi ai lettori, non soltanto alle copie fatturate. L’avvento di Amazon e dell’e-commerce ha democratizzato l’accesso ai libri, rendendoli più facili da comprare. La tecnologia consente di leggere recensioni, ottenere consigli e cambiare la modalità di fruizione del testo scritto attraverso gli e-book, altra rivoluzione imprevista e imprevedibile del settore. Dopo l’avvento delle grandi catene commerciali, l’impatto è comunque stato devastante: le piccole librerie hanno iniziato a chiudere i battenti, ma la competizione sui prezzi e gli sconti ha comunque travolto tutti. L’insostenibilità di una lettura “al ribasso” ha messo sotto scacco persino i grandi gruppi: è recente la chiusura della Feltrinelli International di Roma, e negli scorsi mesi di quella storica di Via Manzoni a Milano. Talvolta si tratta di chiusure strategiche, di passaggi a concept “misti”, come Feltrinelli Red, dove la libreria è insieme ristorante e luogo di lettura. Il segno di una transizione in cui la vendita al dettaglio non può più essere solo tale, ma deve diventare “esperienziale”, così come detta la moda. Al di là delle logiche di mercato, però, il problema della perdita di lettori bisognerebbe porselo.

A maggior ragione perché, quando non piegano semplicemente alla logica commerciale nel tentativo di sopravvivere, le librerie sono ancora i “posti della cultura” all’ennesima potenza, veri e propri luoghi di resistenza, cuori pulsanti del sapere e dell’identità delle città. E che per questo possono essere prese di mira da quelli che con la cultura non ci vogliono proprio avere a che fare. Un caso su tutti quello della libreria antifascista La pecora elettrica di Roma, incendiata due volte nel 2019, prima il 25 aprile e poi nella notte tra il 5 e 6 novembre. Non riaprirà più, e ora solo la memoria del quartiere di Centocelle può tenere vivo il dramma di quello che è un vero e proprio attentato al diritto alla cultura di ciascuno.

Qui però vogliamo parlare di buone notizie e di ciò che può rinascere dalle ceneri di un settore in crisi. È il caso, a Milano, di Luca Ambrogio Santini e della sua attività. La sua vecchia libreria, la Largo Mahler, era nata vent’anni fa, nel momento in cui sorgevano i macro store. Era specializzata in musica sinfonica, essendo dirimpettaia del teatro auditorium Giuseppe Verdi. «All’epoca avevo pensato di crearmi un micro store dove avevo la stessa vastità di proposte ma in uno spazio molto più piccolo», racconta Santini a Linkiesta. «Per un po’ è andata bene, ma poi sono andato a sbattere contro la crisi economica e la crisi di lettura, nonostante la città di Milano sia la capitale dell’editoria in Italia». Fin qui, non è che l’ennesima storia di decadenza sociale e culturale, prima ancora che commerciale. Con una differenza: Santini non si è rassegnato all’idea di perdere il proprio lavoro, bensì l’ha trasformato, nel 2014, in una libreria itinerante su ruote. «La mia idea quando ho dovuto chiudere la libreria era avvicinare il più possibile i lettori, portando i libri incontro a loro piuttosto che il contrario». L’idea dietro Libri sotto casa è semplice, e si struttura in tre principali filoni. Il primo è il più intuitivo: la vendita dei libri che vengono ordinati, «dove il lavoro è lo stesso dei vari concorrenti online: consegnare nel più breve tempo possibile il libro al cliente. Spesso riesco a soddisfare i clienti nel giro di qualche ora», spiega il libraio. Della consegna viene soprattutto apprezzata la personalizzazione del servizio, con il libraio in persona che arriva in sella alla sua bicicletta. Si può ordinare via mail, telefono, Whatsapp e Facebook. «Purtroppo ora sono molto più attaccato allo smartphone, ma per il resto sono piuttosto soddisfatto», racconta Santini.

Il secondo filone di attività consiste nella partecipazione a festival, mostre, concerti, presentazioni e in generale a tutti gli eventi dove può essere utile la presenza di un libraio. «Soprattutto nella zona sud di Milano, dove di librerie ce ne sono ben poche, c’è bisogno», dice Santini. Qualsiasi cosa di culturale si muova nel territorio, dalla Darsena a Gratosoglio, lui c’è. Terzo aspetto, la creazione in prima persona di questo tipo di eventi, tramite la presenza nelle scuole, mostre del libro ed eventi simili nelle biblioteche. «Si presenta una proposta ai bambini e alle famiglie, si fanno incontri con gli autori e con il libraio, che spiega il suo mestiere ma anche il valore e la bellezza del libro», puntualizza. «In tante scuole ci sono insegnanti bravissimi che lo fanno, ma avere anche l’input da parte del libraio aiuta tanti bambini che difficilmente andrebbero in libreria, trasmettendo l’idea che anche la libreria è a disposizione delle famiglie».

Con la sua attività Santini oggi riesce a vendere tra gli 8 e i 9000 volumi all’anno. «I libri per bambini vanno per la maggiore, anche perché le occasioni sono molte di più: è un mercato ancora vivo e che risponde bene. Sanno che da me si possono trovare delle rarità». Come si seleziona cosa vendere? «Quando avevo la mia piccola libreria avevo la mia proposta all’interno di 10mila titoli, stavo attento a fare una scelta. Adesso devo essere ancora più selettivo: con 1,5 mq di spazio espositivo, devo fare una proposta molto puntuale». Sulla sua cargo bike si trovano titoli che normalmente non si trovano nelle grandi librerie, tante pubblicazioni di case editrici piccole, più qualche bestseller - «ma solo se sono bellissimi». Su un’offerta di circa 70mila libri all’anno di novità sul mercato, Santini deve individuarne una piccola percentuale, occupandosi quotidianamente della ricerca: «è questo l’altro aspetto interessante», dice.

Logisticamente, Santini tiene un piccolo magazzino a casa dove seleziona i libri più idonei per ogni occasione. Per procurarsi i volumi va dai grossisti che gli danno la possibilità di vedere tutto ciò che esce, toccare, sfogliare. In cinque anni di attività, il libraio è riuscito persino ad aumentare il numero dei propri clienti: «sono pochissimi quelli che ho perso. Non ci saranno quelli così fedeli da prendere i libri solo da me, ma tanti scelgono la mia opzione, anche se non posso fare sconti». Lo sconto, sì, è proprio quello ad avere messo in crisi il sistema, perché «aiuta solo i grandi colossi e non favorisce la diffusione della lettura come si pensa». I grandi gruppi editoriali, operando lungo tutta la filiera, dunque anche come venditori e distributori («qualcosa che succede solo da noi», puntualizza Santini), fanno sì che i prezzi siano drogati, non corrispondendo il vero valore del libro ma soltanto quello che l’editore si è prospettato di incassare. E nemmeno con la recente legge sullo sconto, elaborata proprio per arginare questi problemi, si è ancora riusciti a raggiungere i risultati sperati.

In questo meccanismo controverso, Santini ha saputo reinventarsi, continuando ad offrire un servizio di qualità, ma senza gli oneri che la gestione di uno spazio fisico comporta. «La cosa bella da quando ho cambiato la mia attività è che ho scoperto tanti aspetti del mio quartiere che prima mi erano nascosti. Nel negozio invece stavo sempre fermo, invece grazie a questa attività ho incontrato tante associazioni e sono sempre più esperto della mia zona». Al ritmo lento della bicicletta (scelta da Santini, ça va sans dire, per ragioni ecologiste, oltre che per passione personale) si può scoprire un mondo. E malgrado di librerie e biblioteche itineranti ce ne siano parecchie, in giro, le due ruote sono il segno distintivo che lo rende unico «in Italia e nel mondo», dice. Ma non c’è competizione, né con le altre librerie itineranti, né con le biblioteche, assicura. Piuttosto, è consapevole di quanto faccia bene la proliferazione delle buone pratiche, tant’è che monitora su Internet e sui social la presenza di esperienze simili, cercando di farle confluire su Facebook in una pagina dedicata. Ha anche fondato l’associazione librerie indipendenti di Milano, con cui organizza banchetti a Bookcity e collabora con alcune catene, come Feltrinelli e Libraccio. «Siamo tutti sulla stessa barca, è giusto così», conclude. «La concorrenza delle grandi catene ha rovinato molti librai, anche se oggi la maggiore minaccia è la vendita online, che non paga le tasse e sfrutta i dipendenti».

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