Nuove forme di negazionismo
17 Gennaio Gen 2020 0600 17 gennaio 2020

Vecchia volpe Salvini: si professa amico di Israele, così può dare dell’antisemita a tutti gli altri

Una mossa strategica quasi perfetta: riciclando i materiali dell’antisemitismo, lo statista del Papeete li ribalta, per suffragare la tesi della sostituzione etnica, mentre si mette al riparo da qualsiasi accusa anti-ebraica

Matteo Salvini Linkiesta

Per smentire che l’opposizione alla Commissione Segre fosse motivata da forme di intolleranza religiosa, Salvini ha invitato l’anziana senatrice a vita a partecipare al convegno "Le nuove forme dell'antisemitismo", che la Lega ha tenuto ieri in Senato, per lanciare una grande “campagna in difesa di Israele”.

Liliana Segre ha declinato l’invito per impegni precedenti e ha dichiarato di apprezzare l’iniziativa, ma anche di ritenere «che non si debba mai disgiungere la lotta all'antisemitismo dalla più generale ripulsa del razzismo e del pregiudizio che cataloga le persone in base alle origini, alle caratteristiche fisiche, sessuali, culturali o religiose. Questa visione mi pare tanto più necessaria in questa fase storica, in cui le condizioni di disagio sociale spingono tanti a indirizzare la propria rabbia verso un capro espiatorio, scambiando la diversità per minaccia».

La senatrice Segre ha colto il punto. Oggi esiste un duplice utilizzo strumentale della “questione ebraica”. Uno è quello volgarmente cospiratorio, che in linea con una tradizione politico-culturale a lungo rimossa, ma non superata e ora riemergente, addebita agli ebrei e allo stato ebraico, semplicemente, la responsabilità di tutto il male del mondo. Ne esiste un secondo, più sottilmente dissimulato, che dissolve nell’amicizia incondizionata con lo Stato e il governo di Israele ogni sospetto di antisemitismo e giustifica, come forme tutto sommato diverse, e quindi legittime, altre forme di intolleranza o di vera e propria criminalizzazione della diversità etnico-religiosa.

Alla prima categoria appartengono i politici e i propagandisti della destra e della sinistra sovranista (e in Italia anche della palude antipolitica grillina), che riesumano panzane storiche come i Protocolli dei Savi di Sion e alimentano il sospetto verso gli ebrei e verso Israele come fenomeni troppo “irregolari” e influenti nella storia del mondo per non nascondere qualche inconfessabile segreto.

Alla seconda categoria appartengono i politici del sovranismo meno ingenuo e più, per così dire, “adulto”, che riciclano i materiali dell’antisemitismo e del negazionismo nazista, come il fantomatico Piano Kalergi, in funzione non anti-ebraica, ma xenofoba e nazionalista, per ribaltare il progetto di dominio del mondo, storicamente addebitato al popolo ebraico, su massonerie internazionali apolidi e cosmopolitiche, impegnate a usurpare la legittima sovranità degli stati nazionali e a “genocidare” demograficamente le maggioranze bianche del Nord del mondo.

A questa seconda categoria appartiene Salvini («È in corso un’operazione di sostituzione etnica coordinata dall’Europa»; «la sinistra, a livello mondiale, ha pianificato un’invasione, una sostituzione di popoli») e presto, con un po’ di intelligenza, potrebbe iscriversi anche Meloni, che ha già imparato il gioco, se ha rintuzzato la critica al suo volgare attacco contro “l’usuraio” Soros per un finanziamento al partito di +Europa, sostenendo che, poiché “l’usuraio” è persona sgradita anche al governo israeliano e al premier Netanyahu, non poteva certo il suo attacco essere giudicato antisemita, pur essendo rivolto ad un ebreo.

D’altra parte sono ormai molti i leader politici internazionali che scambiano il tributo a Israele e alle sue scelte con una patente di rispettabilità politico-religiosa offerta dal governo Netanyahu. E il fatto che il governo israeliano, interessato a incassare sostegni un tempo impensabili, sorvoli allegramente sulla effettiva rispettabilità dei suoi interlocutori e sia disposto a ricevere con tutti gli onori perfino uno come Duterte, che si era orgogliosamente paragonato a Hitler, spiega come questa strada continuerà a essere battuta da qualunque nazionalista interessato a lavare la propria immagine da macchie di intolleranza.

Una analoga strada, abbastanza incredibilmente, sta per essere inaugurata ufficialmente anche dall’Afd, in cui alcuni esponenti, proprio per diluire posizioni negazioniste e antisemite di altri, dichiarano un sostegno incondizionato all’esistenza e alla sicurezza di Israele e al suo attuale governo.

Non c’è dubbio che questa politica di scambio risponde, in larga misura, anche a interessi e strategie interne allo stato ebraico. Non di legittimazione degli interlocutori “impresentabili”, ma di allargamento della rete di relazioni e di sostegni di un paese che sembra avere scelto il nazionalismo anche come reazione a quel senso di angoscioso isolamento politico patito per decenni da un’Europa formalmente amica, ma sostanzialmente inservibile per le sue strategie di sicurezza. Se il prezzo di tutto questo è stato anche quello di crescenti incomprensioni con la comunità ebraica internazionale, Israele deve averlo messo preventivamente nel conto.

Ma sul conto dell’Europa sovranista sta la trasformazione dello stato ebraico, al di là della sua effettiva realtà sociale e civile, in un modello dell’esclusivismo etnico-religioso e in una sorta di terra promessa dell’intolleranza nazionalista. Che è in fondo un’altra delle immeritate caricature mostruose a cui gli ebrei e Israele sono stati condannati nella loro storia.

Sui nostri lidi toccherà poi assistere al rovesciamento parodistico della polemica, con Salvini e qualunque sovranista pronto a dare dell’antisemita a chiunque dica su Netanyahu le stesse cose che dice Benny Gantz e alla fine a insegnare l’ebraismo “politicamente corretto” pure a Liliana Segre. Si può dare dell’orango a Cecile Kyenge, ma al riparo di ogni accusa di razzismo, grazie all’amicizia di ferro con Netanyahu.

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