10% Di matrimonio gay e altre amenitàAnalisi logica dello spagnolo volgare

Se non fosse che Google indicizza in media solo i primi 50 caratteri circa (maledetta deformazione professionale), il titolo perfetto per questo articolo sarebbe completato dalla postilla Del perch...

Se non fosse che Google indicizza in media solo i primi 50 caratteri circa (maledetta deformazione professionale), il titolo perfetto per questo articolo sarebbe completato dalla postilla Del perché ci piacciono tanto le parolacce.

Perché, se è vero che fatti non foste per viver come bruti, come diceva qualcuno, resta il fatto che la prima cosa che impariamo di una lingua nuova, o comunque quello che più ci incuriosisce e rimane impresso, sono indubbiamente le parolacce.

In questo devo dire che gli spagnoli sono abbastanza creativi, dato che sanno essere a loro modo pacati ma multitasking. Mi spiego meglio.

In Italia una bestemmia è un porcone e punto, pur nelle sue infinite varianti.

Da queste parti, invece, l’abominio più terribile è maledire i cari defunti di qualcuno, attraverso formule più grossolane che abbracciano l’immaginario della defecazione che farebbero impallidire pure il nostro caro Germano Mosconi.

Nessun mix tra nomi di Santi e Trinità abbinati ad animali casalinghi o di fattoria, ma lunghissime perifrasi che scomodano l’intero albero genealogico, utilizzato appunto come gabinetto alternativo. Atro che scompiglio nazionale per un’imprecazione scappata indiretta nel countdown di Nochevieja da parte di un telespettatore tarantino che aveva già fatto qualche brindisi.

Sorvolando sui turpiloqui più blasfemi, di cui il King incontrastato rimane sempre e comunque LUI, la cosa che più mi fa strano e che continua ad apparirmi grossolano anche dopo anni di permanenza nella Capitale Spagnola, rimane l’utilizzo di parole scurrili nel linguaggio più comune.

Vi faccio un esempio. Dopo le feste impazzano consigli su diete detox & co ed i vari magazine femminili non sanno più che giri di parole scomodare tra Lato B, fondoschiena, glutei, total body & co. Galmour Spagna taglia corto con un El culo perfecto in copertina. Tiè. Così, senza girarci troppo attorno, e con tanto di natiche in bella vista, che censureremo perché siamo pur sempre cresciuti con lo spettro del Sacro Romano Impero in casa.

E mentre i nostri bimbi vengono ripresi dalle mamme quando si lasciano sfuggire un chissenefrega perché un po’ troppo sfacciato, los niños de aquí fanno spallucce a suon di me la suda. Ovvero mi suda… vi lascio immaginare il soggetto della frase. Cioè, questa cosa mi scivola addosso a tal punto da rendere madido di sudore il mio piccolo organo riproduttore di cui ancora non ho alcuna consapevolezza. Una chiccheria.

Caso affine per commentare uno stato febbrile. ‘Non stai bene?’ ‘Già, sono un po’ raffreddato’ in Spagna viene sostituito da ‘tengo mocos‘ o nella variante più esplicita eppur a suo modo melliflua ‘tengo catarro‘. Esatto: ho il muco, è la traduzione letterale.

Un po’ come se vai in ufficio con dei dolori allo stomaco lancinanti, il tuo capo ti chiede come va e tu con aria innocente rispondi ‘Ho la cacca‘.

¡Arriba España!

X