Sonia Modi
L’Altra Opinione
30 Giugno Giu 2019 1727 30 giugno 2019

COMITATI CIVICI DELLA LEOPOLDA RITORNO AL FUTURO

Il sogno di molti giovani di porre un argine alla paura, alla superstizione, all’ignoranza e all’arroganza è partito in tutta Italia

Vi ricordate dei “Comitati Civici” lanciati da Matteo Renzi e da Ivan Scalfarotto alla “Leopolda 9”? E soprattutto, che fine hanno fatto quei comitati che sembravano nascere da un progetto del passato ma che guardano al futuro?

Quei “Comitati Civici di resistenza civile”, nati dalla tre giorni fiorentina, derivano da una terminologia non nuova e dal sapore cattolico ed anticomunista. Storicamente, questi comitati erano nati come delle organizzazioni finalizzate alla mobilitazione civico-politica dei cattolici italiani. Furono costituiti da Luigi Gedda, vicepresidente dell’Azione Cattolica, allo scopo di impostare la campagna elettorale del 1948 in funzione anticomunista. All’epoca, i “Comitati Civici” risultarono decisivi per l’esito elettorale, facendo passare i voti attribuiti alla Democrazia Cristiana dagli otto milioni del 1946 agli oltre dodici milioni e mezzo del 1948.

Oggi i comitati di Renzi hanno l’ambizione di creare uno spazio moderno di iniziativa politica, anche attraverso l’uso di una piattaforma Internet, che consenta di formare una rete capillare di comitati e di persone.

Si è voluto creare uno spazio civico in modo da mettere assieme persone, portatrici di storie uniche ed irripetibili e di differenze preziose, che abbiano voglia di reagire alla politica di questo esecutivo e­­­ - per dirla con le parole che Renzi ha pronunciato alla Leopolda - cittadini che vogliano combattere in prima persona “contro la mediocrità e la banalità del Governo (...) per tornare al futuro e farlo di corsa prima che si abbatta sull’Italia lo tsunami causato dalla spaventosa incapacità grillo-leghista.” La gente che lavora, che risparmia, che vuole bene all’Italia - ha più volte esortato dal palco dell’ultima Leopolda il leader di centro-sinistra - deve farsi sentire. E questi comitati sono lo strumento proposto alla “Leopolda 9”.

I nuovi comitati vogliono tutelare e difendere l’Europa e la veridicità delle informazioni e - come si legge dal sito: www.comitatiritornoalfuturo.it - rappresentano “uno strumento per l’impegno civile in prima persona, per mettere in rete la propria passione, le proprie idee, la voglia di difendere la democrazia e quei principi costituzionali che abbiamo ricevuto in prestito da chi ci ha preceduto perché fossero trasmessi a chi verrà dopo di noi”.

Si tratta, dunque, di movimenti che nascono dal basso con l’aspirazione di divenire un argine contro i nazionalismi e i totalitarismi. Vogliono combattere, come si legge dal sito, “la paura, la chiusura, la superstizione, l’odio, l’intolleranza, l’ignoranza e l’arroganza”.

Ogni singolo partecipante può aderire ad un comitato, semplicemente andando sul sito Internet e, da qui, alla pagina “Comitati”, dove si trovano tutte le indicazioni. Per partecipare ad un comitato è richiesta una quota associativa che parte da un minimo di €5, mentre per rimanere in contatto con le iniziative dei comitati è sufficiente iscriversi alle newsletter del sito o andare alla pagina Facebook dei “comitatiritornoalfuturo”.

Chiunque può costituire un comitato. È sufficiente creare un gruppo di almeno cinque persone e non più di trentacinque. Sarebbe auspicabile poi avere un luogo fisico dove incontrarsi; è sufficiente anche la casa privata di un partecipante. Chiaramente, l’utilizzo dei Social Media facilita la partecipazione ad una rete di interazione con i partecipanti degli altri comitati del proprio territorio che hanno scelto il medesimo settore preferenziale di azione. Dunque, l’adesione ad un comitato comporta anche l’adesione alla rete dei comitati. Per questo non è possibile - e prima ancora non ha senso - aderire a più comitati.

Ogni comitato viene denominato in base al tema scelto e alla città scelta come sede; di conseguenza, viene poi aggiunto un numero progressivo assegnato in base alla data di costituzione. Tuttavia, ogni comitato può personalizzare il nome aggiungendo altri elementi.

Ovviamente, i comitati non sono obbligati a lavorare soltanto sul tema prescelto, ma è appunto il tema prescelto che consente al comitato di essere messo in rete, sulla base non soltanto territoriale ma anche tematica, allargando così il proprio raggio di azione al di fuori del territorio di appartenenza.

L’intento degli organizzatori è quello di coinvolgere in questi comitati preferibilmente persone che non abbiano mai fatto politica prima di questa esperienza, anche se l’accesso non è certo escluso né agli attuali né ai vecchi iscritti al Partito Democratico.

Quando alla “Leopolda 9” è stata lanciata l’idea dei comitati, a molti commentatori ed opinionisti sembrò il primo passo di Renzi e dei renziani verso l’uscita dal Partito Democratico in vista della creazione del più volte ipotizzato - e mai realizzato - nuovo “Partito di Renzi”.

A più di otto mesi di distanza il senatore di Scandicci risulta (almeno per ora) ancora iscritto al Partito Democratico. Secondo un sondaggio di Emg, reso noto il 3 dicembre 2018 nel corso della puntata del programma di Rai 3 “Agorà”, il “Partito di Renzi” sarebbe stato in grado di raccogliere il 12% dei consensi degli elettori e sarebbe cioè stato votato dal 47% degli elettori del Partito Democratico. A marzo 2018, un precedente sondaggio sull’apprezzamento dello stesso ipotetico nuovo soggetto politico, indicava che solo il 4% degli elettori avrebbe votato per il “Partito di Renzi”.

L’interesse per il “Partito di Renzi” è tornato di attualità recentemente, quando il Segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, il 15 giugno ha comunicato i nomi della nuova segreteria del partito. La maggioranza dei componenti è risultata essere espressione della corrente “zingarettiana”. I primi commentatori hanno immediatamente messo in luce come il nuovo organo del PD apparisse “derenzizzato”. Il capogruppo al Senato, Andrea Marcucci, ha prontamente sottolineato come la segreteria non assomigli al “partito del noi” e del pluralismo annunciato.

E proprio sulla base di questa ritenuta spaccatura che alcuni opinionisti hanno ipotizzato una scissione al Nazareno in vista della direzione del 18 giugno. In realtà, la rottura non c’è stata e fonti interni al Partito Democratico hanno chiarito che è stata avanzata l’offerta alle minoranze di entrare a far parte della nuova segreteria, anche se non tutte hanno ritenuto di doverla prendere in considerazione.

Comunque sia andata, ancora una volta il “Partito di Renzi”, sebbene molto evocato dai retroscenisti della politica italiana, non è nato. Anche in questa occasione il leader DEM Renzi, a dispetto degli opinionisti e dei commentatori politici, non ha lasciato il Partito Democratico.

A tutt’oggi, dunque, i comitati civici rimangono semplicemente uno spazio formato da persone che hanno voglia di reagire alla politica dell’attuale esecutivo, ma non organizzato in un partito politico. Almeno per ora. Ad ogni modo, sarà cura dell’Altra Opinione seguire i progressi che questa iniziativa, per certi versi “nuova” - anche se con radici che affondano nella tradizione storica della politica italiana - riuscirà a conseguire nei prossimi mesi che, come più volte ribadito alla “Leopolda 9”, si annunciano non privi di difficoltà per il Paese.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook