Sonia Modi
L’Altra Opinione
9 Ottobre Ott 2019 2154 09 ottobre 2019

RESTAURO DELLE RAMPE DEL POGGI: DOPO UN SECOLO DI SILENZIO L’ACQUA È TORNATA A ZAMPILLARE, RESTITUENDO A FIRENZE IL FASCINO ROMANTICO DELLA CITTA’ OTTOCENTESCA

A quattro mesi dall’inaugurazione del restauro del sistema di fontane, grotte e cascate inserite nei percorsi pedonali che dal Piazzale Michelangelo discendono fino al Lungarno, le Rampe sono tornate a rivivere, restituendo ai fiorentini, agli innamorati, ai bambini e ai turisti il fascino ormai perduto della Firenze ottocentesca.

Realizzate dall’architetto Giuseppe Poggi tra il 1872 e il 1876, le Rampe ebbero fin da subito la funzione di assicurare la stabilità geomorfologica della collina. Già nel lontano passato si erano verificati vari smottamenti e movimenti del suolo, documentati addirittura da Leonardo da Vinci e da Giuliano da Sangallo. Per questo motivo, le pendici della collina dovevano essere consolidate e i terreni avevano bisogno di essere stabilizzati con un sistema di condotti idrici e di scoli al fine di evitare il ristagno delle acque.

Destinate ad essere anche cornice della culla del Rinascimento, si pensò ad una composizione architettonica di straordinaria bellezza.

Per questa ragione, il sistema delle Rampe fu progettato e realizzato su tre livelli. Fu inoltre arricchito ed animato da grandi giardini e da grotte inserite in delle nicchie scavate nei muraglioni. Furono progettate anche vasche rivestite da preziosi mosaici, fontane, cascate con affascinanti giochi di acqua che dal Piazzale Michelangelo scendono fino alla Torre di San Niccolò.

Quelli di fine Ottocento furono anni di straordinario rinnovamento urbanistico ed architettonico per la città. Dal 1865 al 1870 Firenze fu capitale d’Italia. La città, proprio in quegli anni, cominciò a cambiare volto finendo per assomigliare alle capitali europee più importanti.

In quel periodo fu dato al Poggi l’incarico di realizzare il nuovo piano di ampliamento della città. Questo nuovo piano prevedeva importanti ed incisive trasformazioni urbanistiche, come l’abbattimento dell’ultima cinta muraria, la realizzazione dei viali di circonvallazione e la costruzione della nuova stazione ferroviaria di Campo di Marte.

Si progettò anche un sistema organico di verde urbano, realizzando per la prima volta un vasto complesso di giardini pubblici. Sono di quegli anni i piazzali e i parchi collocati nelle zone meno centrali della città, come il Parco delle Cascine, il Piazzale Donatello, Piazza Savonarola, Piazza della Libertà e i Pratoni della Zecca Vecchia. Sempre in quegli anni furono realizzati anche i giardini del centro storico come il Piazzale d’Azeglio e il Giardino dei Semplici .

E proprio in quest’ampio contesto venne realizzato - tra il 1872 (l’anno successivo al trasferimento della capitale da Firenze a Roma) e il 1876 - anche il Piazzale Michelangelo con lo scenografico Viale dei Colli e le suggestive Rampe. Se il Viale dei Colli era stato realizzato per le carrozze, oggi sostituite dalle automobili, le Rampe sembrarono pensate per gli innamorati, romantico luogo di primi sospiranti baci e ultimi struggenti addii.

La manutenzione della struttura delle Rampe non fu mai facile. L’ultimo importante restauro risale al 1955, quando sindaco di Firenze era Giorgio La Pira. Ma già pochi anni dopo, negli anni ’70, il sistema cominciò a non essere più funzionante.

Degradate veramente da troppo tempo, le Rampe sparirono dalla memoria della gente, non solo da quella dei turisti, ma addirittura da quella degli stessi fiorentini. Non era più possibile sopportare il degrado di una delle più belle zone della città. E così che nel luglio 2018 è partito un programma di interventi di conservazione e di ripristino degli elementi decorativi, consistente nella progettazione di un nuovo impianto idraulico ecologicamente sostenibile e nella piantumazione originaria.

Grazie al filantropico finanziamento della Fondazione della Cassa di Risparmio di Firenze e grazie alle ventisettemila ore di lavoro, a giugno le Rampe sono tornate a rivivere, riacquistando l’antico splendore. Per mezzo dello strumento dell’Art Bonus - l’erogazione liberale in denaro che ha permesso alla Fondazione il finanziamento dell’intervento - l’acqua ha ricominciato a scorrere dopo decenni di silenzio, restituendo alla città il fascino romantico della metà dell’Ottocento, per la gioia dei tanti innamorati che potranno continuare a darsi i primi sospiranti baci e i calorosi abbracci o gli ultimi struggenti addii tra il profumo e i colori delle piante e tra la magia e il dolce suono dello scorrere dell’acqua delle cascate.

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