Sonia Modi
L’Altra Opinione
3 Dicembre Dic 2019 2144 03 dicembre 2019

L’OTTIMISMO: L’UNICA RICETTA PER SUPERARE QUESTO MOMENTO COMPLICATO PER IL PAESE

“Festa dell’Ottimismo”: un’altra giornata organizzata da Il Foglio, densa di dibattiti con grandi nomi del panorama politico, culturale ed economico del Paese, nel suggestivo scenario del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio

A dieci giorni di distanza, i dibattiti della “Festa dell’Ottimismo” restano ancora attuali e stimolanti da rileggere. La “Festa Fogliante” organizzata da “Il Foglio” rimane a tutt’oggi un appuntamento fisso ed atteso dell’autunno fiorentino. Giunta alla sua terza edizione, la “Festa Fogliante” è in grado di suscitare ancora interesse negli ospiti e nel panorama politico del Paese. Rimane l’occasione per dialogare del futuro dell’Italia e dell’Europa, senza farsi vincere dal pessimismo o dal disfattismo.

In un sabato vicino alle feste natalizie molti hanno deciso di non andare per mercatini e centri commerciali, ma di venire in Palazzo Vecchio ad ascoltare chi ci spiega come affrontare questo lungo periodo di crisi globale.

La domanda che aleggia nel Salone più celebre di Firenze è sempre quella: come si fa ad essere ottimisti in un momento storico in cui il pessimismo ci assale e la paura ci domina? Eppure, se si riflette e si usa la ragione, l’ottimismo rimane sempre l’unico modo per guardare la realtà. E anche nel corso di questa edizione della “Festa dell’Ottimismo” lo si è capito bene: pensare positivo rimane l’unica ricetta per superare questo momento complicato per il Paese.

Uno degli interventi più attesi della mattina è stato sicuramente quello di Paolo Gentiloni Silveri, recentemente nominato commissario europeo agli Affari economici e monetari. Per l’ex presidente del Consiglio - intervistato da Claudio Cerasa - l’ottimismo non deve escludere il realismo; così Gentiloni ha lanciato uno spunto di riflessione agli ospiti della “Festa Fogliante”: se è vero che i sovranisti sono minoritari nel Parlamento europeo, è altrettanto vero che considerarli ininfluenti nel panorama politico fa correre il rischio di sottovalutarli. Essere ottimisti, insomma non basta. Serve qualcosa in più, “serve la convinzione delle nostre potenzialità”. E proprio l’Unione Europea può essere il vero argine al pessimismo. “L’Europa è indiscutibilmente il primo attore globale che oggi può battersi per le cose che contano e ci stanno a cuore”, come lo stato sociale, la parità di genere, la sfida ambientale.

Anche Paolo Gentiloni non si è potuto sottrarre dal commentare il fenomeno più discusso di questi giorni, cioè quello delle “Sardine”, definendolo come un’offerta contro il populismo, la degenerazione politica e contro alcune forme di odio.

Altro intervento che ha suscitato molto interesse negli ospiti della “Festa dell’Ottimismo” è stato sicuramente quello del segretario generale della C.G.I.L. Maurizio Landini. Il suo discorso è stato principalmente concentrato sulla questione dell’Ilva, sulla necessità di salvare 20.000 posti di lavoro e sull’importanza di rimanere un Paese industriale e competitivo.

E come al suo solito Landini è stato molto chiaro e non ha espresso dubbi su un aspetto fondamentale della questione di Taranto, cioè sullo scudo penale. Senza incertezze ha manifestato la necessità di ripristinarlo aggiungendo che: “chi deve fare investimenti ne ha bisogno. Va ripristinato. E’ stato un errore rimuoverlo e i partiti che lo hanno fatto hanno commesso un errore”. Il segretario della C.G.I.L. ha ammesso che “in questi mesi Mittal non ha lavorato per rispettare l’accordo, ma per andarsene”.

Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha innanzitutto mandato un messaggio a Matteo Salvini, ribadendo che non c’è nessuna emergenza immigrazione. Non ha nascosto che l’obiettivo è rendere i territori più sicuri in termine di percezione. Ha poi aggiunto che la sicurezza passa dalle piccole cose, come l’illuminazione delle strade.

L’intervento di David Sassoli - neo presidente del Parlamento europeo - è stato tutto incentrato, come era prevedibile, sull’Europa. Si è soffermato sulla priorità di riformare il trattato di Dublino, evidenziando come la questione degli sbarchi sia una questione europea.

Interessante è stato l’ultimo intervento della mattinata di David Ermini, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Ha parlato della ferita profonda subita dal C.S.M. a seguito dello scandalo di questa estate delle nomine, della vicenda dei 251 magistrati, vincitori del concorso bandito nel 2017, che ancora attendono il decreto di nomina, del caso dell’Ilva e del contrasto tra le due procure. Non si è sottratto neppure alle domande sulla riforma della prescrizione che entrerà in vigore il 1° gennaio, ricordando che il Consiglio Superiore della Magistratura ha già chiarito che: “sospendere la prescrizione senza certezza sull’effettiva accelerazione dei procedimenti sarebbe un errore tecnico”.

Indubbiamente gli ospiti più attesi del pomeriggio sono stati Calenda e Renzi, i due personaggi politici che recentemente hanno formato due partiti - rispettivamente “Azione” e “Italia Viva” - uscendo dal Partito Democratico.

Carlo Calenda, intervistato da Salvatore Merlo, al suo primo evento pubblico dopo la nascita del suo soggetto politico, non ha perso l’occasione di differenziarsi dalla scelta del P.D. di formare il governo con i Cinque Stelle. Ha accusato il Partito Democratico di avere, ad un certo punto, “cominciato a dire che i grillini erano fantastici e che Conte II era discontinuo rispetto al Conte”.

Che Calenda non abbia mai amato la maggioranza “giallorossa” non è una novità per nessuno, così come non sorprendono i giudizi forti nei confronti di Salvini e degli esponenti dei Cinque Stelle.

In relazione al leader della Lega, l’ex ministro dello Sviluppo economico dei governi Renzi e Gentiloni, ha commentato che: “se noi pensiamo che un bullo in mutande al “Papeete” sia un pericolo, siamo preoccupati di cose che non esistono. Io credo che Salvini sia un incapace cronico, che intercetta l’odio e lo gestisce in modo spregiudicato”. Ha aggiunto poi che: “persone riformiste serie di questo Paese si sono convinte che si poteva sconfiggere il bullo del “Papeete”. Ma così lui vincerà sempre”.

Con riguardo alla Lezzi e a Toninelli ha brevemente commentato che questi, “in un altro Paese, farebbero un altro lavoro. Qui sono al governo, ma il problema è chi gli va dietro. Questi stanno governando con i voti del P.D. e dei riformisti italiani”.

E’ chiara la posizione del leader di “Azione”: populisti e sovranisti sono simili, “della stessa razza“ perciò “vanno combattuti e non certo lusingati”.

Matteo Renzi, invece, è stato intervistato dal direttore Claudio Cerasa. Ha parlato innanzitutto di “Italia Viva”, del futuro del nuovo soggetto politico da lui fondato, della speranza di “arrivare alle prossime elezioni facendo quello che ha fatto Macron in Francia”.

Renzi si è soffermato anche sul populismo e sul come questo fenomeno, ormai dilagante in tutto il mondo, abbia colori diversi. Si è dilungato su Matteo Salvini e sul “Papeete”, aggiungendo che la scommessa del l’ex vicepremier è, a suo parere, quella di rivestire i panni del leader della destra europea.

Ha espresso poi giudizi decisamente negativi sulle due riforme simbolo del precedente governo “gialloverde”. Ha definito il reddito di cittadinanza “diseducativo” in quanto abitua a vivere di sussidi, senza lavorare. Ha aggiunto poi che nessuno fino ad oggi ha ancora trovato un’occupazione grazie a questo progetto. Ancora peggio è stato il giudizio sulla cosiddetta “quota 100”: ha puntualizzato che questa riforma consente a 150 mila persone di andare in pensione gravando sulle casse dello Stato per 20 miliardi.

Parlando anche di giustizia e di prescrizione, si è apertamente schierato orgogliosamente dalla parte della civiltà giuridica descritta e propugnata da Cesare Beccaria, e non certamente da quanti difendono il giustizialismo. Ha ammonito che il nostro Paese deve diventare civile e ha al riguardo aggiunto che “non c’è nessuna legge che ci fa diventare civili”.

In conclusione, da questa “Giornata dell’Ottimismo” fiorentina, si può essere fiduciosi sull’Italia. Ed anche se la paura ci assale, l’incompetenza ci blocca e la crisi economica ci soffoca, la stagione del pessimismo può terminare. È indispensabile però guardare al futuro con ottimismo e sfruttare le mille occasioni che il domani ci può riservare. Il futuro è una miniera di opportunità, ma è necessario dimenticare il qualunquismo, lo scetticismo e il vittimismo.

Il pessimismo lo dobbiamo accantonare, non solo perché l’ottimismo è sempre il migliore strumento per affrontare le sfide quotidiane, ma anche e soprattutto perché siamo una popolazione che ha straordinarie potenzialità, ha grandi risorse, umane e culturali, e perché siamo un Paese apprezzato all’estero. Dunque, cari italiani, è possibile combattere e vincere l’immobilismo italiano, ed è possibile farlo solo attraverso un unico “vaccino”: l’ottimismo!

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