Paul Ryan, Ayn Rand e un'idea sul tramonto dei conservatori USA.

Roberto Festa

E' vero, come diceva il filosofo americano Arthur O. Lovejoy, che "le idee sono le cose più mobili al mondo", e quindi tutti le possono modificare, riattare, usare secondo i propri interessi, attitudini, capacità. Ma è anche vero che il modo in cui un singolo o un movimento utilizzano e trasformano le idee del passato è spesso estremamente rivelatore di pulsioni e interessi non dichiarati del pensiero presente.

La frase di Lovejoy mi è tornata in mente rileggendo, in questi giorni, del rapporto privilegiato che il candidato repubblicano alla vice-presidenza, Paul Ryan, ha più volte proclamato di avere con la filosofa e scrittrice russo-americana Ayn Rand, l'autrice di "La fonte meravigliosa" e "La rivolta di Atlas", la teorica dell'oggettivismo diventata negli anni beniamina dei più accaniti sostenitori del libero mercato, del capitalismo, dell'individualismo anarchico e anti-statalista.

Ryan ha spiegato di essere arrivato a regalare copie di "La rivolta di Atlas" ad amici e parenti, per Natale (chissà se la cosa sarebbe piaciuta alla Rand, che di cognome, originariamente, faceva Rosenbaum e che, da atea, non ha mai nascosto il suo disgusto per il cristianesimo e per tutte le altre religioni). Di più. La Rand sarebbe stata, per Ryan, "la ragione per cui mi sono dedicato alla politica".

La passione di Ryan per l'eroina del capitalismo più radicale è stata in questi anni condivisa da gran parte di teorici, militanti, politici repubblicani e conservatori. Una rapida ricerca su Google mostra che non c'è quasi personaggio pubblico che negli ultimi trent'anni si sia proclamato conservatore, negli Stati Uniti, che non abbia espresso tutta la sua passione e devozione per la Rand (ho trovato una sola eccezione, il cattolicissimo William F. Buckley, fondatore della "National Review", che ne criticava invece la "filosofia essiccata").

Se uno va però a rileggersi solo alcune pagine della Rand, e le accosta alle politiche e idee perseguite dal partito repubblicano e dai movimenti conservatori USA in questi anni, la sensazione è di radicale alterità, non di vicinanza. La quasi totalità dei politici repubblicani che in questi anni hanno esaltato la Rand (forse, con la sola eccezione di Ron Paul) lo hanno fatto mutuando gli aspetti più esteriori del suo pensiero, e non l'essenza più profonda e rivoluzionaria.

La Rand, un'ebrea che viveva in un Paese a maggioranza cristiana e una rifugiata da un regime totalitario come l'Unione Sovietica, è stata tutta la vita un'infaticabile sostenitrice della libertà economica e personale. La sua apologia del capitalismo e del libero mercato, ben oltre i limiti del darwinismo sociale, non aveva niente a che fare con la vulgata ora imperante presso think-tanks come il Club for Growth o gli Americans for Prosperity (i gruppi a sostegno, finanziario e intellettuale, dei vari Romney e Ryan). La Rand non credeva infatti che il capitalismo fosse il sistema che pragmaticamente funziona meglio, che contribuisce al benessere della maggior parte degli individui. La Rand credeva al valore morale del capitalismo, esaltava la forza etica e fattrice dell'egoismo, disprezzava ogni compromissione tra libero mercato e ideologia cristiana, che definiva "cose da kindergarten".

Il suo furore libertario in economia si accopagnava a un identico furore libertario sulle questioni individuali e personali. La Rand difendeva il diritto all'aborto, era lapidaria contro l'intromissione dello Stato in camera da letto (basta rileggere, o risentire nelle interviste televisive, quanto diceva contro i tentativi di criminalizzare l'omosessualità), disprezzava l'accoppiata governo/religione propugnata da Ronald Reagan (un presidente, secondo le sue parole, che vuole riportare "l'America al Medioevo"), si batté contro l'uso della forza in politica, contro la guerra in Vietnam e la politica di potenza americana nel mondo.

L'individualismo libertario della profuga atea Ayn Rand ha insomma pochissimo a che fare con la versione riveduta e corretta che i suoi epigoni contemporanei hanno diffuso. Il suo pensiero c'entra poco o nulla con il conservatorismo rapace e bigotto di questi anni, con il misto di pulsione al guadagno e moralismo religioso, con l'accolita di miliardari e leader cristiani che hanno frequentato il GOP degli ultimi trent'anni. L'oggettivismo della Rand può essere soggetto a una radicale critica (lo ha fatto, nel modo tagliente e divertente di sempre, Christopher Hitchens). Ma il suo pensiero così radicalmente razionale e anticristiano, che risultò davvero disturbante nel clima oppressivo dell'America anni Cinquanta, non ha davvero molto a che fare con chi in questi anni ne ha rivendicato l'eredità.

Che il recupero della Rand sia del tutto esteriore lo ha dimostrato del resto lo stesso Paul Ryan. Che di recente, per difendere la sua carriera politica in ascesa e preoccupato dell'eccessiva radicalità anti-cristiana della Rand, è tornato sui suoi passi. "Non datemi Ayn Rand. Datemi Tommaso d'Aquino!", ha proclamato Ryan in un'intervista alla "National Review", spiegando che la sua idea di cancellazione del Medicare è in realtà fondata sul principio di sussidiarietà del filosofo cristiano. Quando insomma la politica chiama (politica non nel senso della Rand, quella che deve difendere l'individuo dalla forza e prevaricazione di ogni potere), Ryan e compagni rispondono. E l'individualismo razionalista si trasforma in aristotelismo.

Miserie del conservatorismo attuale, verrebbe da dire. E forse una possibile spiegazione del perché questo conservatorismo non convince, e non vince più, in America.

Comments

fedrico's picture
Inviato da: fedrico
20 August 2012 - 17:03

Le persone che ragionano come lei credo che non abbiano ragionato mai una singola volta, veramente su come funziona un sistema economico, o non hanno mai assistito in vita loro a cosa si fa in un sistema di produzione. Continuano a sostenere la competizione, quando è chiaro che non possiamo vincerla questa competizione, continuano a sostenere l'aumento della produttività e la flessibilità del lavoro quando e non capiscono che la produzione è ormai fatta dalle macchine, e non ci serve aumentarla perchè i slasri non ci permettono di comprare! E così giù a chiedere debiti alle banche per drogare i consumi di beni e acquisti di immobili... Poi naturalmente le banche falliscono, e la colpa è dello stato spendaccione che le salva!! Queste persone non anno neanche che la compravendita di lavoro non è un gioco equo, e ci perde molto di più il lavoratore, credono che chiedere il lavoro sia come vendere pomodori!

francotomasello's picture
Inviato da: francotomasello
18 August 2012 - 09:00

mio figlio "frequenta"spesso mosca,io gli dico di farsi fare prigioniero degli "americani"nel caso di..................................................suo nonno fatto prigioniero dagli americani "ha lavorato retribuito
con dopo la guerra il versamento di contributi..
TUTTE LE ALTRE SONO CHIACCHIERE DI "impiegati statali"
saluti

Roberto Orsi's picture
Inviato da: Roberto Orsi
16 August 2012 - 18:43

@Silvano

Non è la ricerca di un "posto dove stare meglio". È il posto dove qualcuno (non io o i miei antenati) ha lavorato, magari per secoli, per costruire un paese che funziona, nel quale m'inserisco, finché mi conviene, e finché tutto attorno a me c'è chi tira la carretta senza farsi troppe domande.

Silvano's picture
Inviato da: Silvano
16 August 2012 - 16:59

@Orsi
La globalizzazione è l'integrazione globale è un processo vecchio quanto i Sumeri. E normalmente le persone emigranti cercano posti dove stare meglio. Ancora non ho conosciuto nessuno che si è spostato per perdere soldi o stare peggio. Neanche nella statica Italia.

Roberto Orsi's picture
Inviato da: Roberto Orsi
16 August 2012 - 13:19

Il limite di autori come la Rand è che non sono mai stati parte di una società, ma hanno sono essenzialmente nomadi. Quindi è del tutto naturale che abbiamo un atteggiamento anarchico: l'individuo nomade fa parte solo provvisoriamente di un contesto sociale legato ad un certo paese fisico, fino a quando conviene, altrimenti si sposta in un altro. Quindi ha tutto l'interesse che lo stato, la società, non si immischi in quello che fa l'individuo anche se, e crucialmente, se non si ragiona mai sulle conseguenze sulla collettività se TUTTI tenessero certi comportamenti. L'individuo è parte della società, ma mai fino in fondo. Se tutti ragionassimo così (e lo stiamo facendo ora) nessun paese si sarebbe mai sviluppato. Oggi gli USA (e l'Occidente in genere) stanno sempre più diventando un "posto" con della "gente", al di là della retorica finta, e di chi ci casca. L'importante è fare i soldi, finché si può. Poi si spostano i soldi all'estero (Singapore, HK, Svizzera vanno benissimo). E se il fisco rompe le scatole, si rinuncia alla cittadinanza americana (lo stanno facendo migliaia di persone all'anno). Hai capito come funziona la società?

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
15 August 2012 - 22:55

Il recupero della Rand non è così contraddittorio come potrebbe sembrare; a questo proposito David Kirby e Emily McClintock Ekins in una delle Policy Analysis del Cato Institute, "Libertarian Roots of the Tea Party" (http://www.cato.org/publications/policy-analysis/libertarian-roots-tea-p...) di cui consiglio la lettura per comprendere cosa passa per la testa ai Repubblicani, sostengono che due correnti dei conservatori USA sono divise sui temi sociali, ma unite su quelli fiscali. "Roughly half the tea party is socially conservative, half libertarian — or, fiscally conservative, but socially moderate to liberal". Il riferimento alla Rand è fatto per compiacere i secondi, quello a Tommaso d'Aquino i primi, Ma entrambi si oppongono a Obama Care etc.

PAOLO's picture
Inviato da: PAOLO
15 August 2012 - 22:28

Ayn Rand Radicale, autentica Radicale ....

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