Blog di

Luca Rinaldi

Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati, ma dove vai, se il personale non ce l'hai?

Blog post del 15/03/2012

Sono cose di casa nostra, ma quasi non ce ne rendiamo conto. Sono i 10.438 beni immobili, le 1.516 aziende e i 4.240 beni mobili confiscati in via definitiva alla criminalità organizzata lungo tutto il Belpaese. Per gestirli, o almeno provarci, è stata istituita sotto l'egida dell'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni l'Agenzia Nazionale per l'Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata (ANBSC).

E' uscita la seconda relazione sui lavori annuali dell'Agenzia e, codice antimafia alla mano e criticità, gli estensori della relazione si sono tolti qualche sassolino dalla scarpa e lanciato un serio allarme per le condizioni in cui si è trovata a lavorare. <<Siamo in trenta - mi dice una funzionaria della ANBSC - e veniamo affiancati da una decina di collaboratori, ma sempre troppo pochi per gestire la mole di lavoro, vista la quantità delle confische>>. Funziona così da quando l'Agenzia è stata inaugurata presso la sede principale di Reggio Calabria per poi procedere alle aperture degli uffici a Roma, Palermo, Milano e prossimamente anche a Napoli.

Immobili confiscati al 31/12/2011

Immobili confiscati al 31/12/2011

La denuncia non è una di quelle isolate, ma da oggi è ufficiale e nero su bianco sul report annuale dell'ANBSC, secondo cui è evidente <<l'assoluta inadeguatezza delle risorse attribuite all'Agenzia a fronte dei molteplici compiti, complessi e delicati, che il legislatore ha voluto attribuirle>>. La criticità della situazione era stata rilevata anche dalla Corte dei Conti quando, occupandosi proprio dell'Agenzia scrisse <<tale esiguità di risorse umane difficilmente potrà far fronte all’emergenza nazionale che sempre più vede i protagonisti della criminalità organizzata espandere i propri confini>>.

Una inadeguatezza, che oltre a manifestarsi in corso d'opera, pesa anche nelle attività di reclutamento e mantenimento del personale, anche in virtù delle difficoltà dell'agenzia di reperire personale qualificato per svolgere le attività. <<<Peraltro - si legge ancora nel report annuale - nei limitati casi in cui è stata individuata qualche professionalità adeguata al profilo richiesto, l'amministrazione di provenienza, data la professionalità della risorsa, ha negato la propria disponibilità>>. A questo punto la richiesta dell'Agenzia al governo è quella di avere nella dotazione organica stabile <<un numero complessivo di cento unità>>.

Un allarme, quello lanciato nel report dell'ANBSC, che fa il paio anche con lo osservazioni fatte al cosiddetto codice antimafia licenziato dal governo Berlusconi, che secondo l'Agenzia <<ha evidenziato numerose criticità nella concreta applicazione>>. E' stato lo stesso direttore dell'ANBSC a proporre modifiche in materia proprio in audizione presso la Commissione parlamentare antimafia lo scorso gennaio.

Anche la scelta della sede principale non accontenta chi lavora nella struttura, che propone di spostare da Reggio Calabria a Roma o Palermo il fulcro della struttura. Motivo? <<Le oggettive difficoltà di collegamento ferroviario e aereo>> per raggiungere il capoluogo calabrese.

Trenta uomini sono pochi per gestire la quantità di beni confiscati in via definitiva, perché è di questi che l'agenzia si occupa. Su gran parte dei beni, per esempio solo sugli immobili ben il 77% del totale risulta interessato da grvami ipotecarie, procedure giudiziarie in corso, sequestri penali e inagibilità.

Al netto della carenza di personale, risorse e criticità nella gestione dei bni, l'agenzia guidata dal prefetto Giuseppe Caruso ha in gestione 10.438 beni immobili, 1.516 aziende e 4.240 beni mobili. Degli immobili più del 70% si concentra tra Sicilia (4.649), Calabria (1.557) e Campania (1.501). Nella poco onorevole classifica, al quarto posto si trova la Puglia (892), seguita dalla Lombardia (807). La stima effettuata su poco più di metà dei beni in gestione, vede l'agenzia gestire beni immobili per circa 382milioni di euro.

Le 71 pagine del report annuale si concentrano poi sulle aziende confiscate in via definitiva alla criminalità organizzata, che attualmente sono 1.516, 139 confiscate nel solo 2011. Oltre la metà delle aziende confiscate è concentrata tra Sicilia e Campania. Qui al terzo gradino del podio sale la Lombardia seguita da Calabria e Puglia. <<Purtroppo - spiegano ancora dall'ANSBC - quando le aziende arrivano sotto la nostra gestione, sono già situazioni critiche o addirittura semplicemente da liquidare. Capita perché si perdono le commissioni durante il sequestro e le banche sospendono la liquidità, quindi è spesso difficile riavviarle>>. In queste situazioni, o si affitta l'azienda o si procede alla liquidazione.

Aziende confiscate al 31/12/2011

Aziende confiscate

<<Il tentativo, quando arrivano in gestione le aziende è sempre quello di mantenere i livelli occupazionali, per mostrare che con la legalità si possa proseguire l'attività garantendo lavoro e sviluppo, ma per come ci arrivano le imprese confiscate non è facile>>. Soprattutto con trenta uomini che provano a fare questo lavoro in tutta Italia.

QUI LA RELAZIONE INTEGRALE DELL'AGENZIA NAZIONALE PER L'AMMINISTRAZIONE E LA DESTINAZIONE DEI BENI SEQUESTRATI E CONFISCATI ALLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA (ANBSC)

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