Analisi

Dati e numeri: così la Rete ha vinto i referendum

È già un luogo comune: questi referendum hanno raggiunto il quorum grazie ad Internet. Come? Perché?

L’interesse per i referendum secondo Google ha avuto un primo sussulto tra il 14 e il 17 maggio; da sabato 28 maggio è cominciato il vero flusso di interrogazioni sul motore, con un balzo vertiginoso tra mercoledì 8 giugno e sabato 11. Le query riguardano i quesiti, i temi dell’acqua e del nucleare, ma anche questioni operative relative agli scrutatori. Per l’interrogazione su nucleare esiste però un precedente importante: il picco dell’interesse si scatena tra il 1° di marzo e il 9 aprile, in corrispondenza con gli eventi drammatici del Giappone; in seguito la curiosità si riduce in modo sensibile fino agli ultimi giorni prima della tornata elettorale.

Anche questa volta però la sede principale dell’informazione non sono i siti che si rivolgono con un atteggiamento broadcast agli utenti. Chi si affida a questo strumento per comunicare con gli elettori, come il Comitato del No sui servizi pubblici locali, si ritrova con un pagine ricche di buoni argomenti che non vengono ascoltati da nessuno. Anche il sito del Comitato a favore del Sì raccoglie – sempre secondo Google – l’attenzione di solo 20 mila utenti unici fino al momento di improvvisa crescita dell’attenzione collettiva. Il Comitato contro il nucleare si ferma tra i 15 e i 18 mila utenti unici.

In realtà la mobilitazione per le questioni referendarie questa volta parte molto prima, ma non tramite gli strumenti di comunicazione “dell’ultimo minuto” e la tempesta di domande su Google giusto in tempo prima di andare a votare. La virtù e il terrore corrono sulla Rete da mesi, ma sui social media e non sui siti.

La virtù è quella dell’Associazione dei Comuni Virtuosi. Il loro sito è frequentato da poco più di 10 mila utenti unici al mese; ma la loro pagina su Facebook, Acqua Pubblica tra il dicembre 2009 e oggi ha raccolto circa 1 milione di fans. Il padre dell’iniziativa è Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano (comune di 1883 abitanti in provincia di Milano), con un orientamento politico di centro-sinistra ma non iscritto ad alcun partito. Marco Boschini e Luca Bassanese sono gli altri due volti del progetto, insieme alla pagina ufficiale del Popolo Viola, che conta più di 400 mila fans. I lettori ci hanno già segnalato in precedenza che non è questa l’unica (né, a loro giudizio, la più autorevole) espressione del Popolo Viola su Facebook; ma questa struttura di relazioni permette di comprendere la nicchia culturale in cui ha avuto origine l’interesse per il tema, e le vie che hanno reso possibile il coinvolgimento di un pubblico sempre più ampio. La pagina costruita da Finiguerra ha ottenuto un seguito di portata molto più ampia rispetto alle pagine allestite dagli stessi Comitati referendari: Referendum acqua pubblica ha meritato l’adesione di quasi 90 mila fans, la pagina ufficiale per il Referendum sul nucleare ne ha conquistati poco più di 21 mila – molti meno delle diverse iniziative locali, come quella sarda, che ne conta più di 80 mila, quella del solito Finiguerra, che ne ha arruolati più di 60 mila.

Il nucleare si è associato al terrore scatenato durante i mesi di marzo e di aprile dall’incidente della centrale giapponese di Fukushima. Il video del giornalista che si è avvicinato alla centrale con i contatori Geiger è stato visto su YouTube quasi 900 mila volte. Dal 18 marzo Greenpeace apre una pagina su Causes di Facebook contro il nucleare in Italia, reclutando oltre 200 mila sostenitori; ancora prima, dall’11 marzo la Rete dei cittadini apre una pagina su Causes che ne aggrega quasi altri 90 mila.

L’indipendenza dai partiti è il primo contrassegno delle pagine e dei contenuti che sono stati in grado di rivolgersi ad un grande pubblico. Lo si riconosce anche dal fatto che la formazione della sensibilità attorno ai temi del referendum non è un prodotto recente, della settimana immediatamente prima del voto. Degli oltre 30 mila video caricati su YouTube sul tema referendum, soltanto 6500 sono stati postati durante l’ultimo mese. L’obiettivo dei contenuti prodotti prima delle ultime settimane è stato quello di costruire un sentimento di appartenenza tra la gente e il loro territorio. Il vantaggio di Finiguerra è stato proprio l’assenza di una fama nazionale per il suo nome e per quello della città che amministra: la sua forza è sorta dalla localizzazione, dall’immediatezza del suo rapporto con la comunità che rappresenta, dall’esperienza diretta del territorio che governa. L’«anonimato politico» della sua iniziativa ha suscitato la speranza di una nuova autenticità, legata alle caratteristiche dell’ambiente che sono «qui per me alla mano» (per usare una nobile espressione fenomenologica): i valori che ha veicolato sono quelli della consapevolezza nel consumo del territorio, l’azzeramento dei rifiuti, l’ecologia, il risparmio energetico, la mobilità sostenibile – un nuovo stile di vita che non si fonda sui parametri della crescita della produzione e del consumo a tutti i costi. Per questo i video precedenti le ultime due settimane subordinano la richiesta di presentarsi alle urne all’esigenza di spiegare i valori per cui si dovrà votare, come la bella animazione postata da piccolosamba alla fine di aprile, e premiata da oltre 100 mila visualizzazioni arrivate dal passaggio via mail, dall’inclusione nelle pagine Facebook degli utenti, dai link di siti più istituzionali come AffariItaliani e dal sito ufficiale della Campagna referendaria.

In un certo senso, per le proposte referendarie è stata una fortuna l’indifferenza mostrata dai canali televisivi: la percezione degli spot sul piccolo schermo tende ad essere discontinua e distratta, mentre sul web l’accoglienza riservata dall’utente a quello che ha scelto di guardare è attenta e sostenuta dalla fiducia personale in chi ha inoltrato il link. Dopo 16 anni di istruzioni televisive ignorate, questa volta la comunicazione video ha trovato un pubblico interessato e pronto a condividere le informazioni.

Un altro segnale della presa di distanza dalla politica istituzionale è l’apparente oblio che ha coperto il quarto quesito, quello sul legittimo impedimento. La pagina che raccoglie su Facebook le adesioni per questo argomento non tocca i 3500 fans. Le organizzazioni politiche nazionali che puntavano sul raggiungimento del quorum hanno quindi agito in modo saggio astenendosi dall’anteporre i loro simboli e le loro personalità allo sviluppo della comunicazione grassroot. Una delle operazioni più riuscite dell’Italia dei Valori è stata quella di scomparire dietro alla diffusione spontanea dei picbadges con il logo del voto Sì ai referendum. Si tratta di un talloncino che viene caricato in automatico davanti all’immagine (in basso a destra) degli utenti Facebook che decidono di scaricarlo. In questo modo migliaia di profili sul social network sono diventati promotori dell’iniziativa referendaria con la loro semplice presenza sulla piattaforma.

Contrariamente a quanto è accaduto per le elezioni amministrative, l’atteggiamento della Rete non si è rivolto questa volta alla comunicazione grottesca, ma alla costruzione di una nuova ideologia. Questa rispecchia peraltro l’espressione più pura di Internet, che si è sviluppata in America nel solco della tradizione di Thomas Jefferson e della fiducia nell’autonomia delle piccole comunità. L’impronta ironica e dissacratoria si è invece mostrata soprattutto nelle settimane finali della campagna, sotto la pressione del raggiungimento del quorum. Gli otto video più popolari postati nelle ultime due settimane hanno raggiunto una somma di 1 milione e 700 mila visualizzazioni; metà di loro mostra un carattere divertente. Esemplare l’appello per i non udenti di Guzzanti, che in un paio di giorni supera le 200 mila visualizzazioni.

La mobilitazione richiede un trasloco della Rete nel mondo fisico: per questo nascono iniziative su Facebook come TaxiQuorum, ad opera del Popolo Viola – o georeferenziate come il passaggio al voto attivato per la provincia di Reggio Emilia. Dopo la fondazione della nuova ideologia e il coinvolgimento del pubblico dei social media – che si presume giovane e con elevata alfabetizzazione informatica – si deve passare alla coscrizione di massa per la sua attuazione nella realtà: Taxi Quorum ha raccolto oltre 5000 adesioni per accompagnare invalidi, bisognosi, pigri e nonne al seggio. I nonni sono i protagonisti involontari del 12 giugno: su Twitter si succedono le loro fotografie davanti all’urna scattate dai nipoti che li hanno scortati, e si leggono messaggi come «Io ho portato mia nonna dopo un tutorial di 40min. Non ho idea cosa può aver fatto con le schede»; «Anche mio nonno, che invalido necessita di un accompagnatore per votare, ha insistito per tracciare personalmente il SI sulla scheda verde!». E’ il giorno di #iohovotato e #referendum2011, i trend più intensi della giornata.

L’ultima volata è tutta di Twitter: tra le 11,29 e le 13,09 del 12 giugno compaiono in media 10 messaggi contrassegnati da #iohovotato ogni minuto, mentre #referendum2011 raggiunge due picchi in giornata, uno intorno alle 19,30 e un altro alle 22,40 con 7 messaggi al minuto. Le notizie in tempo reale arrivano da tutti, da ogni seggio d’Italia: la rete digitale ha collaborato con quella fisica alla mobilitazione reale del 57% degli elettori, nonni inclusi.
#iohovotato è uno spettro ancora più terribile di quelli di #morattiquotes e #dilloaobama, suscitati dalle elezioni amministrative di due settimane fa. Questa volta la dichiarazione contro Berlusconi è esplicita e nazionale. Ma la storia della campagna elettorale sui social media sembra avere un respiro ancora più largo: si direbbe che gli elettori abbiamo compiuto un passaggio dialettico dalla devozione per la personalità individuale del leader, alla ricerca di un completo anonimato della politica. Non sono solo i partiti ad essere stati messi da parte: è l’ingombro dei capi a non essere più tollerato, il loro infantilismo, la loro regalità, la loro sovraesposizione, il logoramento del loro linguaggio e della loro immagine. I nomi quasi sconosciuti di Domenico Finiguerra, la sua minuscola Cassinetta di Lugagnano, Marco Boschini, Luca Cassanese, l’anonimato delle piccole comunità, dei volontari, del Popolo Viola, si sono sostituiti a quelli dei leader nazionali. La saggezza dell’amministrazione iper-locale, della salvaguardia dell’ambiente circostante, della qualità della vita, ha cancellato la fede nei pifferai-magici-per-l’intera-nazione. Se i nonni hanno già visto simili oscillazioni nella loro vita, avranno anche la pazienza di passare a trovarci su Twitter per dirci come di solito va a finire questa storia?
 

* Epistemologo, fondatore di Pquod

Comments

impresario83's picture
Inviato da: impresario83
15 June 2011 - 13:02

l'importanza della rete è indubbia oramai. ma molto di più l'assenza del centro-destra, per nulla attivatosi per controbattere le argomentazioni dei sì. ne parlo anche qui: http://teatrinodellapolitica.wordpress.com/2011/06/15/referendum-e-ruolo...
da ex berlusconiano, oggi sono molto deluso. non vedo speranza e visione. ne da una parte, ne dall'altra.

marco's picture
Inviato da: marco
15 June 2011 - 09:24

Articolo bellissimo. Davvero bravo signor Bottazzini. Se mi permette di darle un consiglio, cambi i link alle statistiche di Google, essendo impostate a "ultimi 90 giorni" tra altri 90 giorni il testo del suo articolo e quei link non saranno più congrui. Credo che debba sostituire il parametro dei 90 giorni con "Intervallo di data specifico".

Simone's picture
Inviato da: Simone
15 June 2011 - 04:34

Wikicrazia, politica 2.0, cyberpolitica oppure .Piccola premessa, nella ricerca di vocaboli adeguati alle mie note mi trovo spesso ad indicare nuove accezioni ad alcuni termini, in questa nota vorrei specificare il significato che attribuisco al concetto di "singolarità politica" intesa come un punto nello sviluppo del nostro vivere democratico, dove, il progresso tecnologico e sociale dei cittadini (nuovi utenti del vivere civile web oriented) accelera oltre la capacità di comprendere ed adeguarsi dei nostri politici (vecchi politici).
Gli Italiani festeggiano la vincita dei referendum e nelle piazze si vedono bandiere di partiti, spille di disparati comitati magliette di gruppi organizzati, un pò di tutto una sorta di brodo primordiale.
Noto che tra la gente che si compiace per aver vinto il referendum ci sono tanti ragazzi  delle nuove generazioni, giovani che per la prima volta prendono coscienza del potere di scambio e del valore del loro voto.
Generazioni che cercano un sistema di riferimento che non è politico e tantomeno frutto dei vari club della politica, sono i figli del web gente orientata a capire ad esserci con un feed, generazioni che cercano di capire il disagio economico creato da chi li precede, generazioni che cercano nuove maniere e modalità di agire e reagire con i nuovi strumenti del comunicare (web, social media e new media).
Come in una legge di fisica, il cittadino ed i giovani delle nuove generazioni desiderano comprendere e sentire le cause-effetto del "meccanismo voto" percepiscono il peso dell'esercizio di un loro diritto e del loro dire.
Il referendum del 2011 passerà alla storia come non mai, per essere stato un esercizio di crescita della nostra democrazia, perchè esso assimila e traduce il desiderio di partecipazione di chi si spende nel web per il sociale, aiutandolo a credere che esiste tangibilità tra il proprio dire ed il proprio fare.
Senza entrare nel merito dei quesiti, e per chiudere vorrei dare delle indicazioni, su quello che sta avvenendo, siamo entrati in un epoca di singolarità, il medioevo politico a inizio e la "polis" subirà cambiamenti che i politici non web oriented e la politica tutta non sarà capace di controllare, la democrazia è un dialogo, i politici sono abituati ad usare i mezzi di massa costringendo noi cittadini a subire i loro modelli di comunicazione verticali e unidirezionali, internet è aperta open source, chi spende il proprio vivere civile nel web non è più il politico ma il cittadino, lì tutti siamo emettitori e recettori di civiltà, se si parla di sistema di referenze quelle saranno basate sulle idee e sui buoni propositi, scomparirà la figura del vecchio politico mediatore di potere per essere sostituita da quella del politico talent-scout facilitatore di intellighenzia e scopritore di talenti.
Mi piace dire come ho scritto che il vero vincitore del referendum siamo noi la gente del web, quella che si confronta, quella che mette in campo anche un solo atomo per fare materia, il web facilità l'accesso all'informazione, siamo germogli di nuove pratiche democratiche, prendiamo sempre più consapevolezza di ciò spiazzando la "vecchia politca" sostituendola con una politica del web tangibile fatta di intelligenza collettiva, abbandoniamo le vecchie regole diventiamo tutti fonte di opinioni e quindi vivere civile sfruttando queste nuove singolarità. 
  Simone Di Stefano

Alehuber's picture
Inviato da: Alehuber
14 June 2011 - 17:18

Sto scrivendo una tesi sui mutamenti nella comunicazione politica introdotti da Facebook e Twitter. I numeri parlano, i risultati parlano. Ai cittadini è finalmente stato fornito uno strumento per tornare ad esprimere la propria sovranità. L'importante è saperne fare buon uso e unire le forze. El pueblo unido, jamas sera vencido.. ci cantavano.. ora abbiamo uno spartito per scriverlo.

riccardo luna's picture
Inviato da: riccardo luna
14 June 2011 - 13:29

Ottimo lavoro

ilpicchioparlante's picture
Inviato da: ilpicchioparlante
14 June 2011 - 12:52

Ottima analisi, dettagliata e molto curata nella ricerca delle fonti! In sintesi grande dimostrazione di come dovrebbe essere il giornalismo! Eppoi il fatto ke i partiti e le tv segnano un distacco con la società, è il segno anke ke i prossimi a scontare questa disaffezione siano i quotidiani di carta...e la vostra scelta, Linkiesta, si rivelerà ancora di più azzeccata!! Cordialmente, Francesco
http://ilpicchioparlante.wordpress.com/2011/06/14/neanche-la-dignita-di-...

miche fax's picture
Inviato da: miche fax
14 June 2011 - 12:47

Io non ho ancora capito come si arriva a 30 milioni di voti passando da numeri che sono di 2 ordini di grandezza inferiori. Ho sentito dire da un amico che ha recentemente lavorato ad un comitato elettorale per le amministrative, che internet può spostare circa il 2% dei voti. Questo dato mi sembra più realistico ma evidentemente non fa vincere/perdere le elezioni.

bertuccia's picture
Inviato da: bertuccia
14 June 2011 - 13:48

Direttamente sono il 2%. Ma poi da questi nasce la rete della relazione sociale e parentale. e i numeri crecono di parecchio!

Rossella's picture
Inviato da: Rossella
14 June 2011 - 12:45

Ottima analisi...davvero interessante

Luigi's picture
Inviato da: Luigi
14 June 2011 - 12:45

Come tutte le analisi ex-post non possono essere confutate. I numeri riportati nell'articolo non mi sembrano portare argomentazioni forti a supporto della tesi. Quanti sono gli utenti italiani registrati a twitter? Quanti quelli registrati su Facebook attivi e maggiorenni? Sebbene la rete rappresenti un fenomeno significativo siamo sicuri non abbia ancora la connotazione di marginalità? Mi aspetterei da Linkiesta qualche dato non una mera opinione. Desumere il ruolo della rete dal numero di hit di un video mi sembra un po' naive (oltre al fatto che questo numero sembra modesto considerato anche un fattore correttivo per stimare visite uniche).

Sergio's picture
Inviato da: Sergio
14 June 2011 - 12:34

Ed è la seconda volta, ormai la rete è imprescindibile, grazie per questi dati ne facciamo tesoro

troppouncapo's picture
Inviato da: troppouncapo
14 June 2011 - 10:55

bell'analisi complimenti, come sempre

Beppe Roncari's picture
Inviato da: Beppe Roncari
14 June 2011 - 10:44

Mi piace. ☺

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