L’arte contemporanea? Una bolla, come i subprime

Il 4 febbraio la famiglia reale del Qatar ha speso 250 milioni di dollari per I giocatori di carte di Paul Cézanne, che è diventata l’opera è diventata la più pagata al mondo. Ma come funziona il mercato dell’arte?  Se l’arte moderna assicura investimenti sicuri con prezzi continuamente crescenti...

Hirst Love Of God
9 Febbraio Feb 2012 1852 09 febbraio 2012 9 Febbraio 2012 - 18:52
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Messe Frankfurt

Quali sono, per grandi investitori con larga disponibilità di capitale, gli asset (risorse) più sicuri sui quali investire, durante i periodi di crisi? Analizzando le varie possibilità si scopre che i titoli di stato, una volta considerati la forma d’investimento più sicura, oggi si ritrovano in balia delle forti correnti del mercato e propongono rendimenti non così sicuri e in balia delle agenzie di rating. Anche gli investimenti in materie prime o commodities (le cosiddette “risorse fondamentali”) navigano in brutte acque dato che, ormai da alcuni anni, si assiste a un trend economico molto volatile e strettamente legato ai cicli climatici. Un’altra forma d’investimento, il mercato azionario, diventato predominante durante la fase della cosiddetta “democratizzazione della finanza”, è diventata un’attività dai rischi altissimi, come dimostrato dai vari fallimenti di banche e il diffondersi di titoli “tossici”. Uno dei pochissimi porti sicuri, che promette rendimenti quasi certi e sopratutto lontano da rischi e tumulti dei mercati, è rappresentato dal mercato dell’arte.

Le grandi opere d’arte e il loro mercato non sono soggetti alle due comuni disgrazie di cui soffrono i normali beni scambiati sui mercati: deterioramento e volatilità prezzo (e l’annesso problema di svalutazione). Se il problema del deterioramento non riguarda (con le dovute precauzioni) l’opera d’arte, anche grazie alle moderne e precise tecniche di restauro, la volatilità del prezzo non rappresenta più di tanto una minaccia. Come mostrano i trend di mercato, si può dire che il prezzo di un’opera d’arte (in questo caso ci riferiamo ai classici da Caravaggio a Dalì passando per Monet) sia sempre soggetto a un incremento monotono (cioè sempre crescente). Diversamente dalla moneta, che può essere sempre creata e riprodotta dalle banche centrali, un’opera d’arte è caratterizzata proprio dalla sua rarità e non riproducibilità. Un grosso problema connesso alla volatilità del prezzo è quello della svalutazione, che ha scatenato la caduta dei prezzi delle case durante la crisi dei mutui subprime del 2007 negli Stati Uniti. Contrariamente al mercato immobiliare il mercato dell’arte non sarà mai soggetto a svalutazione, infatti, è possibile che un Van Gogh, ad esempio “’Vue de l’asile de la chapelle de Remy” (venduto per 17 milioni di sterline), perda il 60% del suo valore? Molto difficile, quasi impossibile.

Tanto è vero che il 4 febbraio la famiglia reale del Qatar ha speso 250 milioni di dollari per I giocatori di carte (1890-1895) di Paul Cézanne. E così l’opera è diventata la più pagata al mondo, quasi raddoppiando i 140 milioni di dollari sborsati dal messicano David Martinez per l’opera N. 5 1948 di Jackson Pollock. I reali arabi, sicuri del loro investimento, sono riusciti a soffiare il dipinto alle due grandi case d’arte, Larry Gagosian e William Acuavella che avevano portato il prezzo fino a 220 milioni. La conferma di questo storico e decisivo investimento è percepibile anche dalle parole di Victor Wiener, uno dei più grandi esperti d’arte a livello globale, che in un’intervista al Daily Telegraph descrive il prezzo raggiunto come prezzo benchmark: «Segui un corso di storia dell’arte e quel quadro è nei manuali. È un prezzo molto, molto importante».

Cezanne 0I giocatori di carte di Cezanne

Modigliani Jeune Fille Aux Cheveux NoirsModigliani, Jeune fille aux cheveux noirs

Non solo l’inarrivabile asta per Cezanne, ma anche quella che si è tenuta a Londra, presso la galleria Bonhar, intitolata “Impressionist e Modern Art auction” ha registrato vendite e prezzi significativi. I lotti di maggiore interesse? Modigliani, Picasso, Chagall, Marini e Pissarro. Il pezzo forte dell’asta è stato Fille aux cheveux noirs dell’autore livornese, che partiva da un prezzo base d’asta di 836mila euro. L’asta ha fatto salire il prezzo di 150mila euro, fino ai 985mila 600 mila spesi da aquirenti ignoti. Un buon risultato ma ben distante dal prezzo record di 40 milioni di euro raggiunti dal dipinto La belle Romaine, sempre di Modigliani, venduto nel novembre 2010. Altro quadro importante Notre-Dame de Paris di Pablo Picasso, aggiudicato per un milione di euro. Considerando i quarantaquattro lotti presenti all’asta, la galleria ha guadagnato oltre 3 milioni di euro, dimostrando che il mercato dell’arte non soffre crisi di liquidità.

Anche il mercato dell’arte presenta un lato oscuro. Mentre l’acquisto degli artisti più affermati e rinomati come Modigliani, Cézanne o Picasso appartenenti al mercato dell’arte moderna assicurano investimenti sicuri con prezzi continuamente crescenti, il mercato dell’arte contemporanea si presenta con caratteristiche totalmente diverse. La più grande riguarda l’aspetto speculativo: per i contemporanei i rendimenti sono più incerti perché si sta investendo/scommettendo in una risorsa non materiale e difficilmente valutabile, dato che si contratta in questo mercato è il probabile talento dei nuovi artisti emergenti.

L’arte contemporanea, nell’era della finanziarizzazione dell’arte, rischia di creare una bolla speculativa, cioè volatilità molto alta dei prezzi con una spinta ingiustificata verso l’alto per poi andare incontro all’inevitabile crollo. Basta considerare l’esempio dell’artista Damien Hirst (1965). Il mercato di Hirst, dopo aver raggiunto il suo picco nel 2007, è crollato tra il 2008 e il 2010 per poi ritornare, nel 2011, al livello di nove anni prima. Il suo quadro “Strontium 500” che il 15 maggio 2007 era stato battuto da Sotheby’s per 1 milione e 496 mila euro è stato poi rivenduto a 200mila euro in meno, a 1 milione e 200 mila euro, il 7 novembre 2011.

Nel mercato dell’arte si sta assistendo alla metamorfosi delle opere in titoli derivati (come opzioni o swap) dove si scommette su un futuro rialzo del prezzo relativo a un giovane artista. Lo scopo è rivendere in futuro, quando il giovane diventerà un artista affermato. L’arte della finanza si trasforma così nella finanza dell’arte. L’opera è paragonabile ad una merce o strumento finanziario scambiabile con un alto valore per gli hedge found e fondi di private equity (che sono tra i pochi ad avere somme di denaro da investire in opere d’arte).

Quello che sta succedendo nei mercati è chiaro, e grafico esprime bene la situazione odierna e quello che potrà succedere. Il mercato dell’arte contemporanea, dopo una forte e parzialmente giustificata caduta (a causa della crisi finanziaria iniziata negli Usa nel 2007) nel periodo 2008, sta vedendo crescere le sue quotazioni raggiungendo “strani” risultati nel primo semestre del 2011. C’è forte volatilità, primo segnale d’allarme dello scoppio di una bolla speculativo. Confrontando l’andamento dei prezzi dei titoli nel mercato dell’arte con i prezzi relativi dei titoli dei mutui subprime è facile notare che il trend dei due mercati è molto simile. Dopo l’apice raggiunto nel 2006 e il suo conseguente crollo del prezzo delle case, il 2007 è coinciso con la crisi dei subprime e lo scoppio della bolla speculativa immobiliare.

Spmib Ftse100Andamento dell’Indice Ftse 100 e S&P

BollaArs value index 1995 - 2011

I risultati raggiunti dal mercato dell’arte nel periodo gennaio 2009-2012 segnano un trend al rialzo, come emerge dal report “Art Market Report” della banca Monte Paschi di Siena. Il grafico qui sopra mostra come il rendimento del MPS Art Market Value Index faccia segnare un +87,4%, ben superiore al rendimento della borsa di New York o quella di Milano: S&P 500 +35,1% e Ftse Mib -29,7%. Rendimenti molto positivi anche per il mercato dei gioielli, come indica l’ MPS Jewels Market Value Index che registra un +107,6 per cento. Molto meglio della borsa di Parigi, dove il CAC 40 ha perso in un anno il 10,4%, la borsa di Milano, dove il Ftse Mib è calato del 29,7% e superiore anche ad un mercato che ha fatto segnare un rialzo nel 2011, come l’indice S&P500 della borsa di New York che ha guadagnato il 35,1 per cento.

Arte Vs Altri IndiciAndamento del mercato dell’arte raffrontato al Ftse Mib di Milano e il S&P 500 del Nyse

Mercato Arte Contemporanea 0Mercato dell’arte contemporanea

Grafico CinaAndamento del mercato dell’arte in Cina (Mps)

Ma come si spiega una crescita così sproporzionata rispetto gli altri indici borsistici in un periodo di crisi come questo? Per trovare una giustificazione all’anomalo trend del mercato bisogna guardare verso la Cina. Le vendite delle due più importanti gallerie d’arte al mondo, Christie’s e Sotheby’s, confermano questa ipotesi. Per Christie’s, nel primo semestre del 2011 gli acquisti da parte di clienti cinesi sono arrivati al 20% del totale mentre per Sotheby’s le vendite nelle filiali asiatiche hanno raggiunto un incremento nel 2011 pari al 47 %. Il mercato dell’arte delle piazze asiatiche è sintetizzato dal Mps Asian Global Index (qui sopra) che nel 2011 è salito del 39% sull’anno precedente. A spingerlo verso l’alto il maggior numero di aste e le quotazioni in salita degli artisti contemporanei asiatici. Va ricordato anche che dal 2008 la Cina ha investito oltre 620 milioni di euro in un progetto che mira a rendere gratuito l’ingresso nei musei (ad oggi sono 1800 i musei ad ingresso libero e 500 milioni i visitatori ogni anno).

Oscar Wilde nel suo saggio Il critico come artista, individuava uno scontro tra artista e critica, e scriveva che «la critica è più creativa della creazione» e quindi è quest’ultima ad attribuire valore all’opera d’arte. Oggi però, oltre l’artista e il critico, c’è un terzo “attore” che gioca un ruolo fondamentale nella creazione del valore di un’opera: il mercato. Grandi fondi d’investimento e case d’arte, investendo nell’arte contemporanea puntano sul guadagno nel breve periodo, quanto invece un’opera d’arte può essere ritenuta tale solo «consegnandosi alla distesa dei tempi», almeno per il filosofo ermeneuta Hans Georg Gadamer. L’opera d’arte non è solo merce, ma un piacere, un desiderio e un attrazione che non può essere soggetta alle forze dei mercati e degli speculatori. Le perdite relative al possibile scoppio di una bolla speculativa non mplicherebbero solo perdita di valore ma anche una perdita di creatività. Come diceva la gallerista milanese Claudia Gian Ferrari: «Se l’arte non è amata prima o poi si vendica». 

 

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