Rotoli presidenziali La nuova puntura che forse farà dimagrire me e Trump

La retatrutide è una molecola che sta sperimentando la Eli Lilly, e che farebbe perdere più peso delle altre perché aumenta il metabolismo. Il Boston Globe scrive che è stato concesso un accesso straordinario del farmaco a un signore che tutti gli indizi portano a pensare che sia Donald. Un suggerimento, nel caso non funzionasse

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Da qualche mese ho capito come posso diventare finalmente ricchissima. È stata un’intuizione, in seguito alla trecentesima conversazione con qualcuno che mi diceva quanto fossero miracolose le punture per dimagrire, quelle che per semplicità continuiamo a chiamare “Ozempic”, quelle che prima producevano solo i danesi creando tutta un’economia attorno alla nostra voglia di essere fotogenici, e poi sono arrivati gli americani a togliere quote di mercato alla Novo Nordisk e posti di lavoro all’Europa.

Di solito andava così: qualcuno diceva in toni assoluti che queste nuove medicine – il Wegovy dei danesi, il Mounjaro degli americani – facevano passare completamente la voglia di mangiare, e quindi si dimagriva tantissimo; e a quel punto io intervenivo dicendo che veramente io ero ingrassata.

Seguivano vari «non è possibile», «solo tu», e altre amenità dovute un po’ al fatto che gli esseri umani tendono a scambiare i confini del loro sguardo coi confini del mondo, e un po’ al fatto che rispetto a queste medicine c’è un particolare assolutismo. Se ne parla o come della salvezza o come del demonio.

È sempre la solita vecchia storia del nostro bisogno di totem in assenza di religione: non crediamo più in dio, ma crediamo nel Saxenda (il Saxenda, la più primitiva e ufficialmente inefficace di queste punture, è l’unica che mi abbia fatta dimagrire, ormai tre anni fa; poi sono arrivate quelle teoricamente efficacissime, e ora sono più vescica di lardo che mai).

Insomma, un giorno ho capito: posso vivere di ricatti. Vado da Novo Nordisk e mi faccio promettere una rendita a vita per non dire che ho fatto un anno di Wegovy, e guardate come sono ridotta. Vado da Eli Lilly e mi faccio dare una valigetta di contanti per non fotografare mai i resti delle punture di Mounjaro che ho conservato per farne prima o poi un’installazione alla Biennale.

Poi ho avuto da fare e non ho ancora realizzato il mio diabolico piano, ma soprattutto poi – a maggio – è arrivata la notizia della retatrutide. Non è il nome di un trapper, è una nuova molecola che sta sperimentando la Eli Lilly, e rispetto al Wegovy (la semaglutide dei danesi) e al loro Mounjaro (tirzepatide) ha una funzione in più.

La mia razionalizzazione del perché su di me non ha effetto nulla è: a me piace mangiare. Queste robe funzionano sulle nevrosi, da cui i milioni di articoli e studi sull’annullamento del desiderio non solo in campo alimentare. Ma io non mangio per qualche meccanismo distorto di quella roba che abbiamo convenzionalmente deciso di chiamare “psiche”, io mangio perché mi piace quel che mangio. Se mi mettete in un posto dove non c’è niente di buono, non mangio.

L’altra funzione della semaglutide e della tirzepatide, cioè il rallentamento dello svuotamento gastrico, non mi riguarda: mica faccio pranzi di sette portate. Certo che se mangi troppo (inteso proprio come volume) con quelle medicine vomiti, ma io smangiucchio tutto il giorno. La mia intera vita è un piano di contrasto all’efficacia delle punture.

Quando hanno annunciato gli studi sulla sperimentazione della retatrutide, che farebbe dimagrire di più delle molecole precedenti, un medico con cui parlo (passo le giornate a parlare con medici, è questa l’ipocondria che sognavo da bambina) mi ha detto che non avrebbe funzionato neanche questo, se non mi fossi decisa a cambiare le modalità della mia vita. Ma scusa tanto, arrivano le punture magiche e io devo stare a dieta? Cosa siamo, ai tempi dell’Enervit Protein e dell’aerobica di Jane Fonda?

Comunque, la ragione per cui la retatrutide mi ha fatto sperare in un esito diverso è che alla fine dell’ossessione da cibo e al rallentamento dello svuotamento dello stomaco essa aggiunge una terza inedita funzione: aumenta il metabolismo. Lo so che è una vita che sentite dire alle ciccione che hanno le ossa grosse e il metabolismo lento, ma il mio è impossibile non sia un metabolismo immobile: faccio meno attività fisica di Ilia Oblomov (neanche lui è un trapper).

Fatto sta che mi sono annotata mentalmente di provarlo, e poi eventualmente ricattare la Lilly al grido di «ho provato pure quello che aumentava il metabolismo, e ho messo su altri dieci chili», ma non sarà in commercio almeno per un altro anno.

E poi ho visto quel titolo sul Boston Globe: “Eli Lilly ha concesso un accesso straordinario alla medicina per l’obesità a un paziente di 79 anni. Chi era?”. Mi sono messa a leggerlo perché da anni leggo tutto su queste medicine, mi sembrano il più interessante cambiamento sociale di questo secolo insieme alle telecamere nei telefoni. Mi sono messa a leggerlo nonostante il mio scarso istinto per la notizia non mi avesse fatto sospettare nulla.

Pensavo mi avrebbero detto che caratteristiche straordinarie aveva questo tizio per stare in una sperimentazione anticipata, magari ci somigliavamo, ho qualche anno in meno ma me li porto molto male, fammi un po’ leggere.

Si tratta di «uso compassionevole», che permette l’accesso a medicinali ancora in fase di sperimentazione se il paziente rischia la vita. Insomma: se hai una malattia terminale, se i rischi non prendendo quel farmaco di cui ancora non si sanno bene le controindicazioni sono maggiori dei rischi prendendolo. «Secondo tre fonti vicine alla storia, questa persona era, al momento della richiesta in aprile, un uomo di 79 anni. Queste fonti, che hanno richiesto l’anonimato per paura di ritorsioni, dicono che il caso ha attirato l’interesse di importanti dirigenti nel settore della salute, suggerendo quindi che la persona cui è stato dato il medicinale abbia parecchi agganci».

Ohibò, e chi è? 79 anni: Elton John? Bill Clinton? Sylvester Stallone? Iggy Pop? Al paragrafo successivo ci dicono che la cartella clinica del paziente dice che ha un’obesità refrattaria alle cure, apnea del sonno, e ipertensione polmonare. Che fino all’anno scorso non sapevo esistesse, poi ho chiesto al cardiologo con che scusa potevo far prendere il Cialis a un personaggio che non voleva ammettere di prenderlo per scopare, e lui mi ha detto che i suoi pazienti sperano nell’ipertensione polmonare così glielo prescrive.

Sono dovuta arrivare al quinto paragrafo (il Boston Globe ha una fiducia nella tenuta dell’attenzione dei lettori che mi pare di insensato ottimismo) perché mi facessero un disegnino: «Date le coordinate anagrafiche e l’insolita natura della richiesta, abbiamo chiesto varie volte alla Casa Bianca se il paziente fosse il presidente Trump, che ha compiuto ottant’anni una settimana fa, è sovrappeso, e in passato ha espresso interesse per i medicinali per l’obesità».

Quindi l’indizio era quell’imperfetto che diceva che 79 anni ce li aveva ad aprile. Sono proprio negata per i gialli. In effetti Trump a gennaio, a domanda del New York Times sull’aver mai preso il Mounjaro, aveva detto di no, «ma forse dovrei».

Il portavoce della Casa Bianca ha smentito (su Twitter, o come si chiama ora, perché grande è la confusione sotto il cielo tra i luoghi in cui mettere i nudi in bio e quelli in cui fare le comunicazioni istituzionali) che Trump sia il beneficiario del farmaco sperimentale.

Ovviamente attorno all’ipotesi che gli sia dato accesso compassionevole (che significa anche: gratuito) a una roba che ti farebbe perdere il 28 per cento del peso in un anno e mezzo c’è polemica: perché solo a lui e non a quaranta milioni di americani ciccioni che volentieri s’inietterebbero una roba che la Eli Lilly ancora non può far pagare perché ufficialmente non approvata? È forse perché l’amministratore delegato di Eli Lilly è nelle grazie di Trump?

Quest’ultima mi sembra una domanda particolarmente assurda: vorrei vedere quale presidente non vedrebbe di buon occhio il capo di un’azienda americana che ha riconquistato le quote di mercato che erano danesi. E non si tratta solo dei medicinali, ma dell’economia che gli gira intorno. Solo mentre scrivevo questo articolo, mi sono passate davanti le pubblicità d’un lassativo calibrato sulla specifica stitichezza data da queste punture, e d’una newsletter che v’insegnerà a mangiare in modo che le punture rendano al meglio. L’indotto è sterminato.

A me pare che il problema sia un altro. È quasi luglio. Se Trump s’inietta quest’acqua di Lourdes da aprile, dovrebbe essere ormai un figurino, e non mi pare che lo sia. Magari è perché continua a nutrirsi di cheeseburger, e quindi finirà come me, chiatto quanto prima e con la pancia bucherellata da aghi vani. Improvvisamente un dubbio atroce: non è che il Donald vuole scipparmi l’idea, e farsi pagare da Lilly per non svelare mai di essersi fatto punture invano in quei suoi presidenziali rotoli?

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