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Nomfobia, quando essere online è una dipendenza

È una parola che descrive la sofferenza transitoria legata al non avere il telefono cellulare a portata di mano e alla paura di perderlo. Sono in molti a soffrirne, anche se non lo sanno

Smartphone 3

NICHOLAS KAMM/AFP/Getty Images

18 Ottobre Ott 2015 1829 18 ottobre 2015 18 Ottobre 2015 - 18:29
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Un tempo, almeno coì si racconta, c’era una separazione netta tra tempo connesso e tempo disconnesso, tra relazione sociale e spazio privato, tra spazio pubblico e ritiro nell’anima. Le comunicazioni mediate da internet hanno interrotto la dicotomia tra comunicazione scritta e comunicazione orale. Esse consentono scambi sociali una volta inimmaginabili, scritti e al tempo stesso diretti e immediati come quelli orali, come avviene su chat, sui social network, in e-mail e in messaggistica istantanea. È l’oralità scritta (Pozzi e Toscani, 2008), una forma di comunicazione che abbraccia insieme la ponderazione della comunicazione scritta e l’immediatezza della comunicazione orale.

Ormai internet è disponibile con facilità in quasi tutti i posti di lavoro, sugli smartphone e nei luoghi pubblici. Si riduce la nozione d’intimità, di consapevolezza dell’esistenza di uno spazio di informazioni private e personali per le quali è necessario un atteggiamento di grande attenzione e protezione, in quanto una volta immesse nell’universo virtuale non è più possibile cancellarle né avere pieno controllo del loro utilizzo da parte di altri utenti (Rivoltella, 2001).

Eppure, ci si chiede anche: è vero tutto questo, oppure non c’è mai nulla di veramente nuovo sotto il sole? Siamo davvero drogati di connessione sociale, o siamo da sempre animali politici come scriveva Aristotele, ovvero scimmie bisognose di riconoscimento, di una droga relazionale? Hanno ragione i pessimisti conservatori o gli ottimisti che sperano nel progresso? Sbagliano i disincantati, anche se non lo ammetteranno mai, oppure i fiduciosi, e anche loro non lo ammetteranno mai?
Rispondere non è facile. Quando esattamente la connessione con internet diventa segnale di un cambiamento antropologico e culturale? Oppure, passando dal sociale all’individuale, quando possiamo dire che la connessione con internet è ormai diventata parte della personalità, e forse di una personalità disturbata? Purtroppo, o per fortuna, non vi è un limite di tempo né un numero di messaggi invitati che definisca questa possibile modificazione antropologica e psicologica. Possiamo solo dire che ciò che rende l’uso di Internet una dipendenza è l’eccessivo uso della rete a discapito del lavoro e delle relazioni sociali e la difficoltà a disconnettersi nonostante le conseguenze negative sulla vita quotidiana.

Ciò che rende l’uso di Internet una dipendenza è l’eccessivo uso della rete a discapito del lavoro e delle relazioni sociali e la difficoltà a disconnettersi nonostante le conseguenze negative sulla vita quotidiana

I segnali di una possibile dipendenza da Internet sono:

Perdere il senso del tempo online: ti trovi spesso a rimanere connesso più a lungo di quanto avessi previsto? Qualche minuto si trasforma in qualche ora? Ti irriti se vieni interrotto?

Avere problemi nel portare a termine i compiti, a casa o al lavoro: ti ritrovi a fare tardi al lavoro per avere utilizzato internet per motivi diversi? A casa trascuri la spesa da fare, la lavatrice o altre commissioni per passare più tempo connesso?

Isolamento dalla famiglia e dagli amici: pensi che nessuno ti capisca nella tua vita reale come invece fanno i tuoi amici online? Ti ritrovi a passare meno tempo con amici o famiglia e più tempo connesso alla rete?

Sentimenti di colpa legati all’uso di internet: ti irriti quando gli altri continuano a dire di spegnere il computer o di mettere giù lo smartphone? Non dici sempre la verità sul tempo effettivo speso online?

Sentire un senso di euforia quando connessi: ti ritrovi a usare internet come valvola di sfogo quando sei triste, stressato o cerchi eccitamento sessuale? Hai provato a ridurre l’uso di internet e non ce l’hai fatta?

Non si tratta solo di internet. Anche gli smartphone partecipano di questa malattia sociale e dell’anima. Nomofobia, abbreviazione della frase non-mobile-phone fobia, è la parola che descrive la sofferenza transitoria legata al non avere il telefono cellulare a portata di mano e alla paura di perderlo. Una delle caratteristiche della nomofobia, ad esempio, è proprio quella sensazione di panico che coglie all’idea di non essere rintracciabili. Si accompagna a questo la necessità di un costante aggiornamento sulle informazioni condivise dagli altri e la consultazione del telefono in ogni momento e in ogni luogo, anche quelli più intimi come il bagno, la camera da letto o lo spazio di una seduta in terapia. Insomma, siamo sempre connessi, e viviamo nel timore di sconnetterci.

Pozzi, A. e Toscani, M. (2008). Tra il dire e lo scrivere. Saggi sull’oralità di ritorno. Unicopli.

Rivoltella, P. C. (2001). Media education: modelli, esperienze, profilo disciplinare. Carocci.

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