Inferno Siria, il compagno di studi di Assad: «Era un medico, ora bombarda gli ospedali di proposito»

Zaher Sahloul, medico di origine siriana emigrato negli Usa: «Assad dovrebbe uscire di scena, prima o poi. Nessuno potrebbe tollerare un leader che ha portato tutta questa violenza al suo paese e che ha bombardato la sua popolazione»

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19 Agosto Ago 2016 1210 19 agosto 2016 19 Agosto 2016 - 12:10

Zaher Sahloul è un medico. Di origine siriana, ha giurato, come ogni medico, secondo la formula di Ippocrate e insieme al Presidente siriano Bashar al Assad. Era il 1988. Insieme hanno promesso di “perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza”. Hanno giurato insieme, ma oggi, nel labile e complesso scenario siriano, stanno su due fronti opposti. Bashar al Assad lancia bombe sulla popolazione assediata di Aleppo, costringe a morire di fame e di sete gli abitanti di Madaya, colpisce i pochi ospedali rimasti nel nord del Paese, nel tentativo disperato di mantenere il potere.

In quegli stessi ospedali, Zaher, emigrato negli Stati Uniti nel 1989, torna ripetutamente per salvare la vita alle vittime del compagno di studi, per chiudere gli squarci provocati dalle barrel bombs, l’infernale invenzione dell’esercito presidenziale. Sul suo profilo Twitter condivide le foto dei bambini su cui ha messo le mani. Sia i sopravvissuti che i morti. Senza vergogna, senza remore. “Perché tutti sappiano cos’è la guerra in Siria”, dice.

L’ultima immagine in ordine di tempo è quella del piccola Omran, il “bambino sull’ambulanza” che tutti abbiamo conosciuto sui social network nelle ultime 24 ore (Qui il video completo diffuso dall’Aleppo Media Center. Immagini forti). Un nuovo simbolo della guerra siriana, uno di quelli di fronte ai quali non si può più, Zaher dice, “piangere e poi passare ad altro”. L’intervista per Linkiesta.

Quando è stata l’ultima volta che si è recato in Siria?
Sono tornato da Aleppo lo scorso primo luglio, una settimana prima iniziasse l’assedio alla città. In totale, sono stato in Siria 14 volte dall’inizio del conflitto, ad Aleppo e in altre città del nord tra cui Idlib, Hama, Latakia.

Che situazione ha trovato?
Sono entrato in Siria passando attraverso la Turchia, lungo l’unica strada aperta per assistenza umanitaria ed evacuazione dei pazienti. Abbiamo aspettato due mesi prima di entrare. C’erano in corso bombardamenti da parte del regime siriano e attacchi da parte curda. Ma quella strada è esposta anche agli attacchi aerei dei russi. Quando abbiamo percorso gli ultimi chilometri di questa strada, a velocità altissima, l’autista ci ha raccomandato di dire la nostra ultima preghiera. Lì, si muore da un momento all’altro. Intanto che percorri quel tratto, sul lato destro trovi resti di auto bruciate e camion rovesciati. Ovunque ci sono corpi in decomposizione: nessuno va a seppellirli. Appena arrivati ad Aleppo, fortunatamente senza danni, siamo andati direttamente all’ Ospedale M-10, costruito sottoterra. È stato bombardato 17 volte negli ultimi quattro anni. Sono entrato subito in sala operatoria. Sono specializzato in terapia intensiva e medicina d'urgenza. Ho visto Ahmad, vittima di barrel bombing, paralizzato nella parte inferiore del corpo e in stato di confusione mentale. È morto di arresto cardiaco il giorno dopo che ho lasciato Aleppo. Aveva solo cinque anni.

«Appena arrivati ad Aleppo siamo andati direttamente all’ Ospedale M-10, costruito sottoterra. È stato bombardato 17 volte negli ultimi quattro anni. Sono entrato subito in sala operatoria. Ho visto Ahmad, vittima di barrel bombing, paralizzato nella parte inferiore del corpo e in stato di confusione mentale. È morto di arresto cardiaco il giorno dopo che ho lasciato Aleppo. Aveva solo cinque anni»

Le organizzazioni umanitarie parlano di costanti attacchi a ospedali. Lo conferma?
Certo, avviene costantemente. Ogni ospedale che ho visitato è stato bombardato diverse volte. L’organizzazione Physician for Human Rights ha conteggiato gli attacchi: finora sono stati piu’ di 260, il 95 per cento delle volte commessi dalle forze presidenziali. Più di 750 medici colpiti. Non solo. Le barrel bomb di Assad, questi ordigni rudimentali, barili riempiti di macerie ed esplosivo TNT e lanciati dagli elicotteri – dagli effetti devastanti perché imprevedibili – non vengono mai lanciate da sole. Ne cadono sempre due, a volte anche tre, a distanza di poche ore ciascuna. La prima miete vittime, crea confusione e attira i soccorsi. La seconda colpisce chi è venuto ad aiutare, medici e infermiere compresi.

Lei ha deciso di condividere costantemente su Twitter fotografie dei suoi pazienti siriani, soprattutto bambini. Lo fa sia che sopravvivano alle sue cure, sia che muoiano. Perché’?
Per raccontare che cosa è davvero questa guerra. Pensiamo che sia solo terrorismo e Isis. E invece è una guerra in cui sono soprattutto i bambini a morire. Bambini di cui noi dovremmo essere responsabili. Persone che pagano il prezzo della lotta tra parti politiche. Avrebbero potuto essere i medici, gli avvocati, I professionisti del futuro della Siria, uno dei Paesi più sviluppati del Medio Oriente. E che invece muoiono. Oppure hanno come unica strada quella di diventare terroristi. Oppure ancora sfuggono alle bombe e al terrorismo ma saranno per sempre traumatizzati.

Lei vive da anni a Chicago, con sua moglie e i suoi figli. Perché rischia la vita continuamente andando in Siria?
Sì, abito negli Stati Uniti da tempo, ho una famiglia e un lavoro stabile. Lavoro in un ospedale in cui si spendono tanti soldi per salvare una sola vita umana. Vado in Siria perché sono un medico e so di essere utile. Non perché sono nato in Siria. Lo faccio perché credo che sia il dovere di ogni medico di fronte a questa grande tragedia.
Quando anche i dottori e gli infermieri vengono targettizzati, allora diventa una questione che dovrebbe coinvolgere personalmente ogni altro medico. Dovremmo tutti fare qualcosa. Questo conflitto non è l’inferno. È dieci volte peggio dell’inferno. A volte basta inviare rifornimenti. O pagare stipendi ai colleghi che lavorano là. A volte basta anche solo fare opera di advocacy.
L’ultima volta che sono stato ad Aleppo, sono andato insieme a due colleghi statunitensi. Uno di loro era siriano di seconda generazione. L’altro non aveva nessun legame di sangue in Siria. Ma ha sentito comunque l’urgenza di partire. Del resto noi lo facciamo solo per pochi giorni all’anno. Laggiù i nostri colleghi rischiano la vita ogni minuto.

«Il dovere di ogni medico», lei dice. Lei si è laureato in medicina proprio insieme al Presidente Bashar al Assad e insieme avete fatto il giuramento di Ippocrate…
Credo che Assad si sia disconnesso completamente dalla sua professione. Quando facciamo il giuramento, promettiamo di non causare nessun male, promettiamo di curare sia amici che nemici. Assad sta uccidendo civili e bambini. Sta bombardando ospedali. Quale medico fa questo? Vorrei che guardasse negli occhi di questi bambini, delle donne e delle infermiere che soffrono le conseguenze delle sue crudeltà. Vorrei potergli chiedere perché sta facendo tutto questo. Non riesco a capire da dove venga questo modo di comportarsi. Nessuno di noi, all’università, si sarebbe mai aspettato che sarebbe potuto diventare così.

«Credo che Assad si sia disconnesso completamente dalla sua professione. Quando facciamo il giuramento, promettiamo di non causare nessun male, promettiamo di curare sia amici che nemici. Assad sta uccidendo civili e bambini. Sta bombardando ospedali. Quale medico fa questo?»

L'ha più incontrato?
L’ho incontrato diverse volte dopo che è diventato presidente. Era convinto che la Siria fosse assediata o che ci fosse una congiura contro il suo Paese. Ma questo non è il modo in cui affronti le cose. Ci sono modi migliori per affrontare una crisi politica.

Quale futuro vede per la Siria?
Credo che lo sappiano tutti. Dovrebbe esserci una transizione politica. Assad dovrebbe uscire di scena, prima o poi. Nessuno potrebbe tollerare un leader che ha portato tutta questa violenza al suo paese e che ha bombardato la sua popolazione. Ma non accetterà mai la transizione finché sarà convinto di poter vincere militarmente sul campo. Deve essere costretto ad andarsene. Ci sono molti siriani che potrebbero guidare il Paese al posto suo. La Siria è uno dei paesi più sviluppati del Medio Oriente, con molte risorse. Ma hanno bisogno che gli sia dia l’opportunità di farlo.

La foto di Omran è il nuovo simbolo della guerra siriana. Verrà presto dimenticata come è accaduto alle altre?
Il mondo presta attenzione a queste immagine, che vengono ritwittate, suscitano commozione. Ma dopo pochi giorni tutto viene dimenticato e la gente torna a interessarsi a cosa Donald Trump ha mangiato per colazione. Spero di sbagliarmi questa volta. Spero che l’immagine di Omran, un bambino che non ha più lacrime da piangere, possa cambiare la situazione. È una immagine forte che deve spingerci ad agire. Tutti, compresi me e te. Se dopo aver visto questa immagine continuiamo la nostra vita come al solito, significa che c’è un problema nella nostra umanità.

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