Lo psicologo: "Vi spiego cos’è successo tra Brad e Angelina"

Bibbia, voyeurismo, perversione: il divorzio dell'anno tra Brad e Angelina è l'ultimo fallimento del rapporto di coppia, anche se fino all'ultimo è lecito pensare che possa funzionare

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Dimitrios Kambouris/Getty Images for WSJ. Magazine 2015 Innovator Awards

24 Settembre Set 2016 0746 24 settembre 2016 24 Settembre 2016 - 07:46

Brad e Angelina si lasciano, e si lasciano male, scambiandosi botte da orbi. Termina un episodio di pace nella guerra tra i sessi, un episodio che ci aveva un po’ illuso e consolato, anche se i motivi di allarme erano tanti e da tempo. La psicologia moderna dedica uno spazio a sé, un santuario a parte allo studio dei rapporti tra uomini e donne, tra maschi e femmine. Una nicchia separata dalle correnti maggiori della psicoanalisi e della psicologia cognitiva. Che ci sia questo spazio a sé e riservato ci avverte della natura di mistero sacro di questi rapporti. Uno spazio difficile da scoprire, perché tende a disperdersi nel bacino più vasto della psicologia della famiglia. I cui sacerdoti sono silenziosi e meno noti al grande pubblico. Più raramente ci è capitato di sentir parlare di Salvador Minuchin e Mara Selvini Palazzoli rispetto allo Zeus della psicologia, Freud. Come silenziosa e meno nota è la dea del focolare domestico, Estia in Grecia e Vesta a Roma, rispetto agli altri Dei olimpici dalla fama più rumorosa. Eppure il silenzio di Vesta non ci parla solo di tranquillità domestiche, ma di sotterranee tensioni destinate a scoprirsi improvvise, come quelle tra Angelina e Brad.

Ne siamo molto consapevoli da sempre; perfino il racconto della Genesi è una sottile analisi delle difficoltà di coppia: “Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà”. Malgrado l’apparenza, non è una dichiarazione di superiorità del maschio e sottomissione della femmina, piuttosto un’amara descrizione di una millenaria incomprensione reciproca in cui non vince nessuno.

I racconti antichi procedevano per allusioni rapide e precise come sciabolate, che lasciavano molto all’immaginazione. Non è così nella letteratura moderna, nella quale lo scavo del dettaglio psicologico è portato fino all’estenuazione. Nella Sonata a Kreutzer Tolstoj ci descrive ogni movimento emotivo della coppia di sposi, fino alla tragedia finale. Proust non ci risparmia nulla della relazione tra Marcel e Albertine, e poco cambia che all’ombra dei due personaggi ci fossero due maschi: Proust e Agostinelli. Il movimento di coppia rimane identico anche nell’identità dei sessi, e la guerra tra i sessi è destinata a complicarsi ora che sono più di due.

Gli antichi invece dobbiamo spiarli dal buco della serratura e seguirne i rapidissimi movimenti mai commentati da troppe parole. Così intuiamo nel racconto di Erodoto che la moglie di Candaule, il re di Lidia, fosse irritata e stanca da tempo dei comportamenti fatui e penosi del marito, fino a decidere di farlo uccidere dalla guardia del corpo Gige. Da quanto tempo questa donna disprezzava il marito? Non lo sappiamo. Conosciamo solo l’ultimo episodio, in cui lo sciocco Candaule si vanta della bellezza del corpo nudo della moglie con un suo sottoposto, appunto la guardia del corpo Gige. E porta a tal punto questa fatua vanteria da ragazzone malcresciuto da permettere a Gige di spiare la nudità di sua moglie. Possiamo perfino immaginare Candaule vantarsi?

-Gige, non puoi immaginare mia moglie cos’è. Che corpo, che donna!-

O peggio:

-Gige, te lo dico. Mia moglie è semplicemente una figa. Dovresti vederla nuda. Anzi, sai che ti dico? Te la faccio vedere. Stanotte!-

È sconfortante notare come il realismo di un racconto dialogato moderno riveli la volgarità della vita, laddove il mito avvolge di favola e mistero perfino eventi che, a ben guardare, furono penosi. Come questo di Candaule.

Brad e Angelina si lasciano, e si lasciano male, scambiandosi botte da orbi. Termina un episodio di pace nella guerra tra i sessi, un episodio che ci aveva un po’ illuso e consolato

E quindi quella sera, seguendo il piano di Candaule, Gige si nascose dietro l’uscio della camera da letto regale per vedere la regina spogliarsi prima di andare a dormire. La regina però vide Gige allontanarsi dalla stanza e capì di esser stata tradita e offesa dal marito. E ne decise la morte.

Dietro questo episodio da fiaba è possibile intravedere la storia di una relazione vera, una relazione tra un uomo sciocco e superficiale e una donna orgogliosa e astuta. Offesa col marito, questa donna, di cui mai conosciamo il nome, convoca Gige il quale, come ci racconta Erodoto, "credendo che ella non sapesse nulla di quanto era accaduto, venne al richiamo; era solito presentarsi anche prima, quando la regina lo chiamava. Appena arrivò, gli disse: "Delle due strade che ora ti si presentano, ti do la scelta, Gige, di prendere quella che vuoi: o uccidi Candaule e hai me e il regno di Lidia; oppure devi morire subito [...]. Deve morire l'autore di questo inganno o tu, che mi hai visto nuda e hai fatto cose non lecite”. E Gige scelse di uccidere Candaule e diventare egli stesso re.

Come si erano incontrati quest’uomo stupido e questa moglie spietata? Non lo sappiamo. Forse un matrimonio dinastico; ma poi la loro relazione era andata oltre l’interesse e aveva preso sostanza. Probabilmente era diventata la relazione tra un uomo forse dolce ma infantile nel suo essere così fiero della bellezza della moglie e una donna dura che non lo rispettava. Uno scenario non nuovo: il marito inconsapevole dei movimenti emotivi, la moglie invece perfino troppo.

Eppure questo comportamento sepolto nel passato di un racconto a metà tra mito e storia (l’esistenza storica di Gige e Candaule è plausibile) è anche un comportamento molto comune. Il candaulesimo, l’esposizione con o senza assenso delle nudità del proprio partner al voyeurismo di un estraneo, è una pratica erotica diffusa tra gli scambisti ed è una fantasia sessuale non infrequente. Non vi è distanza tra questo re dimenticato di un racconto di due millenni fa e le fantasie di un impiegato o le pratiche di un don Giovanni di provincia dei giorni nostri.

Torniamo a Candaule. Era un uomo così preso dalla sua infatuazione per il corpo della moglie dal parlarne con tutti, comprese le guardie del corpo. Forse era anche un uomo innamorato, ma lo esprimeva in questa maniera squalificante. Probabilmente era un uomo che aveva da tempo perso credito agli occhi di tutti, non solo della moglie. Candaule era politicamente squalificato. L’assassinio di un re e la sua sostituzione con uno dei suoi pretoriani non è un evento che si possa improvvisare. Se Gige se la cava e diventa re, vuol dire che anche che Candaule ormai non godeva più del favore della corte e che l’avvicendamento al potere fu ben organizzato. Nessuno protesta quando Candaule muore e Gige sale sul trono senza problemi.

Insomma, è una donna potente, questa moglie di Candaule. Una king-maker. Decide lei chi sale e chi scende dal trono. Vigeva ancora una sorta di matriarcato in Lidia? D’altronde era un regno che aveva per patrona una dèa, Rea o Cibele la grande madre, madre di Zeus e di molti altri dei. Non possiamo dire altro. Come spesso nei racconti antichi, dobbiamo intuire tutto da un episodio. Un episodio di ambivalenza nei rapporti di coppia. Un’ambivalenza che ci racconta come la coppia maschio-femmina sia sempre una negoziazione politica tra due potenze, potenze che conducono un’eterna trattativa che compone e dispone gli interessi stridenti, ma talvolta anche armonici, dei due giocatori.

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