Una moneta digitale salverà l’Europa?

La tesi di Lorenzo Fioramonti, su openDemocracy: abbinare il ritorno alle valute nazionali a un euro digitale per le transazioni internazionali. Un sistema più flessibile per salvare capra e cavoli

Euro Giganti

(Roland Tarcillion/Getty Images)

Roland Tarcillion/Getty Images

22 Dicembre Dic 2016 1125 22 dicembre 2016 22 Dicembre 2016 - 11:25

Le risposte della sinistra al populismo

Per spezzare il fronte populista la sinistra deve far proprie una serie di politiche mirate a far ripartire la crescita: su Carnegie Europe Yannos Papantoniou invoca una "terza via per la sinistra", che dovrebbe sostenere l'apertura dei mercati e puntare a sviluppare un ambiente favorevole agli investimenti. Secondo Papantoniou il primo passo dovrebbe essere quello di dotare l'Eurozona di una propria capacità fiscale: in questo senso il Meccanismo Europeo di Stabilità (Esm) andrebbe trasformato in un Fondo Monetario Europeo in grado di emettere Eurobond e di disporre di un budget di risorse proprie per l’Eurozona.

Sul Guardian, diversi commentatori riflettono su quali caratteristiche dovrebbe avere "il populismo di sinistra di Jeremy Corbyn”: tra questi, Yanis Varoufakis evidenzia la distinzione netta tra "essere populista" e "essere popolare”. Secondo Varoufakis, Corbyn è un leader che sta diventando "popolare", e la politica progressista è l'unica alternativa all’inutile dicotomia tra establishment e populismo.

Justin Reynolds su Social Europe, fa appello al fronte progressista affinché riscopra le origini della socialdemocrazia, e sottolinea come la sinistra debba riconquistare la fiducia nella capacità dello Stato democratico di affrontare le fasi avverse dei cicli economici e provvedere al benessere di tutti.

Sempre sul Guardian, Jonathan Freedland contesta l’espressione "politica post-fattuale": sarebbe più utile utilizzare direttamente il termine "bugie". Freedland sottolinea che tre fattori in particolare hanno contribuito alla scomparsa dei fatti nei dibattiti pubblici: la diffusione dei social media, le posizioni anti-elitiste e l’ascesa dei radicalismi. Paradossalmente, accettiamo che vi siano dei fatti in ogni aspetto della nostra vita, ma non in politica.

L’architettura istituzionale europea sta per crollare? Secondo Fioramonti la soluzione è una moneta digitale che andrebbe ad integrare le valute nazionali di quei Paesi che vogliono rinunciare all’euro e riconquistare la sovranità monetaria

Governance europea: una moneta digitale?

L’architettura istituzionale europea sta per crollare? È la domanda posta da Judy Dempsey su Carnegie Europe a un gruppo di intellettuali ed esperti. Caroline de Gruyter risponde di sì: da Maastricht in poi la distinzione tra responsabilità nazionali e sovranazionali nell’Ue si è fatta nebulosa, in una situazione di crescente incertezza. Di diversa opinione è Adriaan Schout, secondo cui nonostante diverse forze politiche strizzino l’occhio all'uscita dalla moneta unica o dalla stessa Ue, non ci sono altre “..exit” all’orizzonte. D’altra parte, prosegue Schout, i divari economici all'interno dell’Eurozona sono preoccupanti. Pierre Vimont al contrario ritiene che l'Unione europea non sia sull’orlo del collasso: paradossalmente è proprio la resilienza strutturale dell’Ue a impedire riforme istituzionali di ampia portata.

Su openDemocracy, Lorenzo Fioramonti si concentra soprattutto sull'aspetto monetario dell'architettura europea. Sulla base delle recenti critiche poste alla moneta unica da Joseph Stiglitz, che ha proposto un sistema a due valute nel quale possano coesistere differenziali di produttività tra paesi (sostanzialmente tra Europa del nord e de sud), Fioramonti ritiene che la creazione di una “moneta digitale europea" potrebbe essere una soluzione valida. Secondo Fioramonti, una moneta digitale andrebbe ad integrare le valute nazionali di quei Paesi che vogliono rinunciare all’euro e riconquistare la sovranità monetaria. Questi Stati membri dovrebbero però essere obbligati ad accettare la moneta "euro digitale" per le transazioni internazionali. Un tale sistema monetario risulterebbe flessibile e renderebbe compatibili le esigenze nazionali con un sistema monetario comune a livello europeo.

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Traduzione dall’inglese a cura di Elisa Carrettoni

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