Molte panzane per nulla: le balle elettorali non spostano più nemmeno un voto

Programmi iperbolici, polemiche su tutto: eppure i sondaggi sono sempre gli stessi. Delle due, una. O gli elettori non credono più a nessuno. O nemmeno ascoltano quel che dicono i politici. Preoccupante, in ogni caso

Dimaio Berlusconi Renzi Linkiesta
20 Febbraio Feb 2018 0730 20 febbraio 2018 20 Febbraio 2018 - 07:30

I cortei fascisti e antifascisti, le zuffe sotto il museo egizio, le foto di Casini sotto il ritratto accigliato di Togliatti, i rimborsi mancati dei Cinque Stelle, le gaffe di Matteo Renzi e quelle di Piero Grasso, le foto splatter della candidata decapitata, le fake news, e poi ovviamente le promesse, le mirabolanti promesse per mille miliardi che coprono tutto l'arco del desiderabile dai croccantini gratis per il gatto al raddoppio della pensione di nonna: una immensa fatica per spostare poche centinaia di migliaia di voti, e una conferma della assoluta anomalia italiana. Non solo abbiamo la campagna elettorale più lunga e animosa del biennio che ha visto votare tutta Europa, ma anche la più inutile. Non sposta una virgola, al massimo uno zero virgola.

In Francia, per fare un paragone, all'avvio dell'ultima competizione per l'Eliseo il gollista Francois Fillon era dato vincitore con il 28/29 per cento ed Emmanuel Macron era quotato in coda agli sfidanti. A sinistra, era Benoit Hamon a dare le carte col 16/18 per cento mentre il rivoluzionario Jean-Luc Melenchon risultava come il pittoresco testimonial di un'ideologia sepolta. Due mesi dopo Macron aveva addirittura superato Marine Le Pen e Melenchon sfiorava il 20 per cento, a soli quattro punti dal livello-ballottaggio. Nel Regno Unito Theresa May era entrata in lizza, nelle elezioni anticipate da lei volute, con un vantaggio di 20 punti sui laburisti: la campagna elettorale ha visto uno spostamento di consensi così significativo che ne è uscita vincitrice per il rotto della cuffia, mentre la sinistra di Jeremy Corbyn, data unanimemente per sepolta all'inizio della gara, è cresciuta del 9 per cento e ha fatto segnare il miglior risultato dal 2001.

Da noi, se le scelte elettorali fossero rilevate dai sismografi, saremmo al grado I della Scala Mercalli: "scossa percettibile solo da strumenti". Il distinto Fabrizio Masia, quando il lunedì compariva nel Tg de La7 per il settimanale sondaggio, sembrava quasi scusarsi dell'irrilevanza delle variazioni calcolate dal suo algoritmo, accompagnata sempre dalle stesse parole: “Lo scandalo X o la polemica Y non hanno prodotto rilevanti modifiche nelle scelte degli elettori”. Nel complesso, da gennaio a oggi, la coalizione di Centrodestra ha guadagnato un punto e mezzo; il centrosinistra mezzo punto; il Cinque Stelle un punto. Briciole, se si considera il collettivo e colossale dispendio di energie, le fantasmagoriche illusioni gettate sul tavolo e anche gli sforzi fatti in positivo per individuare le candidature giuste e articolarle al meglio.

Da noi, se le scelte elettorali fossero rilevate dai sismografi, saremmo al grado I della Scala Mercalli: "scossa percettibile solo da strumenti". Il distinto Fabrizio Masia, quando il lunedì compariva nel Tg de La7 per il settimanale sondaggio, sembrava quasi scusarsi dell'irrilevanza delle variazioni calcolate dal suo algoritmo

Dunque ci si dovrà prima o poi interrogare sul senso di questa lotta nel fango, dove ogni colpo basso e ogni caciarata sono ammessi, e la politica – promessa dopo promessa, insulto dopo insulto – perde ogni credibilità senza che tutto ciò generi un qualche apprezzabile risultato per i partiti e gli schieramenti. Cos'è che non funziona? I leader, i loro spin doctor, gli strateghi della comunicazione? O più semplicemente l'elettorato è così mitridatizzato dal ricorso agli effetti speciali che per scuoterlo non basterebbe nemmeno promettere la Luna? Perché non fa alcuna differenza la composizione delle liste, perché i nomi di gran reputazione non attirano e i cosiddetti impresentabili non respingono?

Finite queste elezioni, e salvo sorprese che ci rivelino movimenti di opinione più consistenti di quelli indicati dai sondaggi (una cosa sempre possibile), magari sarà necessario interrogarsi anche su questo, e valutare il rischio generale connesso allo slittamento di ciò che chiamiamo campagna elettorale verso l'espressione “ludi cartacei”, la vecchia scomunica mussoliniana della chiamata alle urne. La crisi della politica ha tanti volti, ma l'irrilevanza del messaggio, e delle proposte, e persino degli allarmi più tonanti - “Torna il fascismo!”, “Torna il comunismo”, “Governeranno degli idioti!”, “Governeranno degli imbroglioni!”, “Ladri”, “Razzisti” - è il più sconcertante. Significa che nessuno ascolta. Oppure che ascoltano solo le tifoserie, quelle che non cambierebbero opinione in nessun caso.

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