Tutti i grattacapi di Silvio Berlusconi

Tutti i grattacapi di Silvio Berlusconi

☞ Lega Nord. I grattacapi maggiori vengono dal Carroccio. Nonostante le indicazioni del premier, due big del partito – il ministro dell’Interno Roberto Maroni e il governatore del Veneto Luca Zaia – sono andati a votare per i referendum. Lunedì sera il responsabile della Semplificazione, Roberto Calderoli, ha intimato l’ultimatum: «Adesso siamo stufi di prendere sberle». Il Cavaliere teme il raduno di Pontida, domenica prossima. Quel giorno Umberto Bossi detterà le sue condizioni per tenere in piedi la maggioranza.

☞ Renata Polverini & Gianni Alemanno. I traditori dell’asse romano. Sindaco della Capitale e governatrice del Lazio hanno votato entrambi per i referendum. Strappo anche alle ultime amministrative, quando hanno sostenuto alcuni candidati sindaci alternativi al Pdl. All’interno del centrodestra rappresentano la vera opposizione alle richieste del Carroccio. Hanno spedito una lettera al premier – tra i firmatari anche il presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti, di centrosinistra – per frenare le mire leghiste sul trasferimento dei ministeri al Nord.

☞ Gianfranco Micciché. La settimana scorsa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha deciso di dare vita al nuovo gruppo parlamentare di Forza del Sud. I deputati e i senatori che gli sono fedeli – una quindicina in tutto – lasceranno il Pdl per confluire nel Misto. L’intenzione è quella di creare una nuova Lega. Un partito dentro la coalizione di centrodestra che possa “ricattare” il governo su ogni provvedimento, in cambio di maggiore attenzione per i temi legati al Meridione.

☞ Il Secolo d’Italia. In ordine di tempo è l’ultimo pensiero del Cavaliere. Nonostante sia da poco tornato in area berlusconiana – con il cambio al vertice tra Flavia Perina e Marcello De Angelis – il quotidiano di via della Scrofa attacca il premier. «Il grande comunicatore non comunica più», è il titolo del dopo referendum. In un editoriale del direttore si legge: «L’uomo che si è guadagnato il nomignolo di Sua Emittenza, l’imprenditore della comunicazione che si è fatto politico e ha sparigliato, con modo innovativo di comunicare la politica, ha perso il controllo dell’informazione, anche di quella del suo governo e del suo partito». Così la conclusione: «Un partito dura più a lungo di un leader perché è più difficile abbattere una moltitudine che un uomo solo».

☞ Emma Marcegaglia. Pochi giorni fa il presidente di Confidustria ha bacchettato l’esecutivo: «Non è sufficiente che il governo continui la legislatura. L’andare avanti non basta. Deve servire per fare le riforme, le iniziative e i provvedimenti di cui il Paese ha bisogno. Quindi, la riduzione della spesa pubblica da una parte, come ci chiedono l’Europa e i mercati finanziari, e la crescita dall’altra. Non possiamo andare avanti a crescere dell’1 per cento all’anno».

☞ Daniela Melchiorre. Il presidente dei Liberaldemocratici rappresenta la frattura più inattesa, seppure numericamente meno influente. Passata dall’opposizione alla maggioranza, la deputata era stata premiata dal Cavaliere con una poltrona da sottosegretario allo Sviluppo Economico. Lo scorso maggio, a pochi giorni dall’investitura, ha lasciato in polemica con il governo. Si sarebbe risentita perché in attesa di un posto da viceministro.

☞ Stefania Craxi. Il sottosegretario agli Esteri ha chiarito: «Un ciclo è finito. Anche se a mio avviso non si deve dimettere subito, Berlusconi comunque nel 2013 non dovrebbe ricandidarsi». Lo scorso aprile l’esponente di governo aveva già criticato il premier. «Silvio è al tramonto – riportava Repubblica – si rende ridicolo con quelle barzellette. Non finirà come mio padre, ma faccia un passo indietro».

☞ I suoi elettori. Avevano già voltato le spalle a Berlusconi durante le scorse amministrative. Quando avevano fatto mancare i voti necessari ai candidati sindaci scelti dal Cavaliere. Risultato: il tracollo elettorale di Napoli e Milano. Al referendum, invece, sono tornati alle urne. Nonostante gli inviti del presidente del Consiglio a disertare i referendum. Il quorum è stato raggiunto anche grazie a loro. Secondo alcuni sondaggi ha votato il 44,8 per cento degli elettori del Pdl. 

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