Bisogna rileggere Hume “sulle tasse”. Se non ora, quando?

Bisogna rileggere Hume “sulle tasse”. Se non ora, quando?

Caro Direttore,

proprio sulle tasse in questo preciso momento si stanno definendo il futuro immediato dei governi di Italia, Germania e Grecia. Mentre aspettiamo tutti che Tremonti dica «Fatto!», uno protrebbe occuparsi del tema del gettito funzionale alla collettività con i due casi più controversi dell’Unione Europea. 

Il primo, la Germania, il paese in cui vivo, è un caso modello quasi preoccupante: praticamente tutti i tedeschi pagano le tasse e a volte anche un po’ più del dovuto e ora si sta pensando a una manovra fiscale per evitare che il contribuente paghi troppo. In pratica il governo Merkel potrebbe cadere in un momento di relativo benessere e crescita del paese perchè ricalcolando la distribuzione delle imposte ridotte qualche gruppo sociale potrebbe risultare svantaggiato rispetto ad altri.

In Grecia, al contrario, molti non sanno che cosa siano le tasse, le fatture, gli scontrini i libri paga e adesso bisogna dargli una mano per restare in Europa. Soldi. Chissà, magari da Bruxelles potrebbero anche mandare un corso di legalità a dispense o un vademecum sulla cittadinanza responsabile.

In realtà qualcuno in Europa ha già pensato ad una risposta culturale al tema di queste settimane. La Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano, in Italia, nei giorni scorsi ha reso pubblico sul suo sito, nella rubrica “Il testo ritrovato”, il saggio di David Hume Of Taxes.

Ora, quel testo è molto bello ed è semplicemente perfetto per l’attuale contingenza. Non è lungo, sicuramente ne esiste una traduzione in italiano (e in greco moderno), e serve solo a fare pensare un po’: «Tu guarda, per governare un paese bisogna fare così tanti ragionamenti sulle tasse, e quel tizio si rompeva la testa già duecentocinquant’anni fa ma non faceva come il Tremonti che parlava solo di numeri: le tasse non sono solo matematica, sono una cosa umana, come mangiare, dormire o dare un bacio».

Dove voglio arrivare? Il testo di Hume è sul sito della Fondazione Feltrinelli ma non lo leggerà mai nessuno perché: mancano una premessa che contestualizzi la scelta di quel testo proprio in questo momento politico-economico; una maledetta premessa: non deve essere un saggio storico, filologico, politico, no; deve essere una pagina agile che ti dica: «guarda che bello, la nostra società è ancora alla ricerca di forme sostenibili del benessere collettivo, alcuni hanno disimparato le regole, magari ce ne vogliono di nuove; una volta uno bravo — che si chiamava Hume — la pensava così». Punto

Poi: molti di noi hanno la fortuna di masticare l’inglese e il saggio di Hume possiamo leggerlo, ma i tanti internauti in erba di cinquanta, sessant’anni che stanno scoprendo di essere non solo cittadini contribuenti ma anche user 2.0 o i settantenni che ricevono in regalo l’iPad2 dai figli perché è intuitivo e si può leggere il giornale e se si vuole anche un libro, spesso hanno un limite linguistico che taglia l’interesse a monte. Ci fosse una traduzione a corredo, l’odore della carta vecchia e il sapore di umidità e colla del testo ritrovato non andrebbero affatto persi e il lettore ne sarebbe appagato anche nel contenuto.

Peccato, sembra un’occasione mancata di dibattito e civiltà.

Rummenigge

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