“L’Europa ragiona sul breve, rischia di far fare affari a Pechino”

“L’Europa ragiona sul breve, rischia di far fare affari a Pechino”

BRUXELLES – L’Europa attanagliata dalla crisi dei debiti sovrani perde sempre più terreno nel mondo, si presenta divisa nei confronti della Cina, subordinata verso gli Stati Uniti e quasi assente di fronte alla Primavera Araba. È il quadro piuttosto spietato presentato dall’ultimo rapporto sulla politica estera dell’Ue nell’anno appena concluso («European Foreign Policy Scorecard 2012») pubblicato dal think-tank londinese European Council on Foreign Relations (Ecfr, Consiglio Europeo sulle Relazioni Estere), realizzato da 57 ricercatori che a loro volta hanno intervistato 270 analisti. «La crisi dell’euro – afferma l’organismo – ha portato a una grave perdita di soft power» per l’Europa.

Guardiamo a quanto accade, ad esempio, con Pechino. «L’Europa – scrive il think-tank – aveva sperato di rafforzare il suo approccio nei confronti della Cina. Invece la crisi europea si è trasformata in un’opportunità per la Cina, mentre le nazioni europee combattevano ciascuna per conto proprio per mercati, gli investimenti e i fondi cinesi». Indimenticabile, in effetti, è la quasi “questua” di vari Stati europei in crisi per soldi del Dragone. «Mentre i leader cinesi andavano in giro per l’Europa – si legge nel rapporto – paesi indebitati come Grecia, Ungheria, Portogallo e Spagna sono rimasti zitti su questioni come i diritti umani in Cina». Anche il fondo salva-stati Efsf è andato in caccia di fondi cinesi, finora, con poco successo. Piuttosto che nei salvataggi, «la Cina preferisce spendere nelle infrastrutture e nell’acquisto di imprese europee». Il ministro del Commercio cinese Chen Deming ha apertamente dichiarato di essere in cerca di «saldi» di asset europei.

Qua e là non mancano successi, come esser riusciti – con gli Usa – a convincere Pechino a votare a favore della risoluzione Onu sulla Libia o a ottenere qualche concessione sul fronte climatico. In generale, però, è il verdetto dell’Ecfr,«sullo sfondo della crisi dell’euro, troppi stati membri sono concentrati su soluzioni a medio termine. (…). Ponendo i bisogni di breve termine al di sopra di una visione a lungo termine, l’Europa rischia di ridurre la sua presunta relazione strategica con Pechino in un’opportunità per fare profitti – per la Cina».

Più vicini al Vecchio Continente, «la crisi – dice il rapporto – ha limitato anche la capacità dell’Europa di reagire al Risveglio Arabo, senza dubbio il più importante evento geopolitico nel suo vicinato dal crollo del Muro di Berlino». Certo l’avvio della Primavera araba con le rivolte in Tunisia «ha preso tutti di sorpresa». Resta però che «il più imbarazzante problema per l’Europa è che anni di cooperazione con regimi autocratici in tutta la regione hanno lasciato (il Vecchio Continente ndr) privo di credibilità nel bel mezzo delle richieste popolari di democrazia». Si cita ad esempio l’offerta francese, all’inizio della rivolta tunisina, di knowhow alle autorità del paese nordafricano per sedare le rivolte, o le ritrosie iniziali dell’Italia nel sostenere la guerra anti-Gheddafi. Proprio la Libia rappresenta il fallimento dell’Ue, con tre Stati, Francia, Gran Bretagna e Italia che operano nel quadro Nato sotto guida Usa, e la Germania defilata. «L’Europa ha fatto una pessima figura nelle prime settimane della crisi», sintetizza nel rapporto. In più, la «risposta tecnocratica (europea ndr) è rimasta drammaticamente lontana dal “Piano Marshall” invocato inizialmente da alcuni».

Gli Usa, infine. Se Washington, con la politica “Asia first” di Barack Obama, nel 2010 era più distratta nei confronti dell’Europa, questa torna nel 2011 al centro dell’attenzione, «ma in un modo molto inquietante». Da un lato, per la crisi dell’eurozona vista come focolaio di problemi, non senza «lezioni e pressioni da parte di un paese con deficit e un debito peggiori dell’eurozona»; dall’altra il caso della Libia dimostra che «gli europei dipendono da Washington per la loro efficacia militare». Se l’Europa prosegue su questa china, è il messaggio, il suo peso mondiale continuerà a declinare. L’unica via è agire uniti come un blocco, impegnando le risorse necessarie. Una vera chimera, almeno per ora.  

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