Venerdì 17 di anno bisestile: quanto rende la superstizione

Venerdì 17 di anno bisestile: quanto rende la superstizione

Venerdì 17 di anno bisestile. Il Cicap – Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale – non vedeva l’ora di festeggiare a modo suo questa coincidenza scaramanticamente perfetta. In tutta Italia si stanno svolgendo eventi e incontri provocatori: la celebrazione dei gatti neri, bersaglio classico, gli specchi infranti in piazza davanti ai passanti, e via dicendo con il catalogo degli affanni personali – non esiste claque nella scaramanzia – sublimati da miti, credenze e soluzioni irrazionali. Sotto i riflettori del Cicap anche la scaramanzia collettiva: le previsioni errate di catastrofi, le rivelazioni straordinarie ma false, in cui è cascato anche il guru di Internazionale Brezsny che aveva predetto per il 2011 “novità sul fronte delle intelligenze extraterrestri”.

Il clou della giornata contro la superstizione sarà a Milano in Galleria Colonna con un flash mob particolare. Appuntamento alle 18.30 nel luogo più scaramantico della città, cioè intorno al mosaico del toro, oggetto da sempre di rituali propiziatori di vario tipo. Chi va in cerca di fortuna deve spezzare con il tacco della scarpa gli attributi del toro dentro lo stemma della città sul pavimento dell’ottagono e fare tre giri su se stesso. I turisti lo fanno sempre e i milanesi? In tempo di crisi ancora paga la scaramanzia?

A Linkiesta risponde Massimo Polidoro, giornalista, scrittore e cofondatore del Cicap insieme a Piero Angela. Dagli ultimi rilevamenti di Eurobarometro, il servizio di sondaggi e analisi della Commissione europea, dedicato alla scienza e alla ricerca, sembra che le abitudini e le credenze italiane non conoscano pause di riflessione e di portafoglio: 58 persone su 100 ammettono di essere attratte da “idee irrazionali e superstizioni” di fronte al 40 per 100 della media europea. L’Italia non è ancora il paese più superstizioso d’Europa. Davanti a noi c’è la Lettonia (60%) e la Repubblica Ceca (59%).

Allora, Polidoro, la superstizione non conosce crisi?
In ogni periodo di incertezza il ricordo al magico è sempre molto diffuso. È facile rivolgersi all’irrazionale quando non ci sono risposte certe. Il mercato si fa più florido. È chiaro che maghi improvvisati e occultisti si fanno pagare caro ma se tu prometti di trovare lavoro o di ritrovare la salute, di fronte alla disperazione personale si finisce anche per indebitarsi. Chi viene da noi ha già sborsato molti soldi. Il problema è che poi spesso non scatta la denuncia perché la gente ha ancora paura del mago che li ha truffati.

Quanto costa essere superstiziosi oggi?
Molto difficile fare delle stime sul giro d’affari che ruota intorno alla superstizione. L’Italia superstiziosa difficilmente fa la fattura, quella fiscale s’intende, è tutto in nero. Inoltre la superstizione ha anche un altro costo perché ci vincola, ci pone dei freni, comportamenti irrazionali che tolgono energie e forze all’attenzione verso cose più serie e più utili. C’è chi sta ancora a casa oggi venerdì 17 o non risponderà al telefono fino a mezzanotte. Sembrano comportamenti lontani nel tempo e invece c’è ancora molta ortodossia sulla superstizione. A noi risulta, e ci ha sorpreso, che non fossero pochi quei romani che l’anno scorso non sono andati a lavorare per la falsa previsione del terremoto nella capitale. Non è un bel segnale.

Almeno per alcuni la superstizione paga.
Faccio un esempio. L’idea nuova rispetto al passato è la fine del mondo. Un classico dei secoli scorsi. È nato tutto prendendo come spunto un calendario maya che dava conto solo dei giorni, nulla di più. Su questa forzatura è nata un’industria: libri, film, convegni. Per documentare qualcosa che non esisteva ma che ha colpito subito molti. Questa cosa dimostra che in certi casi la superstizione rende sicuramente. Più o meno sopravvivono tutte le abitudini scaramantiche. Alcune si sono modernizzate, vedi le catene di Sant’Antonio che una volta erano complesse da realizzare, ora basta girare una mail. Un tempo come Cicap andavamo in tv sperando che qualcuno si ricordasse di noi per scriverci e chiedere informazioni. Ora il web ci ha reso più visibili. Ma la scaramanzia è sempre molto forte, basta pagare e c’è gente disposta a fare di tutto.

“La superstizione non è un gioco e non è affatto divertente”. Lo va dicendo da tempo. Vita faticosa quella del superstizioso? 
Lo è. Forse anche per i truffatori. Non penso facciano una vita bella. Alcuni ci sono portati, altri no, devono tirare a campare e ogni giorno devono ricevere persone disperate, spendere parole per tutti. 

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