I bond Deiulemar diventano un problema per Bankitalia

I bond Deiulemar diventano un problema per Bankitalia

Cresce la tensione intorno al caso Deiulemar. Ieri mattina si è svolta a Torre del Greco un’accesa manifestazione organizzata da alcuni degli obbligazionisti della compagnia di navigazione, desiderosi di incontrare la proprietà, al punto da tentare, pare, di forzare addirittura il portone dell’abitazione di Giuseppe Lembo, uno dei soci.

Sul fronte delle trattative fra l’amministratore della società Roberto Maviglia e i rappresentanti dei creditori, intanto, si sono registrate alcune novità.  «Secondo le ultime stime, considerando che, seppur di portata inferiore, sono emersi debiti anche verso altri soggetti, fra cui alcune banche e l’Agenzia delle Entrate, l’ammontare complessivo del debito di Deiulemar Compagnia di Navigazione Spa potrebbe verosimilmente aggirarsi intorno agli 800 milioni di euro» ha spiegato Pino Colapietro (Comitato degli Obbligazionisti della Deiulemar). «Ecco perché quanto prospettatoci negli ultimi giorni è inaccettabile: non otterremmo più del 15-20% del capitale, occorre che la compagnia faccia un’altra proposta, definendo un piano di ristrutturazione che ricomprenda anche la Deiulemar Shipping (la società proprietaria della flotta di 15 navi, facente capo alla seconda generazione delle famiglie armatoriali e formalmente indipendente dalla società dei genitori, nda) e tutte le altre attività. Si potrebbe quindi creare un’azienda nuova, che continui ad operare in ambito armatoriale e che sia gestita in maniera trasparente ed efficiente. I proprietari dovrebbero rinunciare agli utili per 6-7 anni e con questi ripagare i debiti; noi rimarremmo obbligazionisti e saremmo anche disposti a rinunciare agli interessi (o a prevedere un simbolico 1% su nuove obbligazioni), ma vogliamo garanzie sulla restituzione del capitale, non scenderemo a meno del 70-75%, anche dovessimo spostare la data di restituzione al 2018-2020».

Dal canto suo Antonio Cardella, avvocato dell’Unione Consumatori, ha invitato «comitati e associazioni a fare gruppo, perché ricordo che in caso di concordato quello che conta non è il numero di creditori, ma il peso del credito vantato da ognuno e non vorrei quindi che pochi creditori ‘forti’ si alleassero per instradare a loro vantaggio l’eventuale proposta concordataria».

Nel frattempo è stato presentata al Tribunale di Napoli una richiesta di sequestro conservativo dei beni di Deiulemar Compagnia di Navigazione da parte di Paragon Shipping (una delle prime compagnie ad entrare in lite con Deiulemar), rappresentata dall’avvocato Francesco Saverio Lauro: «Abbiamo chiesto il sequestro di beni per 20 milioni di dollari per i noli non pagati e per i danni subiti (il giudice si è riservato). L’esecuzione del provvedimento cautelare eviterebbe la disposizione dei beni residui della società ed esplicherebbe così i propri effetti a favore di tutti i creditori. È importante inoltre che venga presentata al più presto la domanda di concordato se si vuole evitare che, nel caso di mancata approvazione del medesimo, trascorra il limite temporale semestrale per la revocatoria fallimentare (le ultime navi di proprietà di Deiulemar Compagnia di Navigazione sono state trasferite lo scorso dicembre a Deiulemar Shipping, nda). Occorre infine fare urgente chiarezza sul nodo essenziale della vicenda, non ancora sciolto da Maviglia: dove sono finiti i soldi entrati nelle casse di Deiulemar Compagnia di Navigazione?». Lauro ha anche precisato che altre compagnie armatoriali creditrici, tutte straniere, gli hanno dato mandato di rappresentarle.

Ma se la situazione a Torre del Greco è calda, il destino di Deiulemar e dei suoi stakeholders si gioca anche su piazze lontane dalla Campania. Mentre si attende la risposta del Governo all’interrogazione presentata dal senatore Elio Lannutti, dopo Consob e Procura anche la Banca d’Italia avrebbe infatti avviato un’attività ispettiva volta a fare luce sui movimenti di denaro legati all’emissione irregolare di titoli obbligazionari da parte di Deiulemar Compagnia di Navigazione. Da Palazzo Koch non è arrivata alcuna conferma, ma neppure una smentita.

Inoltre da ambienti finanziari romani sono emersi alcuni dettagli del piano che entro la fine del mese Maviglia vorrebbe presentare agli obbligazionisti. L’idea sarebbe quella di conferire la Deiulemar Shipping a Deiulemar Holding, la società, posseduta dalle tre fiduciarie delle famiglie fondatrici, cui appartiene l’intero capitale di Deiulemar Compagnia di Navigazione. In parallelo avverrebbe la conversione, con modalità da definirsi, dei titoli obbligazionari in azioni della Holding, sicché gli obbligazionisti non si troverebbero più in possesso di un titolo di credito, bensì della quota di una società proprietaria di una compagnia armatoriale forte di una flotta di 15 navi (del valore complessivo, secondo alcune stime, superiore ai 400 milioni di euro) e di circa 200 milioni di euro fra capitale sociale, contanti e partecipazioni che i soci fondatori dieci giorni fa hanno detto di voler mettere a disposizione.

Oltre a dover persuadere i creditori, però, Maviglia dovrà convincere della bontà di un simile piano anche la seconda generazione, proprietaria della Deiulemar Shipping attraverso la lussemburghese Poseidon International SA.Impresa non facile, anche perché negli ultimi giorni è emerso che pure la Shipping ha i suoi problemi, che sarebbero però di natura operativa, legati alle difficoltà generali del mercato. Mentre scriviamo, infatti, una sua nave (la Michele Iuliano) risulta bloccata da diversi giorni a Marsiglia da un’azione cautelare avviata da un non meglio precisato creditore. 

Eventualità non rara nello shipping – spesso si tratta di azioni volte ad accelerare pagamenti o dissuadere da tentativi di ricontrattazione delle clausole relative ai noli, con risoluzioni relativamente rapide – ma che dimostra come anche la Shipping necessiti di rivedere la propria gestione. Tanto che, secondo le indiscrezioni sopra citate, la proprietà sarebbe in trattativa per la nomina di un advisor finanziario (in lizza ci sarebbero Mediobanca e Rothschild) cui affidare un piano di ristrutturazione finanziaria della compagnia. Secondo questi rumors i fondamentali giustificherebbero ampiamente il tentativo, presentando la Shipping un ammontare di debiti vicino ai 400 milioni di euro, a fronte però di una flotta di valore superiore, di una redditività migliore della media e di un margine operativo lordo “accettabile”, parametri destinati peraltro a migliorare se il mercato dovesse ripartire.

Posto quindi che gli obbligazionisti di Deiulemar Compagnia di Navigazione accettino il piano di Maviglia, è da vedere che questo possa collimare con le parallele vicende della Deiulemar Shipping, la compagnia dei figli invocata per il salvataggio di quella dei padri.