La destra alla deriva anche in Francia: nell’Ump è tutti contro tutti

La destra alla deriva anche in Francia: nell’Ump è tutti contro tutti

È durata poco, dopo la disfatta presidenziale, la pace armata al vertice dell’Union pour un Mouvement Populaire (UMP), il partito unico della destra repubblicana francese fondato nel 2002 da Jacques Chirac e Alain Juppé. La guerra di successione è stata aperta mercoledì da François Fillon, l’ex primo ministro che Nicolas Sarkozy relegava al rango di “collaboratore”, oggi candidato a una scala crescente di poltrone: deputato, sindaco di Parigi, presidente del partito e perché no, della Francia tout court tra cinque anni. “Non c’è più un leader naturale dell’UMP – ha sottolineato Fillon ai microfoni di Rtl – Nicolas Sarkozy ha lasciato un vuoto”. E chi impugna il bastone del comando prima di aver ottenuto il consenso dei militanti è un usurpatore.

Nel mirino di Fillon c’è Jean-François Copé, potente segretario che punta alla presidenza del partito, una sede rimasta vacante sin dall’insediamento di Sarkozy all’Eliseo. Il nuovo titolare dovrà essere designato da un congresso entro il mese di ottobre. E la posta in palio è alta, perché l’eletto diventerà il candidato in pectore per la sfida a Hollande nel 2017.

“La guerre des chefs” però scoppia nel momento peggiore, a meno di un mese dalle elezioni legislative (primo turno 10 giugno, eventuali ballottaggi la settimana dopo) da cui l’Ump potrebbe uscire sgretolato dal Front National (Fn) lepenista e sommerso da una nuova ondata rosa. Così per condividere gli oneri di una possibile débacle e scongiurare il rischio implosione, Copé dopo la sconfitta di Sarkozy ha voluto con sé in cabina di regia i baroni del partito, aprendo anche al riconoscimento delle correnti interne. La svolta ecumenica di un segretario che si era autonominato “capo della macchina da guerra” anti-socialista però non è bastata.

Fillon lo accusa di ipocrisia, e la fronda è appoggiata da alcuni pezzi grossi, in primis gli ex ministri Xavier Bertrand e Laurent Wauquiez. Copé risponde atteggiandosi a conciliatore aggredito, e lascia che siano i “copeisti” a scatenarsi contro il “maleducato” Fillon (Rachida Dati), chiedendogli di “chiudere la boccaccia” (Bernard Debré) e “venire a fare campagna sul territorio invece di pensare alla presidenza” (Yannick Favenneck).

Il tentativo di mediazione di Alain Juppé – “la priorità delle priorità oggi è l’unità” – per ora è caduto nel vuoto. Lo stesso Juppé peraltro – tuttora il politico più autorevole e capace dell’Ump – non avrebbe rinunciato al sogno presidenziale. Anche se non sarebbe facile rivendere ai francesi nel 2017 come uomo del cambiamento colui che Chirac volle come suo primo ministro nel 1995.

Dietro la troika Copé-Fillon-Juppé, sono pronte a scattare alcune giovani promesse, prima fra tutte la 38enne Nathalie Kosciusko-Morizet – acronimo di battaglia NKM – ministro dell’ambiente del governo Fillon e portavoce del candidato Sarkozy, che secondo Le Figaro avrebbe già chiamato Copé per avvertirlo che “qualsiasi cosa accada, sappi che sarò candidata per la presidenza della Repubblica nel 2017”. Ma la sfida per ora è a due. Nulla di nuovo per la destra francese, abituata a feroci duelli in famiglia (Giscard d’Estaing – Chirac; Chirac-Balladur; Sarkozy-De Villepin solo per citare gli ultimi). L’iper-presidenzialismo di Sarkozy per cinque anni ha ridimensionato gli altri protagonisti, a iniziare dal suo ipo-primo ministro. Ora che il capo sconfitto è partito per una lunga vacanza, però, le rivalità represse possono finalmente sfogarsi.

Copé e Fillon non si sono mai amati, anche perché, spiegava giovedì Libération, non sono animali politici della stessa razza. Copé ha pianificato la sua ascesa passo dopo passo nel partito, Fillon ha saputo cogliere le occasioni giuste. Copé è un capo tribù, un trascinatore che sa come muovere una macchina dove ha piazzato nelle posizioni cruciali i suoi fedeli, Fillon non ha neanche una sua corrente. Ma stando ai sondaggi tra i militanti, sarebbe quest’ultimo oggi a imporsi.

Sono diverse pure le inclinazioni politiche degli sfidanti, anche se non è sempre facile distinguere tra un “neo-gollista” (Juppé), un “gollista-legittimista” (Copé) e un “gollista sociale” (Fillon). In sintesi, Copé pende più a destra. E la capacità di muoversi lungo l’arco politico senza farsi cogliere in fallo è cruciale per l’Ump, chiamato a sciogliere il dilemma Front National, che alle legislative rischia di dissanguarlo.

Ogni forma di riavvicinamento con l’estrema destra per ora è pubblicamente esclusa. Prove tecniche di dialogo sono state tentate dall’ex ministro della difesa Gérard Longuet, l’anima più destrorsa della famiglia a cui tra i due turni delle presidenziali è stato affidato il compito di recuperare i voti lepenisti. Longuet però è incappato in una gaffe radiofonica – “noi del Front National,…ehm volevo dire loro del Front National ” – e quando ha definito il partito lepenista “un interlocutore”, è stato immediatamente sconfessato dallo stesso Copé.

Al netto delle possibile derive ideologiche, il problema per l’Ump è aritmetico. Il sistema elettorale storicamente carica quasi tutto il peso del voto lepenista sulle spalle della destra moderata. È stato così prima durante il breve interludio proporzionale, voluto dal “fiorentino” Mitterrand proprio per indebolire i gollisti a destra, poi con il maggioritario a due turni, che permette micidiali “triangolazioni” al ballottaggio (per arrivarci basta superare la soglia del 12,5% degli iscritti), perlopiù favorevoli ai socialisti.

Lo spirito repubblicano imporrebbe patti di desistenza tra il candidato del Ps e quello dell’Ump (fuori il secondo) per battere l’estremista di turno, ma è una regola crivellata da eccezioni. Quest’anno l’Ump appare particolarmente elastico, e non si possono escludere inconfessabili accordi locali con i lepenisti. Perché se è vero che il Fn dovrebbe portare meno di dieci deputati all’Assemblea Nazionale (tra 5 e 8 secondo i sondaggi), potrebbe però superare il primo turno in un centinaio di partite (la forchetta oggi segna 80 – 140). E tra i candidati a rischio ci sono anche coloro che già s’immaginano all’Eliseo, inclusi il capo tribù Copé nella circoscrizione di Seine-et-Marne e l’arrembante NKM a Longjumeau.