Cento deputati in meno ci fanno risparmiare 140 milioni di euro

Cento deputati in meno ci fanno risparmiare 140 milioni di euro

Il taglio dei parlamentari non è più un’ipotesi. Ieri l’Aula del Senato ha approvato la riduzione del numero dei deputati italiani. Dalla prossima legislatura i componenti di Montecitorio saranno 508. Circa 122 onorevoli in meno rispetto ad oggi.

La riforma non è ancora legge. Anzi, non è neppure completa: mercoledì prossimo a Palazzo Madama saranno presumibilmente diminuiti anche i seggi a disposizione dei senatori. Non solo. Prima dell’approvazione definitiva sarà necessario attendere anche il via libera dell’altro ramo del Parlamento. Ma il dibattito è già aperto. Il taglio dei parlamentari è una misura reale o una trovata pubblicitaria?

Per qualcuno la forbiciata ai seggi era necessaria. Il prezzo minimo che i partiti sono costretti a pagare per contenere la crescente ondata di antipolitica. Semmai si tratterebbe di una misura fin troppo morbida: perché tagliare solo un centinaio di deputati, anziché dimezzare il numero di parlamentari? Per qualcun altro la riforma appena votata resta una misura importante. Un’inversione di tendenza. Una valida novità per contenere le spese, e gli sprechi, dell’amministrazione pubblica. Per tutti, poche illusioni: a pagarne le conseguenze non saranno i principali esponenti dei partiti italiani. I protagonisti della scena politica saranno risparmiati dai tagli. Piuttosto la mannaia si abbatterà su qualche decina di sconosciuti peones.

Eppure non si tratta di sola propaganda. Conti alla mano, i risparmi per il Paese sono reali. E tutt’altro che irrilevanti. Da questo punto di vista è necessario sfogliare la busta paga dei nostri rappresentanti. Per ogni deputato in meno, le casse pubbliche risparmieranno anzitutto i costi relativi all’indennità parlamentare. La voce principale del salario. Si tratta di 10.435,00 euro al mese (importo lordo), per dodici mensilità. Tutti a carico dell’Erario.

Poi c’è la diaria: il rimborso delle spese di soggiorno a Roma (a dire il vero attribuito anche a chi nella Capitale ci abita). Pari a 3.503,11 euro. E il “rimborso delle spese per l’esercizio di mandato”. Quelle che un tempo servivano per la gestione del rapporto tra eletto ed elettori. Altri 3.690 euro (che per il 50 per cento devono far fronte a spese realmente documentate).

Più difficile calcolare le voci relative ai trasporti. Ogni parlamentare ha diritto a una tessera che garantisce «la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima e aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale». In ogni caso la Camera destina ai parlamentari un fondo per coprire i trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e da Fiumicino a Montecitorio. Spese che possono variare da 3.300 a 3.900 euro ogni trimestre. Completano il pacchetto i 3.098,74 euro previsti annualmente per le spese telefoniche.

Non comporta più una voce di spesa il vitalizio. Dallo scorso gennaio, infatti, la Presidenza di Montecitorio ha superato il precedente regime previdenziale introducendo un trattamento pensionistico basato sul sistema di calcolo contributivo.

Dunque, ogni deputato costa allo Stato almeno 18.700 euro al mese. Ogni anno circa 224.700 euro (più o meno 227.800 con le spese telefoniche). Centoventidue deputati in meno, e il risparmio sale fino a 27.791.356 euro all’anno. Ben 138.956.780 euro in un’intera legislatura. Quasi 140 milioni di euro. Quella sulla riduzione dei parlamentari sarà anche una misura propagandistica, forse persino un accordo al ribasso. Ma se andasse in porto il risparmio sarebbe concreto.