Il Dalai Lama va a Mirandola, Bologna lo snobba

Il Dalai Lama va a Mirandola, Bologna lo snobba

Dopo Milano, Bologna. Si allunga la lista delle città italiane che per evitare imbarazzi diplomatici con la Cina hanno deciso di snobbare il Dalai Lama (in visita in Italia dal 24 al 28 giugno). Dell’amministrazione lombarda si è scritto molto. Il consiglio comunale milanese ha preferito rinviare la delibera che avrebbe concesso al leader tibetano la cittadinanza onoraria. Troppo alto il rischio di un boicottaggio cinese all’Expo 2015.

Meno si sapeva della polemica emiliana. Domenica prossima il Dalai Lama si recherà a Mirandola, «dove reciterà una preghiera speciale per le vittime del sisma – spiega l’associazione Italia-Tibet – i loro familiari e i senzatetto». Ma ad accoglierlo non ci sarà alcun rappresentante del comune di Bologna. Scelta curiosa, considerando che nel 2008 le istituzioni cittadine avevano approvato all’unanimità un ordine del giorno che autorizzava il conferimento della cittadinanza onoraria a Tenzin Gyatso (questo il nome del Dalai Lama). Cittadinanza che a quattro anni di distanza non è stata ancora consegnata.

Problemi organizzativi, spiegano dal comune. Anzi, dopo le polemiche delle ultime ore c’è chi promette – è il caso del consigliere Pd Corrado Melega intervenuto questa mattina sulle pagine del Corriere di Bologna – che l’onorificenza potrebbe essere conferita nel giro di un anno. Alla prossima occasione utile. Simona Lembi, presidente del consiglio comunale di Bologna assicura: «Pensiamo di far pervenire l’invito al Dalai Lama nella maniera più semplice possibile (e anche separandolo da altre azioni) entro un tempo ragionevolmente breve». Eppure all’ombra delle due torri qualcuno sottolinea i forti legami economici del capoluogo emiliano con Pechino. Sarebbe questo il freno alle celebrazioni del Dalai Lama. Non a caso lo scorso febbraio l’ambasciatore cinese in Italia Ding Wei ha incontrato proprio a Bologna Romano Prodi, presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli. E non è una coincidenza che nel 2010 la città di Bologna è stata rappresentata all’Expo di Shanghai – racconta ancora il Corriere locale – in un padiglione di 400 metri quadrati. Splendida vetrina per promuovere in estremo oriente le migliori aziende emiliane.

Il Dalai Lama se ne farà una ragione. Mentre alcune città italiane preferiscono ignorare la sua visita, altre si mettono in fila per accogliere lo scomodo ospite. Il piccolo comune di Assago, ad esempio, ha già autorizzato la concessione della cittadinanza onoraria a Tenzin Gyatso. L’onorificenza sarà consegnata il 28 giugno. Anche il sindaco di Matera Salvatore Adduce – domenica sera il Dalai Lama sarà in Basilicata dove visiterà la “Città della Pace” – ha assicurato la sua disponibilità a conferire la cittadinanza onoraria della sua città. La lista dei riconoscimenti è lunga: il 22 maggio scorso il leader spirituale tibetano ha ricevuto le chiavi della città di Udine. Nel recente passato è diventato cittadino onorario di Roma, Torino, Venezia, Rimini. Persino dottore honoris causa presso l’Università Roma 3 (nell’ottobre 2006) e dell’Università di Trieste (settembre 1997).

Solo tre mesi fa a Roma si è rischiato il caso diplomatico con la Cina. Lo scorso marzo la Regione Lazio ha approvato una mozione con cui si condannavano le violenze cinesi in Tibet. Per dare ancora più risalto all’iniziativa i consiglieri hanno votato un emendamento – tutti tranne i due esponenti della Federazione di sinistra – che impegnava tutti gli uffici regionali, gli enti pubblici e le società partecipate a boicottare le merci cinesi. Un impegno politico estremo, per sospendere «l’approvvigionamento di prodotti realizzati nella Repubblica Popolare Cinese ovvero realizzati con materie prime provenienti dalla Cina». Posizione forte. E scomoda. Tanto che il giorno dopo la notizia – inizialmente pubblicata – è misteriosamente scomparsa persino dalle pagine del Messaggero, il quotidiano della Capitale.