«Grande Italia? Il simbolo è mio e a Berlusconi non lo do»

«Grande Italia? Il simbolo è mio e a Berlusconi non lo do»

«Il simbolo Grande Italia? L’ho già registrato io. A Berlusconi non glielo lascio manco morto». Il leader di Grande Sud Gianfranco Miccichè non scherza. Se il Cavaliere non cambia idea, il suo nuovo partito rischia di non nascere mai. Con buona pace dell’ex premier, che dopo lunghe ricerche di mercato aveva deciso di battezzare così il movimento erede del Popolo della Libertà.

Una scelta quasi obbligata. Pochi dubbi in merito alla decisione di rottamare il vecchio Pdl. Un nome che non ha mai entusiasmato Berlusconi. «Un acronimo che non comunica niente, non emoziona». E così negli ultimi mesi gli esperti di comunicazione hanno convinto il Cavaliere della necessità – più redditizia in termini di preferenze – di presentarsi alle elezioni con la scritta “Italia” nel simbolo. “Bella Italia”? Secondo alcune indiscrezioni l’ex premier avrebbe a lungo vagliato questo nome. Finendo però per scartarlo (per qualcuno ricorderebbe troppo l’insegna di un ristorante). Il sogno dell’inquilino di Palazzo Grazioli sarebbe stato quello di un ritorno al ’94. Peccato che i dirigenti ex An si siano sempre rifiutati di riesumare la vecchia dicitura “Forza Italia”. Meglio, allora, Grande Italia. Una valida alternativa al simbolo che lanciò Berlusconi in politica.

Alla fine il Cavaliere si sarebbe convinto. Tanto da aver già depositato il marchio all’ufficio europeo dei brevetti lo scorso luglio. Il logo, raccontano i bene informati, ancora non è stato disegnato. I grafici di fiducia di Berlusconi ci starebbero lavorando in questi giorni. Ma la registrazione urgente del nome si sarebbe resa necessaria viste le insistenti voci di un possibile voto anticipato in autunno. Intanto è partita la gara alla paternità del nuovo simbolo. Il primo a farsi avanti è stato il giornalista Vittorio Feltri. «Ne parlai con la Brambilla – ha raccontato questa mattina al Fatto Quotidiano – contribuii volontariamente alla scelta, e adesso ho un rimpianto. Non aver registrato il copyright. Mi avrebbero pagato».

Peccato che nel frattempo il copyright sia stato effettivamente registrato, ma da qualcun altro. Si tratta di Gianfranco Miccichè, già sottosegretario del governo Berlusconi, ora leader di Grande Sud. Era lo scorso febbraio, in vista delle amministrative l’ex dirigente siciliano di Publitalia aveva studiato la possibilità di esportare il suo movimento anche in Padania. Una lista di centrodestra denominata “Grande Nord”, da mettere in piedi con l’aiuto dell’amico Giancarlo Galan, per sostenere la rielezione del sindaco di Verona Flavio Tosi.

Alla fine l’operazione riuscì solo in parte. Eppure in quei giorni, chiacchierando a Montecitorio, Miccichè aveva ammesso di aver depositato all’ufficio brevetti il simbolo “Grande Nord”. «E tanto per non correre rischi – aveva rivelato – anche quello di Grande Italia». Come ha fatto il Cavaliere a registrare lo stesso nome? «C’è una piccola differenza – racconta oggi al telefono Miccichè – Il simbolo che abbiamo depositato noi è “Grande Italia”. Quello di Berlusconi è “Grandeitalia” scritto senza spazi. Sono diversi, certo. Ma credo che alle elezioni avrebbe comunque qualche difficoltà a usarlo».

Miccichè non sembra pronto a fare regali. «Il simbolo non glielo lascio manco morto. Anche se devo ammettere che fino ad oggi nessuno mi ha chiesto nulla». Si prepara una battaglia per il logo? «Io faccio politica, dei nomi mi interessa poco – continua ancora il leader di Grande Sud – Quello che mi preme sono i contenuti. Noi abbiamo dato vita a un progetto in Sicilia, l’abbiamo esportato in tutto il Sud, poi al Nord. Se si vuole ragionare insieme attorno al progetto, sono disposto a confrontarmi con chiunque».

Intanto dall’ufficio stampa di Grande Sud arriva un’ulteriore precisazione. A registrare il marchio “Grande Italia”, su indicazione di Miccichè, sarebbe stato il segretario siciliano Pippo Fallica. Il 24 ottobre del 2011. Silvio Berlusconi si rassegni. Meglio mettersi a cercare in fretta un altro simbolo.