E il Movimento 5 Stelle ora studia da classe dirigente

Grillo: «Nessuna fiducia»

Vito Crimi al Senato e Roberta Lombardi alla Camera. Sono loro i capigruppo del Movimento 5 Stelle (ma solo per tre mesi, visto che il ruolo di capogruppo sarà esercitato a rotazione). Ad eleggerli sono stati per alzata di mano i 163 parlamentari grillini, che hanno scelto tra 8 candidature. Domenica 10 marzo il prossimo incontro organizzativo, nel corso del quale sarà deciso chi farà parte delle Commissioni. Vi riproponiamo il nostro ritratto di Vito Crimi:

BRESCIA – A un certo punto è scattato l’allarme. Non era stato disattivato a dovere, nella Casa delle associazioni di via Cimabue, zona di palazzoni non lontana e non vicina dal centro di Brescia. È corsa una guardia giurata, una donna, a sistemare le cose. Ha chiesto ai presenti chi fossero (si riuniscono qui svariati gruppi di cittadini più o meno impegnati in qualcosa), e alla risposta «siamo del Movimento 5 Stelle», ha sorriso e confessato: «Questa volta, vi voto».

Quando la riunione è finita – puntuale, dopo due ore, come ogni venerdì di meet up – un usciere, nella sua ronda di porte chiuse e luci spente, ha chiesto anche lui: «Chi siete?». «Movimento 5 Stelle», hanno risposto gli ultimi che risistemavano le sedie come le avevano trovate (riportandole dalla disposizione in cerchio a quella più consueta della convegnistica di periferia: a file che affrontano la cattedra). «Ah, Beppe Grillo!», ha reagito subito. «Bravi! Questa volta vi votiamo, io, mia moglie, e pure mia figlia».

Vito Crimi, impiegato in Corte d’Appello, bresciano di Palermo, dove è nato nell’aprile del 1972, è realista: «Siamo consapevoli, io e i ragazzi che come me non si perdono una riunione da anni (il gruppo grillino di Brescia è tra i più antichi d’Italia, fondato il 29 agosto 2005; il primo fu quello di Milano), che tutta questa gente non viene da noi perché conosce il nostro programma e ci si ritrova appieno, ma perché c’è forte malcontento e una voglia generalizzata di manifestarlo col voto. Il 20% degli italiani non è diventato di botto interessato ai nostri temi. Per noi sarà una sfida farli crescere qualitativamente. Trasformare un voto di protesta in adesione».

Neppure tre anni fa, candidato governatore alle regionali, Crimi racimolò in Lombardia 144.585 voti (il 3%; e il Movimento 99.390, il 2,33%). Allora Grillo aveva presentato così il tentativo elettorale: «È chiaro che non ce la faremo mai, ma noi non vogliamo vincere: ci basta presentare una lista e far entrare in consiglio regionale un cittadino con l’elmetto». Al Pirellone il colpo non riuscì (gli unici consiglieri eletti furono i due del Piemonte e i due dell’Emilia-Romagna). In poco tempo, però, le prospettive sono del tutto cambiate. Il Movimento 5 Stelle ha un piccolo grande potere, e dirà la sua alle Politiche, nei Comuni dove si vota per il sindaco nel 2013 (è il caso di Brescia), e nelle tre Regioni chiamate in anticipo a ridarsi un governo (domenica 9 dicembre è stato eletto online il candidato governatore del Lazio, il consulente informatico di Ibm Davide Barillari; qui il suo curriculum). E anche in Lombardia, terra di berlusconismo e leghismo, miti politici oggi molto appannati rispetto al 2010, i consensi crescono.

Crimi probabilmente prenderà la via di Roma, visto che alle Parlamentarie dell’M5S (le primarie online per scegliere i candidati deputati e senatori), che si sono da poco concluse, si è piazzato primo nella circoscrizione Lombardia 2. La sua attività politico-sociale l’ha svolta per anni in parrocchia, a Palermo, nel suo quartiere, il difficile Settecanoli/Brancaccio. Nel curriculum, preparato per presentarsi ai militanti, scrive: «All’età di 27 anni mi sono trasferito a Brescia per lavoro, ho sposato mia moglie Cristina e ho avuto un figlio. Qui ho svolto per circa tre anni l’attività di capo scout, rispolverando una passione che non avevo mai perso, lo scoutismo. Scout una volta, scout per sempre. Il motto estote parati (sempre pronti) rimane per me un punto di riferimento. E la promessa “sul mio onore, di fare del mio meglio per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese, aiutare gli altri in ogni circostanza e osservare la legge scout”, la considero una promessa solenne che tuttora ritengo un dovere rispettare. Il primo punto della legge scout, che pongo come riferimento obiettivo in ogni ambito della mia vita, è “considerare proprio onore il meritare fiducia”». Un insegnamento che dice di aver importato in politica.

A Brescia c’è uno dei gruppi più numerosi e attivi di tutta la Lombardia a 5 Stelle. Merito anche di una scelta fatta cinque anni fa, quando il meet up decise di non mettere in piedi una lista civica di amici di Beppe Grillo (l’M5S sarebbe nato solo nell’ottobre del 2009) per le comunali. «Non ci sentivamo pronti alla competizione politica», dice Crimi, «e l’essere rimasti fuori dalla lotta elettorale allora, ci ha permesso di crescere con radici più solide». Lo conferma Adriano Nitto, giovane organizzatore della prima ora del meet up bresciano: «A quel tempo non ci proponevamo per governare un territorio, ma per creare le condizioni culturali affinché qualcuno inserisse nelle sue politiche di governo le nostre proposte; i temi a noi cari. Nessuno ha fatto niente, e ci siamo dovuti schierare in prima persona alle elezioni. Comunque, tuttora, restano, secondo me, due gambe distinte e ugualmente importanti del nostro progetto: da una parte c’è il meet up, più culturale, più speculativo, dove si formano le idee e i programmi, dall’altra il Movimento, più strettamente politico». 

Crimi ha messo in guardia il suo gruppone. La concorrenza – qui addirittura triplice (Parlamentarie, regionali, comunali) – per conquistarsi un posto da candidato, lascerà qualche segno sulla compattezza del gruppo. Qualche rapportò peggiorerà. Qualcuno se ne potrebbe andare. Le dinamiche tra vecchi e nuovi aderenti si faranno (e si fanno) sentire. Orgoglio, vanità, permalosità faranno il resto. «Per questo, alla fine, ho benedetto l’ormai famoso Comunicato politico 53, con cui Beppe ha deciso di rendere eleggibili a Camera e Senato solo quelli che si erano già candidati, senza essere eletti, nelle nostre liste».

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«All’inizio», ammette Crimi, «è stato uno schiaffo, perché abbiamo appreso via mail di una decisione tanto cruciale. Ma poi mi sono reso conto del delirio che ci sarebbe stato in caso contrario, a dover selezionare le migliaia di persone che, dal nulla, stavano mandando i curriculum. Questa scelta ha eliminato il grosso rischio degli infiltrati e delle brutte sorprese. D’altro lato ha alcuni limiti: permette i cavalli di ritorno. Gente che si è candidata magari quattro anni fa e poi non ha più fatto nulla per il Movimento ed è ricomparsa solo per questa ghiotta occasione. E poi ha messo nelle condizioni di essere eletti al Parlamento molti riempilista di Comuni o circoscrizioni del tempo in cui si provava a “mettere dentro il consigliere” e, dopo aver selezionato il sindaco, gli altri erano tirati su alla svelta per raggiungere il numero legale».

Per quanto riguarda gli aspiranti candidati al Comune di Brescia, molte delle discussioni sono state sul sistema elettorale per sceglierli. Meglio che gli attivisti esprimano delle preferenze? Meglio che tutti votino tutti? Il tema più delicato è quello del voto negativo. «La democrazia rafforzata – spiegano – rispetto alla normale democrazia a cui siamo abituati, permette oltre al voto o non voto per un candidato, il voto contro quel candidato. È un potere in più nelle mani di chi esercita il diritto di scelta». Sì, ma anche un’arma molto pericolosa e un po’ antipatica nei gruppi ristretti, adatta a esacerbare il clima; a risultare punitiva.

Per quanto riguarda la Lombardia, hanno potuto presentare la candidatura da aspirante candidato consigliere tutti quelli che risultavano iscritti al portale del Movimento alla data del 30 settembre 2012 e che entro il 2 novembre hanno spedito il loro documento d’identità (restano ferme, ovviamente le caratteristiche base: essere incensurati, il limite massimo di due mandati, la non iscrizione a partiti). La procedura, sia in Regione che per i Comuni, prevede le “graticole”, online e dal vivo: momenti in cui gli aspiranti candidati vengono bersagliati di domande. La scelta del candidato portavoce (ossia del candidato governatore e candidato sindaco) avverrà solo successivamente, scegliendo nel corpo dei consiglieri selezionati. Impossibile quindi il “Papa straniero” o “il grande nome”. «Chi continua a chiederci il nome del candidato», si risentono, «non ha capito niente del Movimento e di quello che sta cambiando in Italia. Credono ancora che la gente voglia sentirsi dire il nome X o Y. Sbagliano di grosso».

Su Brescia poi c’è stato il problema donne. La legge prevede che in lista debbano essere almeno un terzo. Alla chiusura del periodo di candidatura degli aspiranti, erano molte meno e, solo per loro, si è dovuta riaprire la possibilità di presentarsi. Con il dubbio, ovviamente, che mentre per i maschi la selezione sarà durissima (oltre 60 candidati per una ventina di posti), per le femmine bisognerà prendere un po’ tutto quello che passa il convento.

Comunque, proprio perché sono ancora in corso le votazioni interne, tutti preferiscono non parlare con la stampa: «Apparire sui giornali – dicono –  svantaggerebbe gli avversari». Il negare se stessi è uno dei punti chiave del Movimento; una scelta complessa, che a momenti può sembrare ipocrita o disumana, in altri – dato l’eccesso di personalizzazione della politica italiana – rivoluzionaria. Così un’accozzaglia di tecnici del computer e serramentisti, geometri e precari di provincia, che si sono fatti in casa i video per la candidatura (questa la galleria), con evidenti ingenuità di ripresa e di montaggio, si propone come classe dirigente. E l’effetto suona eversivo, un po’ come quando Lenin diceva che «ogni cuoca dovrebbe imparare a reggere lo Stato».

Ora che non è più il tempo del “proviamo a piazzare un consigliere in Comune” per avere un po’ di accesso agli atti e fare la diretta webcam dei lavori, il gioco si fa duro. Il Movimento non può presentarsi con nessun vuoto di idee e prospettive, ma al contempo non può seminare troppe promesse e speranze, senza che cresca l’angoscia di non adempierle. Iniziano i corteggiamenti. Fioccano gli inviti “conoscitivi” di associazioni di cittadini e di categoria. Ma è difficile essere apprezzati senza secondi fini, quando ci si avvicina anche al più piccolo degli esercizi del potere. Figuriamoci quando ci sono in giro certi sondaggi positivi in elezioni di ogni ordine e grado. «Ci invitano a sempre più convegni, riunioni…», mette in guardia Crimi. «Dobbiamo sempre dire “io vengo da cittadino” perché, finché non c’è la candidatura ufficiale, nessuno di noi può arrogarsi il titolo di portavoce del Movimento. Però andiamo. Ascoltiamo tutti. Quando si riceve un invito, diciamolo al meet up e poi andiamo, perché le uniche mani che sbagliano sono quelle che restano dietro la schiena». Anche la fitta rete imprenditoriale lombarda (almeno quella medio-piccola) inizia a essere un mondo con cui il Movimento deve imparare a confrontarsi. E sta iniziando, navigando un po’ a vista, a farlo.

E poi ci sono i temi complicatissimi, come il ruolo delle partecipate. A2A, prima di tutte. «Dobbiamo studiare», «dobbiamo prepararci», invita il relatore che si è fatto carico del tema, «imparare bene a leggere i bilanci». «Ci faranno domande banali, tranchant. Del tipo “Allora voi siete per chiudere A2A?”. Nessuna nostra risposta deve essere né drastica né accondiscente. Entrambe sono pericolose, se non si padroneggia al cento per cento la materia, che è opaca. Quanti sono, tra i politici attuali, quelli che saprebbero parlare a ragion veduta di A2A? Di entrare in questioni tecniche? Pochissimi, forse nessuno. Ma a noi lo chiederanno insistentemente, per dimostrare che siamo inadeguati. Cercheranno di metterci in difficoltà. Ma noi non siamo quelli delle risposte banali, per slogan. Come sull’euro. Non ci stiamo quando dicono che noi vogliamo uscire dall’euro. In realtà, noi vogliamo solo che non ci siano tabù; verità imposte. Noi siamo per il ritorno della politica, contro la vera antipolitica che ha dominato gli ultimi anni. Politicamente si può discutere tutto, e vedere se esistono o meno alternative. Questi, invece, ci mettevano di fronte a una scelta non negoziabile per superiori ragioni pre-politiche o sovra-politiche, di carattere finanziario o tecnico».

Dopo la raccolta di fondi («un fiorino per pagare la sala!», gridava uno, e tutti buttavano in un barattolino un euro) e molte altre discussioni e proposte (una, per esempio: non fare manifesti cartacei, che deturpano le città, e usare quei soldi per comunicare, con altri media, che quella è una scelta precisa e virtuosa), il meet up si è sciolto e la serata è proseguita al consueto punto di ritrovo del Movimento 5 Stelle bresciano, l’Antica birreria Wührer. Lì il discorso è passato su Beppe («Non ci affidiamo a lui, come dicono: è lui che si affida a noi! Lui rischia la faccia, se uno di noi fa una cazzata. Noi, invece, chi ci conosce? Pensa che arriva nelle piazze e conosce i candidati solo sul palco…). Infine sul “sistema”. E su questo ha chiuso Crimi, il “capopanza” (soprannome ironico che gli deriva da una famosa invettiva di Casaleggio contro la presenza di capetti nel partito): «Il sistema non ha paura di noi. Pensano che ci adegueremo. Che finirà come sempre; che chi dice di voler cambiare il mondo, al mondo si adatta. Io confido che si sbaglino. Se no, non sarei qui». Promessa di boyscout?

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