Il 18 febbraio del 2007 il quotidiano “Libero”, diretto all’epoca da Alessandro Sallusti, pubblica un corsivo a firma Dreyfus, pseudonimo di Renato Farina, ex giornalista e parlamentare del Pdl, nel quale sosteneva che un giudice tutelare, Giuseppe Cocilovo, aveva costretto ad abortire una tredicenne. Oggi Alessandro Sallusti, condannato a 14 mesi di reclusione in via definitiva dalla Corte di Cassazione, è agli arresti domiciliari per diffamazione aggravata anche della mancata rettifica. Renato Farina come spiega a Linkiesta, non si sente «assolutamente in colpa», e non vuole passare «per uno che ha mandato un altro in galera». Oltretutto «i magistrati sapevano che Renato Farina era Dreyfus, ma non gliene fregava alcunché. Nessuno ha mai bussato alla mia porta per chiedermi: sei tu Dreyfus?».
Ma scusi, lei non si sente in colpa dal punto di vista umano per il “caso Sallusti?
Allora, io non mi sento assolutamente in colpa. Io vivo sapendo di essere con Sallusti il bersaglio di un ingiustizia. Naturalmente la mia situazione è più comoda perché non rischio il carcere, nello stesso tempo però è anche odiosa perché passo per uno che ha mandato un altro in galera. Cosa falsa. Totalmente falsa, ma, ripeto, non voglio concentrare in nessun modo i riflettori su di me. Le dico una cosa: ma lei ha letto cosa scrivono i magistrati in Cassazione?
Si spieghi meglio.
I difensori di Sallusti nel ricorso in Cassazione scrivono: «È documentalmente provato che lo pseudonimo adoperato dal Farina è stato Dreyfus». E sa come hanno risposto i magistrati? I magistrati hanno risposto che non gliene fregava alcunché. Se lei apre la sentenza: Renato Farina è nominato tre volte. Gli avvocati di Sallusti, forse a sua insaputa, hanno scritto che Dreyfus è Farina. E poi ci sono altre anomalie.
Altre anomalie?
È singolare che ci fosse un solo testimone a difesa di Sallusti. Che oltretutto non si è presentato. E il giudice cosa ha detto? «Fa niente». Diciamo che è stato un rito per il capro espiatorio. Io non sono stato messo nelle condizioni per andare in galera. Probabilmente adesso ci andrò per un’altra questione, relativa ad un altro processo. Un’altra cosa incredibile è che Sallusti non è mai stato interrogato, e la stessa cosa è accaduta al sottoscritto.
In tanti l’accusano di essere un “vigliacco”. Su internet gli insulti si sprecano.
Il minimo che mi capita è: quell’articolo faceva schifo. Accetto che sia un reato ma non che faccia schifo. Guardi, ritenevo e ritengo tuttora il mio silenzio fosse nei desideri di Sallusti, a cui va tutta la mia solidarietà e amicizia. Allo stesso tempo, sono andato in aula alla Camera a dire: sono io. Ma sa come hanno risposto i magistrati? Lo sapevamo: ma a noi non ce ne frega niente. E dico di più.
Cosa?
Se mi avessero bussato alla porta, e mi avessero chiesto: sei tu Dreyfus? Io avrei detto: sono io. Io non sono un vigliacco. Oltretutto il 3 ottobre scorso ho scritto al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano assumendomi «le responsabilità civili e penali rimettendo in termini il dott. Giuseppe Cocilovo per proporre querela nei miei confronti, come già da me annunciato alla Camera dei deputati il 27 settembre».
Ma ha sentito Sallusti in queste settimane?
Non lo sento, non l’ho sentito. Ho provato a chiamarlo, ma non mi ha risposto. E non ho voluto insistere.
Adesso sembra che il Quirinale stia considerando «tutte le ipotesi del caso», non escludendo, quindi, la concessione della grazia. Lei è d’accordo?
Certo, è l’unico modo in cui il più alto magistrato dello Stato, che è Giorgio Napolitano, può rimediare ad un’ingiustizia: rimedia con la grazia, o con la revisione del processo.
(Renato Farina, classe ’54, parlamentare del Pdl, già agente segreto con nome in codice “Betulla”, è stato anche giornalista italiano, poi successivamente radiato. Nel giugno del 2011 la Corte di Cassazione annullò la radiazione dall’albo da parte dell’Ordine dei giornalisti. A fine intervista scherza: «Guardi che se ha parlato con me le verrà la peste…»)
@GiuseppeFalci