Il sequestro e la perquisizione di una cassetta di sicurezza in uso a Silvio Berlusconi presso il Monte dei Paschi di Siena, la banca «rossa» da sempre «cara» al Cavaliere, nota alle cronache delle ultime settimane per il crack della gestione Giuseppe Mussari. È quello che chiedono i magistrati napoletani Henry John Woodcock e Enzo Piscitelli alla giunta per le autorizzazioni di Montecitorio, nell’ambito dell’indagine per corruzione e finanziamento illecito ai partiti che vede come protagonista l’ex senatore dell’Italia dei Valori Sergio De Gregorio, cha sarebbe stato «corrotto» dall’ex presidente del Consiglio tra «il 2006 e il 2007» con l’obiettivo di sabotare e far cadere il «governo Prodi».
«L’indagine in corso presso la procura di Napoli è totalmente destituita di ogni fondamento», sostiene l’avvocato Niccolò Ghedini che precisa «come la cassetta di sicurezza non sia mai stata in uso a Berlusconi: è stata usata da Forza Italia prima e dal Pdl poi». Ma il leader di centrodestra è ora indagato per corruzione e finanziamento illecito ai partiti: ha ricevuto convocazione in procura per il prossimo 5 marzo. Sulla richiesta di visionare il contenuto della cassetta sequestrata – come su quella di acquisire i tabulati di due telefonate di Berlusconi all’inizio dell’anno scorso con un uomo vicino a De Gregorio – dovrebbe esprimersi il nuovo parlamento che dovrà insediarsi il prossimo 15 di marzo, anche se ne è già nata una discussione parlamentare: possibile che il provvedimento sarà discusso a palazzo Madama. I pm ritengono che quella cassetta «in uso a Silvio Berlusconi» possa contenere «cose pertinenti al reato necessario per l’accertamento dei fatti». Sarebbe transitata da lì la tangente?
Del resto, Mps è l’istituto di credito su cui hanno già messo gli occhi i magistrati di Milano per l’inchiesta su Ruby ed è la banca dove Fininvest è primo affidatario. I soldi spettavano a De Gregorio in base all’accordo federativo tra Forza Italia e il “Movimento Politico italiani nel mondo” stretto nel 2006 e costato al Cavaliere in totale circa 3 milioni di euro, di cui «uno da versare sui conti correnti» e gli altri «due in nero». Inizialmente, però, «l’accordo prevedeva contributi per un milione di euro, dei quali 700 mila erano stati corrisposti con bonifico presso alcuni conti correnti di Banca Unipol a Napoli», scrivono i magistrati nella richiesta alla giunta.
A raccontare di quell’accordo ai magistrati è appunto De Gregorio – che non è stato ricandidato alle politiche del 2013 – durante tre interrogatori differenti, alla fine dello scorso anno. Talvolta il senatore si confonde sui tempi, cambiando l’anno in cui fu stipulato il patto (2006 o 2007? ndr). Stando alle sue parole, però, non solo Berlusconi accettò l’aiuto per far cadere Prodi, ma si propose persino di pagare in nero una parte della somma promessa. «Berlusconi sapeva bene che ero indebitato per tutto quello che avevo dovuto fare per accedere alla politica […], ma ovviamente aveva anche l’impulso di voler rafforzare il suo movimento politico», ha raccontato De Gregorio ai magistrati napoletani.
A fare da mediatore tra De Gregorio e Berlusconi, è il faccendiere Walter Lavitola, «confidente» dell’uno e dell’altro, che con quella lettera dell’anno scorso ha fatto uscire «il bubbone». Sono il «gatto e la volpe» Walterino e Sergio, stando a quanto dichiarato da Susanna Lavitola (la sorella ndr) in un altro interrogatorio. È l’ex senatore a raccontare la sua richiesta a Berlusconi: «Gli chiedo un sostegno. Mi dice: che cosa ti può essere utile? Io dico: almeno tre milioni per sostenere il movimento e anche per uscire da mie vicende e da alcune mie vicende molto pesanti dal punto di vista personale. Lui dice: va bene». Stando alle parole di De Gregorio fu proprio l’ex direttore dell’Avanti a consegnarglieli, «a tranche di due, trecentomila euro alla volta, Lavitola mi ha consegnato due milioni…». In contanti.
Ma perché questa parte in nero? Secondo De Gregorio – incalzato dai magistrati – la cifra di un milione di euro versata da Berlusconi per gli accordi elettorali era simile a quella di tutti gli altri partiti. Gli «altri due» in contanti (e solo per «lui» ndr), non dovevano risultare ufficialmente per «non far irritare Rotondi, la Mussolini e gli altri». Spiega: «Non voglio giustificare nè a voi nè a me stesso di aver ricevuto 2 milioni in nero, ho commesso un reato… Li ho ricevuti… Non mi domando perchè Berlusconi affidasse al dottor Lavitola la pratica di consegnarmi le tranche di denaro». E precisa: «L’importo era stato concordato… Avevo detto al presidente Berlusconi che mi sarebbero serviti 3 milioni… Ho ricevuto 2 milioni di euro in contanti da Lavitola a tranche di 200/300mila euro alla volta, nel 2007… Li ho versati in contanti sui miei conti avendo debiti fino al collo».
Il «sinallagma corruttivo Berlusconi-De Gregorio-Lavitola» per i pm di Napoli è provato anche dalle dichiarazioni rese in tre interrogatori diversi, datati 28 e 29 dicembre 2012 e 7 gennaio 2013, dell’ex senatore e presidente della Commissione Difesa dell’allora governo Prodi. «De Gregorio – scrivono – non solo ammette di aver ricevuto da Berlusconi, tramite il Lavitola, 2 milioni di euro in nero e in contanti in diverse tranches, ma pone altresì in stretta e inequivocabile correlazione al ricezione di tale denaro con l’adozione da parte sua di ben determinati e individuati atti»