First lady alla cinese, ma la parità è ancora lontana

Soft power di Pechino e canone occidentale

«Le donne sostengono la metà del cielo» aveva detto Mao Zedong rendendo celebre un antico proverbio cinese. In un’altra occasione aveva spiegato: «tutto quello che sanno fare i compagni, possono farlo anche le compagne». Ma sembra proprio che a trent’anni dalla fine del maoismo le donne cinesi stiano perdendo terreno anziché guadagnarlo. Anche per questo ha fatto notizia il fatto che la moglie del neoeletto presidente della Repubblica popolare cinese lo accompagnerà nel viaggio ufficiale a Durban, dove Xi Jinping è chiamato a partecipare al meeting dei Brics, le economie emergenti.

Alcuni funzionari dell’establishment cinese che hanno preferito rimanere anonimi lo hanno rivelato al Financial Times. Peng Liyuan, così si chiama la moglie del Presidente, sarà forse la prima first lady cinese come comunemente la intendiamo in Occidente e questo potrebbe essere il primo passo della nuova leadership per costruire un diverso “soft power” del Paese.

Peng Liyuan, in effetti, era famosa ben prima che il marito arrivasse ad occupare il vertice dello Stato-Partito. È una cantante folk sulla cinquantina, piuttosto nota in Cina fin dall’inizio degli anni Ottanta, quando divenne un soprano molto amato per la sua resa vigorosa di canzoni popolari e patriottiche cinesi. Ha sposato Xi Jinping nel 1987 ed è poi diventata presidente dell’Accademia di Belle Arti dell’esercito Popolare di Liberazione, un grado equivalente a un generale di divisione. Negli anni ha partecipato a diversi Galà di fine anno della televisione di stato Cctv, lo show che vanta più telespettatori in tutto il mondo. Ma da un anno a questa parte, ovvero da quando il marito è diventato sempre più importante nelle gerarchie del Partito comunista cinese, si è fatta da parte per non intralciare l’ascesa dello sposo.

Ora che Xi Jinping si è insediato sembra tornare alla ribalta, ma in maniera differente. Il suo nuovo ruolo di first lady, le permetterà di fare quello che spesso sono chiamate a fare le mogli dei presidenti americani, ovvero espandere e umanizzare il consenso del proprio sposo. Una delle tre fonti che hanno parlato con il Financial Times, infatti, ha dichiarato che all’incontro di Durban «farà un’apparizione indipendente e che proprio così aiuterà a costruire il soft power cinese».

Se fosse confermato, sarebbe l’ennesima differenza di stile dell’attuale presidente Xi Jinping con il suo predecessore Hu Jintao. Quest’ultimo infatti non si è mai esposto più dello stretto necessario e ha tenuto la sua vita privata completamente al riparo dagli sguardi dell’opinione pubblica. La notizia è anche un’occasione per fare luce sull’imbarazzante situazione di squilibro tra i due sessi nei gangli del potere della seconda potenza economica del XXI secolo. Nel nuovo Politburo a 25 seggi, siedono solo due donne, rispettivamente la quinta e la sesta donna a occupare un posto tanto in alto nella piramide politica dalla fondazione della Repubblica popolare. Sono Liu Yandong, figlia di un viceministro dell’agricoltura dei tempi di Mao e politicamente vicina all’ex presidente Jiang Zemin, e Sun Chunlan, protetta del presidente uscente Hu Jintao e recentemente appuntata a segretario di Partito della municipalità di Tianjin.

Per entrambe, comunque, si può già pronosticare che da questo punto in poi non avranno una carriera semplice. Dal 1949, anno di fondazione della Repubblica popolare, infatti nessuna donna si è mai seduta nel gruppo ristretto del Comitato permanente del Politburo (il gotha, attualmente a sette seggi, del Partito comunista cinese). L’altra grande donna della politica cinese è stata Wu Yi, la “lady di ferro” che ha condotto i negoziati per l’ingresso della Cina nel Wto. Anche lei è arrivata a sedersi tra i 25 del Politburo e addirittura ad occupare la carica di vicepremier ma, nonostante la protezione dell’ex premier Zhu Rongji, non gli è mai stato consentito di accedere all’ultimo gradino della piramide politica cinese: il Comitato permanente del Politburo.


Nel Partito comunista più grande del mondo, le quote rosa sono minime a tutti i livelli. Non c’è nessun ministro donna dal 2005, quando la stessa Wu Yi lasciò la direzione del ministero della Salute. E in sessant’anni di comunismo solo sei donne sono salite alle più alte cariche regionali, quella di segretario di Partito o di governatore. Inoltre, solo il 21 per cento dell’Assemblea nazionale del popolo, il “parlamento” cinese, è donna. Addirittura un punto percentuale in meno rispetto al 1976, l’anno della morte di Mao. 

Fa ancora più impressione prendere in considerazione gli 83 milioni di iscritti al Pcc. Anche qui, solo il 23 per cento delle tessere appartiene a una donna. E se si pensa che le minoranze etniche, l’8 per cento della popolazione cinese, rappresentano il 7 per cento dei tesserati è chiaro quanto sia difficile per una donna cinese entrare in politica e quanto pertanto sia giustificato il clamore che ha destato l’elezione di Fu Ying a portavoce dell’Assemblea nazionale del popolo.

È la prima volta in sessant’anni che un corpo politico a così forte concentrazione maschile lascia un incarico di cotanta rilevanza a una donna. 
«Nell’ultimo decennio ci sono stati dei miglioramenti» – spiega Tamara Jacka ricercatrice dell’Australian National University ed esperta di politiche di genere in Asia. «Ma solo ai livelli bassi e medio bassi della struttura politica». La ricercatrice denuncia «una chiara discriminazione di genere che il governo cinese non ha ancora affrontato» e sostiene che «non c’è nessuna dato che ci permette di pensare che le politiche di genere cambieranno in un futuro prossimo».

Precedenti illustri
Non che non ci siano mai stati personaggi politici femminili di rilievo nella storia moderna cinese. Oltre a quello che si auspica per Peng Liyuan, la Cina ricorda altri due esempi di mogli che hanno avuto un ruolo importate nella vita politica dei mariti. Sono Soong May-ling, moglie del fondatore della Repubblica cinese Chiang Kai-shek, che durante la seconda guerra mondiale aiutò il marito a trovare l’appoggio economico e politico degli Stati Uniti e Jiang Qing, la quarta moglie di Mao Zedong tristemente nota per il suo ruolo nella Rivoluzione culturale e nella famosa Banda dei Quattro che devastò la vita politica del paese e segnò la fine del maoismo.
Peng Liyuan ha dalla sua che era famosa prima e più del marito. Ed è sicuramente più abituata di lui a reggere la scena. Quando Xi Jinping divenne noto nel mondo politico cinese, non furono pochi a sottolineare in maniera sarcastica come fino a quel momento fosse conosciuto solo come “marito di Peng Liyuan”. E, narra la leggenda, pare che lui non ne fosse affatto contrariato.

Il marito di Peng Liyuan
Si racconta come diversi anni fa un giornalista britannico impegnato a scrivere una biografia sul vecchio leader cinese Jiang Zemin – il presidente che ha fatto entrare la Cina nel Wto – avesse bussato alla porta dell’attuale presidente per raccoglier le sue opinioni. L’allora politico di secondo piano Xi Jinping aveva mostrato al giornalista una foto di Jiang con alle spalle un coro in cui spiccava la figura di una donna in divisa, tutta tesa a intonare un inno patriottico. «Sa chi è questa donna?», avrebbe chiesto Xi Jinping al giornalista. E poi, senza attendere una risposta, avrebbe aggiunto: «È mia moglie!».

Ora di fatto il nuovo presidente avrà modo di sfoggiare sua moglie costruendosi così il profilo di un leader moderno e più vicino agli standard occidentali. I commentatori politici dell’ex Impero di mezzo, infatti, hanno già notato dalla sua intolleranza per la burocrazia e dalla sua propensione a prendere decisioni una discontinuità con il passato. E in mancanza di politiche specifiche, dare un ruolo di primo piano alle poche donne presenti nel corpo politico, potrebbe essere un segnale forte. Non solo per la politica, ma per la società contemporanea. E chissà, forse un giorno sarà la stretta di mano tra Peng Liyuan e Michelle Obama a pacificare il nuovo ordine mondiale.